Archivi categoria: la sportina del fine settimana

piccola playlist di pronto intervento [o di musica e uomini che mi mettono il sorriso addosso]

I capelli rossi di Ryan Melia che gioca con le Misheard lyrics

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La voce di Joey Burns che canta Black Heart accompagnato dalla Radio Symphonieorchester di Vienna. [e le parole con cui la introduce].

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La calma olimpica di Seth [ops!] Scott Avett, che va avanti inesorabile a suonare Just a closer walk (with thee) nonostante le proteste della figlia.

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Lo sguardo di Nick Cave, quello che ti pianta negli occhi – sì, proprio a te – mentre canta (se poi cantare è la parola giusta) From Her to Eternity, come se fosse una strana sorta di rituale collettivo. [sì, sono rimasta parecchio coinvolta da questo ultimo live, lo confesso].

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Il sorriso di Glen Hansard mentre grida “put your phones away!” circondato dal pubblico del Carroponte. E Say it to me now. E i capelli rossi. E la chitarra scorticata…

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E naturalmente David Tennant e la sua faccia da ragazzino soddisfatto mentre canta I’m Gonna Be (500 Miles) con il cast di Doctor Who [e con The Proclaimers. Ditemi voi se non è a d o r a b i l e. Io lo adoro. Letteralmente]

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[Va bene. Va bene. Prima che lo diciate voi. "il sorriso addosso" è un eufemismo]

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Camminavamo senza cercarci, eppure sapendo che camminavamo per incontrarci (cit.)

Ya para entonces me había dado cuenta de que buscar era mi
signo, emblema de los que salen de noche sin propósito fijo,
razón de los matadores de brújulas.

[A quel punto mi ero accorto che cercare era il mio destino,
l’emblema di coloro che escono la notte senza alcuna precisa intenzione, lo scopo degli assassini di bussole.
Trad. di Flaviarosa Nicoletti Rossini]

Io lo so quando comincia “quel punto”. Magari non il giorno esatto, certo, ma ricordo e rivedo l’età e la città e le sensazioni di quel darse cuenta. E di come è stata la mia vita da allora; non che sia stata chissacché ma in un certo senso, come dire, è diventata “mia”. Di più. .

E voi, voi ce lo avete un momento così?

Non so che persona sarei stata se non avessi letto quella frase. Probabilmente la stessa, solo senza le parole perfette per dirlo. (Mentre posso dire con assoluta certezza che se non avessi incontrato Julio Cortázar sulla mia strada oggi non sarei la Maura che conoscete. è un male, è un bene? non so, prendetevela con lui. tanto è morto).

Comunque: è molto tempo che io e Julio e i matadores de brújulas andiamo in giro insieme. Tanto che a un certo punto siamo arrivati qui e se questo blog non si chiamasse come si chiama in onore all’altro mio caposaldo esistenziale ora trovereste dei cronopios sulla testata.

Molto tempo, sì. E altrettanto ne è servito prima che decidessi il come, il dove e il quando. Ma adesso il momento è arrivato e per la fine della settimana io e Julio e i matadores de brújulas ce ne andremo a spasso insieme, in senso letterale.

Sul mio piede destro, per la precisione.

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Grazie Editorial Alfaguara. Io se fossi voi vorrei proprio aprire il link.

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un mondo che ci faccia ridere

[Ci sono concerti che ti esaltano, ti fanno male, ti avvolgono,  ti annoiano... E poi ci sono quelli che semplicemente ti fanno bene.]

DUOPaolo Benvegnù e Andrea Franchi, da soli sul palco, chitarra e batteria, un concerto di quelli intimi e divertenti e semplici e forti, di quelli che ti verrebbe voglia di andare a stringerli un po’ quando è finito e loro due sono davanti al pubblico che applaude, abbracciati, e ti ritrovi a considerare che Benvegnù potrebbe benissimo essere la custodia di Franchi, e che quanto ti piacerebbe portarteli a cena fuori e chiacchierare davanti a un bicchiere di vino, perché sai che ci sarebbero tante risate e sorrisi e sempre musica nell’aria.

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[Poi uno dei due te lo porteresti volentieri anche a casa... ma quella è un'altra storia]

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Music is my radar

Oggi per me è venerdì. Questa settimana va così, e va molto bene.
Fischietto in modo inarrestabile (per la gioia dei miei colleghi). Fischietto da stamattina, passando allegramente dai riff del FFContest alla lineup che ascolterò a partire da domani.

Grande varietà, devo dire…forse troppa. Ma la varietà è una delle cose più preziose che abbiamo, insieme alla curiosità, la leggerezza e la voglia di sorridere, sempre, ai viaggi.

Domani volo a Barcelona, che non è solo il Primavera Sound, non è solo le amiche che mi hanno convinta che alla mia età posso ancora reggere i ritmi di un festival, non è solo il primo pizzico di vacanza di questo 2013. Barcelona è la Spagna in cui non torno da troppi anni, è una persona che non ho mai visto in vita mia che mi aspetta per una birra, è il ricordo di una serata passata seduti al centro di una piazza, di una piantina pronta da fumare affacciata al sole di un balcone, è tornare a mettere un altro anello a quella catena che mi piace così tanto indossare.

[E a proposito di viaggi, sarà un segno se proprio oggi Google mi ha "ammessa" a scoprire le gioie del nuovo Maps?]

The new Google Maps

Io vado eh, ciao.

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