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Cose che succedono quando rispondi al telefono alle 9 del mattino

Che Gigi ha vinto questo concorso della Durex in realtà lo sapete tutti, almeno chi mi conosce personalmente e socialcosamente. E sapete pure che il premio ci porterà in Islanda, a giugno.

Quello che non sapete è che ieri mattina me ne stavo bella tranquilla a sorseggiare il mio caffè, cercando di dare un senso alla giornata lavorativa, quando il mio telefono ha squillato inopinatamente.

[tranquilli che le due cose hanno un senso, insieme, se continuate a leggere]

Vi sembrerà niente, il cellulare che squilla alle nove del mattino. Ma a me di mattina non telefona mai nessuno*. Tra l’altro di norma tengo la suoneria spenta in ufficio e difficilmente rispondo se il numero è nascosto.

Ma ieri no. Ieri ho risposto e dall’altra parte del filo c’era il Ruggito del coniglio.

È stato Gigi, ovviamente. Il maledetto. Me lo immaginavo che se la rideva mentre io cercavo di dissimulare davanti ai miei colleghi e cercavo di infilare la porta con disinvoltura. Quando sono tornata alla mia postazione, infatti, l’ho trovato che sghignazzava su g-talk.

Non so se ci crederete, ma io non mi sono ancora riascoltata, perché mi fa un po’ impressione. Ma se voi siete curiosi, potete cliccare qui e ascoltarvi i miei 4 minuti di gloria

[stasera metterò qualcosa di più pratico e tecnologicamente avanzato, prometto]

E comunque l’ho maledetto, in un primo momento, ma poi no. Perché mi ha fatto morire dal ridere in una mattina davvero di merda. (E anche per un’altra cosa che non vi dirò ma che date retta a me, è importante).

*a parte mia madre quando sogna che sono morta e mio padre l’altro giorno perché aveva sentito alla radio che a Milano c’erano gli “allagamenti” e si è preoccupato.
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esci da questo sogno!

Adesso parliamo di sogni.

Non so voi, ma io ho l’abitudine di inglobare nei miei sogni quello che le mie orecchie ascoltano nel dormiveglia. Proprio come i personaggi dei film.

Io faccio sogni popolati da persone che parlano con la voce della radio, perché la uso come sveglia da quando sono ragazzina.  Mi piace farla partire prima dell’ora in cui dovrei alzarmi, per ascoltare un po’ di musica, poi ne ho un’altra – il cellulare – che mi dice che “adesso ti devi proprio alzare”.

Ma nelle radio che mi piacciono non c’è solo musica. Cosi succede che dormiveglio, magari sogno che ballo sulle note di una canzone (o la suono, addirittura), e all’improvviso arriva mia mamma che mi consiglia preoccupata di non prendere la A1 in direzione Bologna perché ci sono 3 chilometri di coda causa rovesciamento di un mezzo telonato [un tempo avevo la sveglia su radio2 con annessa ondaverde]. E a me sembra perfettamente naturale. Io le rispondo, le dico mamma non ti preoccupare, vedrai che non sarà peggio delle forti raffiche di vento sull’A24 tra Assergi e Colledara.

Questa cosa mi diverte, a volte vengono fuori situazioni decisamente surreali.

Stamattina però no. Già il sogno era abbastanza sgradevole, con una riunione di lavoro nel cesso di un hotel con tanto di tende rosse in stile “incubo dell’agente cooper in Twin Peaks“.  Ci mancava solo l’incursione di quella sciamannata della mamma del mio ex che si lamenta con me delle centrali nucleari in Finlandia e degli estremisti indu che bruciano le chiese, come se fosse colpa mia.

E tutto perché la seconda sveglia non ha suonato e io ho continuato a dormire sulla rassegna stampa di radiopopolare. Un risveglio difficile.

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la radio e le vergini

[la conclusione e il vero senso di questo post sono comprensibili solo ad alcuni, chiedo scusa]

mi sveglio al mattino, di buon’ora. La radio è accesa, come sempre su Radio2. Ascolto L’altrolato e a un certo punto arriva un ospite che parla della sua ricerca. Sta studiando le vergini consacrate.

Spiega chi sono, come vivono, che tipo di scelta hanno fatto. Che sono consacrate di loro volontà, un vero matrimonio con il proprio Dio, e che mantengono la propria verginità – ma anche il proprio stile di vita –  senza alcun cambiamento, all’interno del “mondo normale”.

Che l’unico segno esteriore che le caratterizza è un anello che portano là dove andrebbe la fede nuziale. Che non rinunciano alla propria femminilità, si curano nell’aspetto (ecco…forse non proprio tutte).

…e noi che la chiamavamo suora laica! Bisogna aggiornarsi, gente. Chiamare le cose con il proprio nome.

E comunque, sappiate che c’è un sociologo che va in giro per Milano per conoscerle e intervistare sia loro sia le persone che  – consapevolmente o meno – vivono vicino a loro.

Potrebbe capitare anche a voi.

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