Archivi tag: sogni

(It’s not war) just the end of.

Stanotte ho sognato che andavo dal parrucchiere perché il giorno dopo mi aspettava una terribile battaglia, di quelle da cui sai che forse non si torna. E sai com’è, bisogna andarci in ordine. Una volta lì scoprivo che, per il giorno dopo, mi avevano “fissato” anche un’altra battaglia, e così non sapevo più come fare per partecipare a entrambe.
Ma in tutto questo la mia preoccupazione vera era che mi ero dimenticata di chiedere le ferie in ufficio per andare in guerra.

Si intuisce che tra quattro giorni torno al lavoro?

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waking up the neighbours

Waking Up The Neighbours1. “Come faccio a sapere che mi vogliono bene per quella che sono, e non perché sono famosa?”

2. “Sei l’errore più bello della mia vita…. che carino, no?”  – “Ma se sei un errore…” – “Sì, ma è carino. No?”

3. “Un ragazzo che non riesce a innamorarsi, ecco. Mi piace. Un ragazzo che non è più capace di amare, da anni”

Non sono pazza: è che non ho dormito.

Queste sono alcune delle perle della conversazione che si svolgeva al di là della parete della mia stanza.
Alle quattro del mattino
Con il sottofondo di un r&b contemporaneo di merda, per giunta.

Ragazze. Suppongo giovani. Temo che cercassero (l’orrore, l’orrore) di scrivere una canzone. Simpaticamente impermeabili ai miei pugni tirati al muro per ben due volte.

Alla fine mi sono abbandonata alla rassegnazione e piano piano sono scivolata nel sonno. Il ragazzo che non riesce a innamorarsi  forse poi l’ho anche sognato.

E l’ho riempito di sberle.

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upon a falling star

Nel 2003 ho lasciato L’Aquila per andare a vivere a Crema. Felice e innamorata, ero sicura di avere di fronte l’inizio di una nuova fase della mia vita: una fase bella e, possibilmente, duratura. Avevo fatto progetti, insomma.

Qualche giorno prima della partenza, ricevetti queste in regalo da Carlo. Carlo è un mio amico: o meglio, è un caro amico della mia più cara amica e io al tempo lo conoscevo appena. Lo conoscevo dalle parole di Fabiana, dai suoi racconti, da qualche breve incontro in compagnia.

Le stelline erano dentro un vaso, se ricordo bene: una di quelle decorazioni che si trovano in tante case (sebbene una casa come quella di Carlo non sia cosa facile da trovare altrove). Lui ne prese una manciata e me la diede, con un abbraccio e l’augurio che tutti i miei sogni si avverassero. Un gesto così spontaneo e delizioso che quasi mi misi a piangere.


La mia vita poi è andata in modi che mai avrei immaginato. Molte delle cose che allora desideravo adesso non le vorrei per niente al mondo; tante cose che sono successe mi hanno fatta soffrire, ma mi hanno resa la persona che sono ora: più forte, più serena, più “dritta”, come dice auro. Le stelline sono rimaste con me, da Crema a Milano, di casa in casa. Oggi ho deciso che era ora di lasciarle andare: ho altri sogni e altri futuri in mente e non voglio appenderli a nessuna stella.

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La strana arte del sogno (reprise)

La scorsa notte ho sognato che sfogliavo il quotidiano, guardando i programmi della tv e scoprivo che c’era il Festival di Sanremo e che quella sera era prevista una mia esibizione canora.

Io

cantavo

in duetto

con Mal dei Primitives.

Cosa c’è di sbagliato in me?

 

***

PS: nel corso del sogno, dopo essermi fatta venire una crisi isterica e un attacco di pianto al telefono con la mia ex docente di dottorato di letterature comparate (!) scoprivo che a iscrivermi a questa prodezza era stata la mia amica Elena (!!). Stranamente non la uccidevo, anzi ne apprezzavo le intenzioni: era per farmi “tirare fuori” quello che mi tengo dentro (!!!). Il sogno finiva con me che discutevo con una psicoterapeuta di come i media hanno affrontato la strage di Denver.

Qualcuno mi aiuti

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esci da questo sogno!

Adesso parliamo di sogni.

Non so voi, ma io ho l’abitudine di inglobare nei miei sogni quello che le mie orecchie ascoltano nel dormiveglia. Proprio come i personaggi dei film.

Io faccio sogni popolati da persone che parlano con la voce della radio, perché la uso come sveglia da quando sono ragazzina.  Mi piace farla partire prima dell’ora in cui dovrei alzarmi, per ascoltare un po’ di musica, poi ne ho un’altra – il cellulare – che mi dice che “adesso ti devi proprio alzare”.

Ma nelle radio che mi piacciono non c’è solo musica. Cosi succede che dormiveglio, magari sogno che ballo sulle note di una canzone (o la suono, addirittura), e all’improvviso arriva mia mamma che mi consiglia preoccupata di non prendere la A1 in direzione Bologna perché ci sono 3 chilometri di coda causa rovesciamento di un mezzo telonato [un tempo avevo la sveglia su radio2 con annessa ondaverde]. E a me sembra perfettamente naturale. Io le rispondo, le dico mamma non ti preoccupare, vedrai che non sarà peggio delle forti raffiche di vento sull’A24 tra Assergi e Colledara.

Questa cosa mi diverte, a volte vengono fuori situazioni decisamente surreali.

Stamattina però no. Già il sogno era abbastanza sgradevole, con una riunione di lavoro nel cesso di un hotel con tanto di tende rosse in stile “incubo dell’agente cooper in Twin Peaks“.  Ci mancava solo l’incursione di quella sciamannata della mamma del mio ex che si lamenta con me delle centrali nucleari in Finlandia e degli estremisti indu che bruciano le chiese, come se fosse colpa mia.

E tutto perché la seconda sveglia non ha suonato e io ho continuato a dormire sulla rassegna stampa di radiopopolare. Un risveglio difficile.

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imprevedibili conseguenze dell’avere zuppa a cena e alieni in televisione

Ieri sera ho cucinato una zuppa. Non lo facevo da secoli, perché sono pigra e poi a casa non ci sto quasi mai. Ma ieri sera avevo proprio bisogno di una serata “letto, coperta sulle spalle e scodella fumante sulle gambe”. Così ho fatto la zuppa. Fumante e buona.

Ieri sera ho fatto anche un po’ di zapping in tv e ho scoperto che esiste The invasion, il cui unico pregio, credo, è quello di avermi ricordato quella pietra miliare che è L’invasione degli ultracorpi. Così mentre saltavo da un canale all’altro, in testa rivedevo i baccelloni.
Poi, visto che  – come diceva qualcuno che ne sapeva – qualche volta sogno, perché so sognare, stanotte ho sognato.

Che ero in una città semidistrutta e abbandonata (strano, no?) e c’erano i miei amici e pioveva a dirotto ed era capodanno e non facevamo altro che cucinare o andare in giro da una parte all’altra della città. C’era tutta questa gente e io a un certo punto capivo che erano baccelloni e dovevo bruciarli con il fuoco. Ma invece di essersi sostituiti ai miei amici, i baccelloni erano proprio dei doppioni (il che rendeva il sogno ancora più affollato) uguali uguali agli originali. Così quando incrociavo qualcuno dovevo trovare il modo per capire se era un amico vero o un amico-baccellone e alla fine eravamo a tavola e io capivo che dovevo ammazzare il baccellone gigi perché stava mangiando la zuppa con il cucchiaio.
Poi mi sono svegliata.

Stasera vado a vedere Avatar, che mi consigliate per cena?

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stanotte ho sognato il terremoto

Stanotte ho sognato il terremoto (non lo avevo mai sognato, il terremoto). Stamattina al risveglio mi è tornato in mente il sogno e insieme a lui un senso di vaga inquietudine, mista al ricordo della mattina del 6 aprile.

E in quel momento la radio ha detto “devastante terremoto” e per un millesimo di secondo mi si è fermato il cuore.
Poi (e mi dispiace enormemente per la popolazione di Haiti, e mi vergogno) ha ripreso a battere.

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