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Testate (al muro)

Ho cambiato l’immagine di testata del mio blog.

La foto che c’era fino a due giorni fa era suggestiva, personalmente ne sono sempre stata orgogliosa, ma un po’ troppo malinconica. E direi che di malinconia ho fatto abbastanza il pieno, in questi mesi, per infliggermela anche da me stessa ogni volta che entro “in casa mia”.

Così ho scelto Campo Imperatore, con tanto di cieli azzurri e scorcio di Cinquecento. Peccato che la wordpress-neve che viene giù da qualche giorno nel blog non possa davvero posarsi sulle mie montagne, che innevate ormai cominciano a esserlo davvero.

Certo, direte, la malinconia però te la vai a cercare. La mia macchina, le mie montagne, la mia ultima estate all’Aquila, prima che tutto cambiasse. E avete ragione.

Se poi aggiungiamo che l’8 dicembre ho dovuto assistere da lontano (e per fortuna c’è facebook, certe volte!) alla riapertura del locale più amato e prezioso dell’Aquila, quando mi sarebbe bastata una buona macchina e un paio d’ore in più per essere anche io lì, con il bicchiere in mano… mi stupisco di come non abbia ancora il groppo in gola.

In effetti ce l’ho ancora, ma sono anche contenta per tutti quelli che c’erano… forse loro sono riusciti a mandar giù un po’ di quel  groppo con un buon sorso di montepulciano d’abruzzo.

prepari  una sacca di libri da regalare al Bibliobus. Una volta lì decidi di prendere pure un libro in prestito. Chiedi all’impiegato dove puoi depositare i libri in regalo mentre intaschi l’altro. Sistemi con cura tutti i libri nella cassetta vicino all’uscita, saluti, corri in ufficio. Guardi in borsa per dare un’occhiatina al libro appena preso in prestito.

Realizzi che lo hai sistemato con cura nella cassetta del Bibliobus.

Imprechi.

 

Oppure quando…


sei sulla porta di casa, stai uscendo, cerchi le chiavi della bicicletta e realizzi che non sono in tasca, non sono in borsa, non sono in casa. Scendi le scale, esci dal portone e vedi la tua bicicletta saldamente legata al palo. Il mazzo di chiavi penzola sornione dalla catena più piccola e ti ammicca come a dire: finalmente sei venuta a prendermi, porca la miseria, sono DUE GIORNI che ti aspetto.

Imprechi (tra i sospiri di sollievo).

 

Per non parlare di quando…


fai un casino della madonna per scoprire in che seggio devi andare a votare per le primarie. Tiri fuori il vecchio certificato elettorale e il documento che certifica il cambio di residenza, li metti in una bella bustina per non perderli. Ti prepari: borsa, guanti, cappello e sciarpetta che sono le sette di sera e in bici fa fresco. Lasci a casa un uomo paziente che promette di piantarti chiodi sui muri e appendere quadri in tua assenza e te ne vai alla sede designata.

Cazzo quanta fila. Ti metti in coda, ti fumi una sigaretta e intanto pensi “guarda lì la gente che siamo a mezz’ora dal seggio e già si è preparata in mano il certificato… vabbè dopo la sigaretta lo faccio pure io… ecco, l’ho messo qui… o forse qui… magari in questa tasca… MAPORCOILCLERO!”

L’hai lasciato a casa.

Imprechi (mentre chiami l’uomo paziente che, da par suo, prende la macchina e ti porta il certificato giusto in tempo per il voto).

Se avessi una tenda, io ci andrei in piazza, sabato prossimo.

Se non sapessi che ci sarei soltanto io, in piazza sabato prossimo, lo farei.

Se riuscissi a credere che farlo possa contribuire in qualche modo cambiare la disperante situazione che giorno dopo giorno si dipana sotto i miei occhi impotenti, sarei lì.

Ma so che non servirebbe a nulla: niente eco mediatica, niente ritorno di attenzione. Niente, se non a dimostrare a me stessa che ci sono, che anche da lontano io “partecipo”, combatto. Ben altro ci vorrebbe… e io ci ho messo dei mesi a far pace con l’idea che non posso cambiare un bel niente. Come sapete bene, se passate di qui a leggere ogni tanto, io non ho altro che le parole.

Però mi piacerebbe tanto avere una piazza e una tenda e qualcuno seduto a terra insieme a me, a parlare. Vi direi: benvenuti, accomodatevi qui vicino a me, c’è tanto spazio. E poi vi parlerei.

Vi leggerei dei brani di quello che considero l’unico libro che valga la pena di leggere, per il momento, su quello che è accaduto il 6 aprile e sentirei cosa ne pensate.

Vi chiederei se siete mai stati all’Aquila, o se ne avevate mai sentito parlare, prima di quella notte schifosa, e ascolterei i vostri racconti.

Vi parlerei di cosa succede laggiù in questi giorni, vi chiederei di dirmi cosa sentite voi e cosa pensate, per capire se il mio dolore e la mia rabbia inestinguibile sono solo reazioni eccessive, emotive, viscerali. Domanderei a ciascuno di voi dove raccoglie le sue informazioni, quali voci vorrebbe ascoltare, come costruisce nel tempo la sua opinione in merito.

E poi, dopo avervi offerto un sorso di genziana o di Montepulciano d’Abruzzo per sopportare meglio il freddo, vi parlerei di quella città piccola e sempre uguale a se stessa, in cui sembrava che niente potesse cambiare. Vi porterei a spasso per  i vicoli e le piazze, le associazioni, i teatri, le cantine, le università: i luoghi in cui l’aquila era viva davvero, e noi con lei.

Vi reciterei i detti aquilani e vi canterei le canzoni volgari in dialetto, io che il dialetto non l’ho mai parlato. Vi dipingerei con le parole ogni luogo che non c’è più, ogni usanza, ogni tradizione, ogni cosa che rende L’Aquila ancora una città, un luogo reale, e non un cumulo di macerie in abbandono. Vi racconterei degli aquilani e della loro allegria, ma anche di quanto possono essere chiusi e testardi, di come quella mentalità borghese e provinciale ha fatto allontanare negli anni tanti di noi.

E di come, nonostante questo, tutti quelli che sono andati via guardino ancora ogni giorno l’orizzonte dalla propria finestra, cercando inutilmente il profilo familiare delle montagne di casa.

Cose buone di oggi:

  • la luce che al mattino entra dalla finestra in cucina mentre faccio colazione (ok, è cosa di tutti i giorni da quando sono nella casa nuova… ma è così bello non averci ancora fatto l’abitudine);
  • l’invito a Google Wave trovato nella posta quando ho acceso il computer: perchè avere GW è divertente, ma avere un personal web trainer che ti ci accompagna per mano a giocare è priceless;
  • la GeekGirlDinner a cui andrò stasera, in cui spero di poter ringraziare di persona Sara, Semerssuaq e lalui per i preziosi consigli su un certo acquisto;
  • è venerdì.

Le cose meno buone di oggi:

  • il lavandino della cucina che fa contatto con il bidet in bagno, con un effetto a volte ritornano che non è per niente piacevole;
  • il misterioso caso delle calze scomparse: le autoreggenti, i collant colorati, le parigine… tutta la scatola è sparita. Se è vero che “la casa nasconde ma non ruba”, come dice mia nonna, voglio sperare che si stanchi presto del gioco e me le restituisca prima che l’inverno sia finito;
  • l’e-mail dalla collega account con allegati 10 file word, 1 cartella zip e 1pdf, e il testo che dice: “vengo a trovarti e te ne parlo…” (sono soprattutto i puntini di sospensione che mi spaventano).
  • il venerdì lavorativo non è ancora finito.

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