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El mar lo cura todo

Anche se non vado propriamente al mare

Anche se non saranno esattamente giorni di vacanza

Vado in ferie. Ciao

Madrid, estate del 2006, Maura in fuga da una vita che sembra rotolare dalla parte sbagliata, in cerca di motivi per continuare, una casa a Milano – la prima – che aspetta.

E Francisco mi dice “devi andare al mare”, mi spedisce in Andalusia, da sola. Il mare.

Il blocco sul tavolo, la mano veloce che appunta quelle parole. Un sorriso.

Tieni.

(aveva ragione allora, l’ha sempre avuta. Il mare cura ogni cosa. Il mare è follia)

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Mi si nota di più se faccio un post subito dopo la Blogfest o se aspetto tre giorni e… ?

Sono talmente tante le persone che avrei voluto incontrare dal vivo e che invece ho mancato che mi chiedo cosa diavolo io abbia fatto in quei due giorni. D’altra parte il numero di persone che invece ho visto, salutato, abbracciato, conosciuto è talmente alto che non mi resta che domandarmi: ma quanti accidenti eravamo a questa Blogfest?

Non importa quante persone già conosci: se vieni con delle amiche, di vecchia data nuove che siano, tutto diventa più facile, più divertente, più festa.

Camminare sui tacchi per me è sempre stato una cosa “da matrimonio”, un esercizio riservato alle grandi occasioni e vissuto con sofferenza e un po’ di imbarazzo. La bionda Spora e il suo 12Camp hanno cambiato tutto. Ora che ho sfilato davanti alla giuria senza cappottarmi a terra e ho ricevuto anche un voto onorevole, mi sento un’altra. Ci siamo divertite, con ironia e puro gusto di condividere un gioco e una passione: è così che l’ho vissuta io, e mi è piaciuto un sacco.

La premiazione degli MBA è una cosa di una lunghezza devastante. Se fossimo stati al chiuso avrei potuto fare un sonnellino tra una premiazione e un’impacciata consegna di bottiglie. Invece eravamo all’aperto e faceva un freddo tale che a un certo punto anche lo schermo ha cercato di andar via. Se durasse almeno un’oretta in meno sarebbe perfetto, perché la cerimonia in sé è carina: le premiazioni, i sorrisi, gli applausi della gente, l’atmosfera di amicizia diffusa. Qualcosa a cui fa piacere partecipare. Magari con una coperta termica.

La cioccolata di Molengai è una cosa che ti fa dimenticare chi sei e come ti chiami, ma non il perché sei su questa terra: mangiare la cioccolata a cucchiaiate o con le dita in bocca, appunto.

Il FoodCamp e l’Aperitivo Terrone li ho persi e mi dispiace un sacco. Il primo perché siamo arrivate troppo tardi e il secondo perché non avevo portato niente per contribuire e non ho osato scroccare. A parte la cioccolata di Molengai. Ma quella non fa testo.

Azael è un poeta e io non lo sapevo. Adesso che lo so, lo seguo: perché “Citofonare e scappare” mi ha fatto venire i lucciconi di commozione e divertimento.

Dallo SwapCamp sono tornata con un delizioso paio di scarpine Camper tutte colorate, che però fanno un male boia sul tendine dietro. In attesa di trovare il modo di ammorbidirle, a chi devo dare la colpa?

Il Write camp mi ha insegnato due cose: la prima è che sono una lettrice “vecchia”. Mi piace che il libro cominci e finisca, che abbia sempre un autore e che costui, compatibilmente con l’età e i casi della vita, non debba morire troppo presto perché voglio che continui a farmi felice*. La seconda è che gli e-book si fanno particolarmente bene su Friendfeed. E che a me piacerebbe tanto farne parte, prima o poi.

Ah, ultima cosa. La Blogfest fa bene ai capelli: dopo il massaggio Kerastase le mie doppie punte sono scomparse!

***

* sono “vecchia” ma sempre curiosa, quindi la verità è che il discorso che ha fatto Mafe mi ha riempita di pensieri positivi e mi ha lasciata tutta ilusionada, nell’accezione spagnola del termine (la 3°, nello specifico).

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When you fall, get up, oh oh. And if you fall, get up, eh eh. (i miei mondiali)

Quattro anni fa, a giugno, la mia vita è cambiata, più o meno da un giorno all’altro. Cose che capitano: una relazione finita, una casa da lasciare in fretta e furia, una convivenza per la quale avevo lasciato la mia città e le mie montagne (novella Heidi) e mi ero reinventata nel cuore della “bassa”.

E quindi: cerca un posto in cui stare, porta via le tue cose, convinci tua madre che riuscirai a cavartela anche da sola in “terra straniera”, convinci te stessa che non hai appena sfasciato la tua vita. Non è che fosse proprio un bel momento.

Ma me la sono cavata, perché ho avuto una solida rete di protezione che ha attutito la caduta. Può sembrare assurdo, per me che il calcio non lo posso soffrire,  ma una delle maglie di quella rete è stato il Campionato del Mondo. Perché qualcuno mi ha presa e mi ha riempito le serate di Palacucco, birre, risate e trombette.

È allora che mi sono guadagnata sul campo il soprannome di Satana. È durante quelle serate che delle “persone” sono diventate amici, amici di quelli veri (che forse non ve l’ho mai saputo dire,  ma grazie, voi mi avete salvata).

Ho cominciato a scoprire davvero Milano, in quei giorni. Ho imparato di nuovo ad andare in bicicletta, ho ricordato i mille motivi per cui ce l’avrei potuta fare. Ho vinto molto più della Coppa del Mondo, nell’estate del 2006.

Stasera comincia la mia nuova stagione dei mondiali e festeggerò quello che ho saputo fare della mia vita in questi anni con amici, birra e empanadas. E magari tra un sorriso e l’altro tifo pure per l’Italia, vedremo.

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Guarda, sta spuntando il sole

Eh niente, pensavo che questa settimana è tutta un insieme di riflessioni, di sorprese e di cose belle che succedono. Ci mancherebbe giusto il sole, per essere contenti. E, a dire il vero, sembrerebbe proprio che anche lui ci stia facendo un pensierino.

Cominciamo con le riflessioni:

  1. devo fare più vita sociale. Ultimamente ne faccio davvero poca qui a Milano e mi dispiace. Certo, io adoro le serate casalinghe in cui sperimenti in cucina e poi ti spaparanzi a guardare Boris con un bicchiere di vino in mano, ma è inutile che mi prenda in giro: mi serve la gente, mi servono le cose da fare e da vedere, mi serve lo scambio di umanità. Cose come il Viadelcamp, di cui probabilmente sono l’ultima a scrivere, e infatti non scriverò ma prenderò in prestito le parole di Vincio, di Dania e di Mitì, sperando che non me ne vogliano.
    E come la fotopasseggiata di Libertà Digitali in cui ho chiacchierato-fotografato-sorriso-bevuto-camminiato-eccetera con persone decisamente belle. E ho fatto qualche foto a Milano come non facevo da circa un anno.
  2. MilanoMiGira
  3. Per darmi una regolata alimentare e rientrare nel guardaroba esistente (con inenarrabile sollievo per il mio portafoglio piangente) mi ci è voluta la nota del medico spedita insieme alle analisi del sangue che recita: il colesterolo è troppo alto e la glicemia pure.
    Da quel giorno di inizio aprile ho perso 3 chili e ogni mattina sospiro davanti al caffè sognando una brioche alla crema.

La sorpresa della settimana è che sono Social Media Reporter per Words World Web, un evento organizzato da quelli di Zoes all’interno di Terra Futura. Tre giornate in cui si parlerà di sostenibilità e di nuovi media. Per me significa continuare a coltivare in modo nuovo un percorso cominciato tanti anni fa, rivedere persone che mi piacciono e conoscerne di nuove. E fare quello che mi piace, decisamente.

E le cose belle che succedono… bè, quello potrete immaginarlo. Il capo mi ha dato le ferie. Si prenota, i giorni sono confermati.

SI

VA

IN

ISLANDAAAAAAAAAA

Credits: grazie a Foxarts per il titolo di questo post
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imprevedibili conseguenze dell’avere zuppa a cena e alieni in televisione

Ieri sera ho cucinato una zuppa. Non lo facevo da secoli, perché sono pigra e poi a casa non ci sto quasi mai. Ma ieri sera avevo proprio bisogno di una serata “letto, coperta sulle spalle e scodella fumante sulle gambe”. Così ho fatto la zuppa. Fumante e buona.

Ieri sera ho fatto anche un po’ di zapping in tv e ho scoperto che esiste The invasion, il cui unico pregio, credo, è quello di avermi ricordato quella pietra miliare che è L’invasione degli ultracorpi. Così mentre saltavo da un canale all’altro, in testa rivedevo i baccelloni.
Poi, visto che  – come diceva qualcuno che ne sapeva – qualche volta sogno, perché so sognare, stanotte ho sognato.

Che ero in una città semidistrutta e abbandonata (strano, no?) e c’erano i miei amici e pioveva a dirotto ed era capodanno e non facevamo altro che cucinare o andare in giro da una parte all’altra della città. C’era tutta questa gente e io a un certo punto capivo che erano baccelloni e dovevo bruciarli con il fuoco. Ma invece di essersi sostituiti ai miei amici, i baccelloni erano proprio dei doppioni (il che rendeva il sogno ancora più affollato) uguali uguali agli originali. Così quando incrociavo qualcuno dovevo trovare il modo per capire se era un amico vero o un amico-baccellone e alla fine eravamo a tavola e io capivo che dovevo ammazzare il baccellone gigi perché stava mangiando la zuppa con il cucchiaio.
Poi mi sono svegliata.

Stasera vado a vedere Avatar, che mi consigliate per cena?

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del perché (uno dei tanti) stasera sarò in piazza Oberdan, alle 21:00

Era il 1999, dieci anni fa, all’Aquila.

Lui era arrivato da poco dalla Spagna, paese che molti di noi ora guardano con invidia, ma in cui allora l’impronta cattolica dell’Opus Dei gravava pesantemente sulle vite delle persone. Il coming out per lui era stato un momento di profonda sofferenza, ma anche di grande e inevitabile maturazione.

Arrivare in Italia, nella piccola provincia montanara e chiusa, aveva significato riazzerare un percorso già lungo, già ricco. Aveva significato guardarsi intorno, aspettare, capire che era il momento di nascondersi.

Fu anche a causa di una società gretta e bigotta come quella italiana, se quella notte di settembre di 10 anni fa, in una piazza che oggi non esiste più, ci ritrovammo a piangere insieme. Lui piangeva la frustrazione del silenzio e il senso di colpa per aver “lasciato” che io mi innamorassi di lui. Io piangevo il mio cuore infranto (e infranto non è un modo di dire) ma anche  il suo dolore, che non potevo curare.

Non lo sapevamo ancora, non del tutto, ma – per usare una citazione tra le più usurate – quello era l’inizio di un’amicizia incredibile.

Stasera sarò in strada alla Prima Fiaccolata LGBT di Milano anche per lui, per la persona che più di chiunque altro mi ha insegnato cosa significano libertà, orgoglio, coraggio, rispetto, poesia.

Buenas salenas cronopio cronopio, churris querido.

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buenas salenas cronopio cronopio

Cuando el sol de Madrid me da en la cara, ojos cerrados, soy de nuevo cronopio. Me gustaria bailar contigo al ritmo de nuestros corazones.

Ecco. Se in piena mattina di lavoro, noiosa e piena di pensieri, ti piomba nel cellulare un messaggio così…che fai?

Dovresti come minimo correre a comprare un biglietto per Madrid mentre ti asciughi la lacrimuccia all’angolo dell’occhio.

Io mi fermo alla lacrimuccia, per il momento. Ma prima o poi a Madrid ci torno.

PS: se non sai che cos’è un cronopio c’è sempre tempo per rimediare.

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