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hey now, hey now

Immagine: Litchis, Romain Decker on Flickr [CC BY-NC-ND 2.0)9]

ho sognato

una casa dall’altra parte del mondo. buffa e su un sacco di livelli diversi.

dei lavandini multipli, somiglianti a enormi cartoni delle uova, con acquarelli e tempere tutto intorno. nel bel mezzo di una stanza.

una vecchia amica trovata lì per caso e un enorme album di foto, che chissà perché ho portato in viaggio. forse per lei.

un pandoro alla marmellata di litchis, servito a colazione insieme a fragole giganti.

un giro in barca su un canale, anche se la città dove mi trovo un canale non ce l’ha, poi un’auto che guido fingendo di sapere dove sto andando, un teatro in cui mi fermo a chiedere biglietti, ma è tutto esaurito. peccato.

un sorriso che non vedo da tanto tempo. e che un po’ mi manca.

ho anche sognato che era un sogno. mi rovino sempre tutto il divertimento da sola

[Colonna sonora consigliata: qui. Immagine: Litchis, Romain Decker on Flickr – CC BY-NC-ND 2.0]

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the owls are not what they seem [cit.]

Ho sognato che il mio ufficio era diventato una specie di centro benessere futuristico, con enormi capsule trasparenti con dentro sauna, idromassaggio… computer e documenti.

In una delle capsule – che sapevo essere di una collega che non lavora più qui – c’erano un cane e un gatto che avevano strappato, mangiato e sparso in giro tutti i fogli e ci fissavano con aria di sfida.

Mentre andavamo in giro per l’ufficio in accappatoio c’era una signora che ci chiedeva di assaggiare dolci e macedonie di frutta e di darle un parere: sono più adatti da servire a colazione o come dessert?
[Uno era divino, sul serio. è commovente e inquietante che la mia mente possa produrre una sensazione di gusto così perfetta, senza che esista davvero]

C’era anche una mia amica, che non vedo da un po’ e che sta passando un periodo un po’ complicato, che doveva prendere un treno. Io la accompagnavo ma invece che in stazione finivamo in un appartamento che era il set di un video con una strana performance teatrale/musicale in cui – indovina un po’ – c’era posto per noi come comparse: io avrei dovuto stare vicino a uno specchio e pettinare qualcuno (o me stessa?).

Nel cortile dietro il set i muri di cinta erano pieni di scritte: messaggi, commenti e qualche insulto, rivolti a noi. Un po’ ci rimanevo male, un po’ mi facevano ridere. Al ritorno il mio ufficio era fatto di camere d’albergo, tutte collegate a una sala centrale in cui si servivano spritz in enormi bicchieri.

Affacciata a una finestra sul cortile (quello delle scritte) parlavo al telefono con un amico che vive in un posto parecchio lontano. Come in una perfetta conversazione in stile Lynch mi raccontava di un certo nome che stava andando di gran moda, mentre in sottofondo si sentiva una strana canzone (brutta, devo dire).

Mentre pensavo due cose insieme (“perché sto chiamando dal telefono e non via skype?” e “ma noi non abbiamo mai parlato al telefono. deve proprio essere un sogno”) è suonata la sveglia, che in questo periodo è una canzone che si chiama The Dreamer. Per dire.

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now put your hands up

Keep Calm and Put a Ring On It![c’è una sola cosa, in questo sogno, che  effettivamente potrebbe accadere nella realtà. vi lascio indovinare quale]

Stanotte ho sognato che mi sposavo. Ero lì di fronte a un tizio con una coroncina in testa (giuro) che mi diceva “sì lo voglio” e che naturalmente mi era del tutto indifferente. Un vecchio amico di famiglia che non vedo da 10 anni, per la cronaca.

E io pensavo solo a dire “ok abbiamo scherzato, adesso basta” e invece mi ritrovavo con l’anello al dito, la suocera piangente e un vecchio amore della mia vita che mi guardava da lontano come il Laureato guarda Elaine alla fine del film. E io tentata di mettermi a correre, proprio come lei.

Un attimo dopo ero in macchina con la madre dello sposo, a confessarle che a soli due giorni dalle nozze avevo deciso di annullare. Lei, senza scomporsi, mi ha detto “non c’è problema”.

E poi ha preso dalla borsa 50 euro e me li ha allungati: “Queste sono per tua madre da parte mia: dille che ha vinto la scommessa”.

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La strana arte del sogno (reprise)

La scorsa notte ho sognato che sfogliavo il quotidiano, guardando i programmi della tv e scoprivo che c’era il Festival di Sanremo e che quella sera era prevista una mia esibizione canora.

Io

cantavo

in duetto

con Mal dei Primitives.

Cosa c’è di sbagliato in me?

 

***

PS: nel corso del sogno, dopo essermi fatta venire una crisi isterica e un attacco di pianto al telefono con la mia ex docente di dottorato di letterature comparate (!) scoprivo che a iscrivermi a questa prodezza era stata la mia amica Elena (!!). Stranamente non la uccidevo, anzi ne apprezzavo le intenzioni: era per farmi “tirare fuori” quello che mi tengo dentro (!!!). Il sogno finiva con me che discutevo con una psicoterapeuta di come i media hanno affrontato la strage di Denver.

Qualcuno mi aiuti

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La strana arte del sogno (continua)

da qui

Stanotte ho sognato di condurre una diretta video in un paesino (il mio, Rocca di Cambio). In una specie di imbarazzante imitazione di un mengacci qualunque nella domenica del villaggio, annunciavo a una casalinga di mezza età che aveva appena vinto un aliscafo. Applausi, gente affacciata dal balcone, musica.

Il mio paese è a 1434 metri sul livello del mare.

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se saper sognare è un’arte, chi mi dà lezioni?

Io lo dico sempre, che un certo modo di sognare dovrebbe essere proibito.
Di notte bisogna riposare, ricaricarsi, non sognare furiosamente qualunque tipo di situazione per poi svegliarsi esausti e mentalmente disfatti.
Non va bene.
Un tempo non ero così: un tempo i miei sogni erano a tenuta stagna, intoccabili e irraggiungibili da ciò che mi accadeva durante il giorno. Aa parte i soliti incubi ricorrenti, non me li ricordavo nemmeno.
Mi addormentavo e mi svegliavo ed era meraviglioso.
E ora invece no, ogni minimo avvenimento della mia giornata – anche se si tratta di quisquilie totali – ritorna di notte con un’insistenza che comincia a diventare preoccupante.

Sogno di parlare in francese in una classe tenuta da una donna che sostiene di essere stata la mia insegnante di lingua quando feci la mia prima vacanza studio a 15 anni. Perché sto pianificando per la mia estate un viaggio studio per rafforzare il mio inglese troppo pigro.

Sogno che un mio contatto di Friendfeed mi propone in chat una cosa a tre. Perché l’altro giorno mi lamentavo – scherzando – con due amiche sul fatto che nessuno mi fa mai avances in chat.

Sogno di entrare con Gigi in un enorme palazzo in stile liberty e di fare una visita guidata a bordo di un trenino tipo montagne russe che si arrampica per le scalinate, attraversa saloni e giardini pensili e fontane per poi finire con un gran finale tipo scivolo kamikaze dell’Aquafan (e a un certo punto lo devo pure guidare io). E sapete perché? perché ieri sera parlavo con lui della possibilità di portare i miei genitori (che verranno a trovarmi tra poche settimane, per la prima volta in 4 anni) a visitare il Pirellone o il nuovo palazzo della Regione.

[sì, lo so che sembra un progetto assurdo, ma ha le sue ragioni, ve lo assicuro]

Sogno di litigare con un mio ex collega di lavoro perché si prende il furgone che ho noleggiato io e ci fa pure un incidente, lasciandomi con le gatte da pelare. Perché ieri ho letto di sfuggita un thread su ff in cui si parlava di auto a noleggio, credo.

E poi sogno che cerco di rubare a mia nonna (che incidentalmente nel sogno lavora con il mio ex collega) una bella felpa gialla con il marchio aziendale e una scritta simpatica perché non vogliono regalarmela in onore dei vecchi tempi. Forse perché ieri avevo già deciso di sfoggiare la mia splendida t-shirt gialla comprata da threadless.

Ho sognato di fare delle foto spettacolari, inquietanti e perfette, dentro il palazzone liberty (specchi polverosi, saloni, riflessi e vaghi contorni di persone). Forse perché ieri ho ricominciato a pubblicare foto su flickr dopo un secolo e mezzo di latitanza e mi è tornata la voglia.

Tutto in una notte, se non si era capito. E intanto tutto intorno c’era neve, un casino di gente e la solita impossibilità di gridare quando serve (che in sogno non ci facciamo mai mancare).

A questo punto non riesco a spiegarmi come mai non abbia sognato niente a proposito dell’abito nero comprato ieri sera (l’ho preso, l’ho preso!) e che indosserò stasera al party per i 10 anni di alfemminile.com. Visto che è l’unica cosa che al momento mi genera ansia da prestazione.

***

PS: da questa vicenda si evince anche un altro fatto essenziale: troppo friendfeed mi fa male alla salute.

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