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Uno dei soliti elenchi delle solite cose che hai fatto durante le vacanze

la strada verso casa (cliccaci sopra per la colonna sonora)

La strada verso casa (se ci clicchi c’è anche la colonna sonora).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. So ancora fare il fuoco e un’ottima brace, anche dopo tanto tempo. 

2. Sono ancora capace di scottarmi sulle spalle con tanto di impronta di crema solare protezione 50 a forma di mano, perché sono pigra e non mi spalmo bene. Proprio come quando avevo 15 anni. 

3. Ho scoperto che c’è almeno un’altra persona che conosce e ama il bluegrass e, soprattutto, quel paio di band che credevo fossero solo “mie”: è una scoperta che mi ha un po’ destabilizzato, ma mi sto riprendendo.

4. Ho sognato quel gran figo di Dave Grohl, e ho sognato addirittura che mi invitava a uscire con lui. E le uniche cose che riuscivo a combinare, nel sogno, erano: pensare a come dirlo a Elena senza farmi uccidere; dare fuoco alla sua stramba giacca di pelo cercando di accendere una sigaretta. 

5. C’è un parente acquisito che sostiene che nella mia famiglia abbiamo una specie di gene della maldestrezza che ci porta a inciampare, sbattere a ostacoli di ogni tipo, dimenticarci cose e lasciarci sfuggire di mano qualunque oggetto, figli compresi. Io ho riso, ahahah… poi ho pensato a me, mia sorella, mio padre, mia cugina e un paio di zii, i miei 4 nipotini di ramo paterno. E niente, mi sa che ha ragione. [cfr anche punti 2 e 4]

6. Ho stappato diverse centinaia di bottiglie di vino e servito non so quante altre bevande in tre serate di sagra in cui c’erano tra gli 8 e i 10 gradi. E tutto per sostenere la Pro Loco e per meritarmi enormi arrosti di pecora a fine serata. 

7. L’arrosto di pecora è divino. 

8. Il centro dell’Aquila animato dai Buskers e da non so quante migliaia di persone che lo passeggiano e lo vivono: una cosa da vertigine. Rifacciamolo presto. 

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“Dentro ho conservato quel poco che mi hai lasciato”

Stanotte vado a dormire stanca, piena di grigio e di pioggia, ma con un arcobaleno dentro. Stanotte vado a dormire con il sorriso di Fran, i riccioli di Enea, la pizza di Marvin e gli abbracci dei miei amici.
Mi metto sotto le coperte e insieme a me ci sono Fabiana, Clara, Francesca, Andrea, Federica, Alessandro, Alessia, Simona, Piergiorgio, Massimo e non so più quanti altri. E poi le montagne e le macerie, il vino e le grate, le fiaccole e il vento, i portici e le finestre, che non si aprono più. Da quattro anni.

post scriptum

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“Per tutto questo tempo, ogni giorno”. (Post scriptum, L’Aquila, un video)

Ragazzo,
è passato tanto tempo dall’ultima volta e sono felice che tu abbia trovato questa mia lettera.
Ti parlo come fossi tua madre. Ti trovo cambiato, distante, ma è giusto così.
Sono cambiata anche io e, ultimamente, sono un po’ giù. Ma non spaventarti, mi passerà. In fondo ho la pelle dura, lo sai. E questo silenzio comincia quasi a piacermi.

Tu, piuttosto, come stai? è bello rivederti.

Una cosa importante ci tenevo a dirtela: per tutto questo tempo, ogni giorno, ho combattuto la ruggine anche per te.

Che pazienza che hai ad ascoltare le parole patetiche di questa vecchia che dovrebbe consolare te.
Mi fai tenerezza. Se ti vedessi da fuori, con quella giacca… travestito da duro. Cosa pretendevi, cosa speravi di trovare?

Dentro ho conservato quel poco che mi hai lasciato. Lo rivuoi indietro? Lo rivuoi?

Ascoltami.

Perdonami, se ho usato troppe parole per non dire niente. Ma raccontarti quello che mi è successo è difficile. Forse è impossibile.

Post scriptum: è umano fare l’errore di credere che qualcosa possa essere immortale.

Questi ragazzi hanno realizzato un racconto straordinario. Grazie.

E come sempre, grazie a Massimo

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my own personal “Treme Explained”

Minuto 6:10 circa

Ancora prima della sigla, ero già in giro per casa a ballare. Whoo.

rebirth brass band

*

Minuto 14:25

drop you where exactly, daddy?

Sul divano mi sono stretta nella copertina e ho capito dove andava a finire, per me.

Poi intorno al minuto 16:00 è arrivato John Goodman e sì, andava a finire proprio lì. Ci sarebbe stato proprio bene un big John, tra le carriole e le chiavi appese alle grate.

*

Minuto 20:39

Ho visto l’espressione di mio padre quando è entrato in casa, la mattina del 6 aprile 2009. E subito dopo, quel gesto lì, quella sono io.

coming back home

*

Minuto 31:51

What do people in this town crave now?

Una risposta che conosciamo

good food, companionship, community

*

[Una ancora e poi smetto]

Minuto 32:19

How’s your house?

Sappiamo anche questa…

 how's your house?

*

***

Ieri ho guardato la prima puntata di Treme. L’ho trovata bellissima.

E stanotte ho sognato di seguire ballando una marching brass band per le vie del centro dell’Aquila.

Abbattetemi in fretta :)

Note:

  • Il pilot di Treme è stato girato tra marzo e aprile del 2009.
  • So che questa assurda sensazione di riconoscimento passerà. E allora mi piacerà ancora di più.
  • Qui ci sono approfondimenti su ogni riferimento culturale, sociale, storico, ecc delle puntate di Treme.
  • Lester, it’s good to see you :)
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upon a falling star

Nel 2003 ho lasciato L’Aquila per andare a vivere a Crema. Felice e innamorata, ero sicura di avere di fronte l’inizio di una nuova fase della mia vita: una fase bella e, possibilmente, duratura. Avevo fatto progetti, insomma.

Qualche giorno prima della partenza, ricevetti queste in regalo da Carlo. Carlo è un mio amico: o meglio, è un caro amico della mia più cara amica e io al tempo lo conoscevo appena. Lo conoscevo dalle parole di Fabiana, dai suoi racconti, da qualche breve incontro in compagnia.

Le stelline erano dentro un vaso, se ricordo bene: una di quelle decorazioni che si trovano in tante case (sebbene una casa come quella di Carlo non sia cosa facile da trovare altrove). Lui ne prese una manciata e me la diede, con un abbraccio e l’augurio che tutti i miei sogni si avverassero. Un gesto così spontaneo e delizioso che quasi mi misi a piangere.


La mia vita poi è andata in modi che mai avrei immaginato. Molte delle cose che allora desideravo adesso non le vorrei per niente al mondo; tante cose che sono successe mi hanno fatta soffrire, ma mi hanno resa la persona che sono ora: più forte, più serena, più “dritta”, come dice auro. Le stelline sono rimaste con me, da Crema a Milano, di casa in casa. Oggi ho deciso che era ora di lasciarle andare: ho altri sogni e altri futuri in mente e non voglio appenderli a nessuna stella.

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You can’t always get what you want (6 aprile 2009 – 6 aprile 2012)

Chiesa di San Pietro a Coppito - L'Aquila

Questa foto l’ho scattata molti anni fa. Le parole che la accompagnano sono vive e vere ancora oggi.
Stanotte vorrei essere a L’Aquila. Ricordare, rivedere, ricostruire, a modo mio.
E invece sono qui.

serve #occupy per occuparci dell’Aquila?

So di andare in controtendenza, ma ci sono due cose di #occupylaquila che mi infastidiscono.

Premessa

#occupylaquila mi piace, sulla carta, perché mi piace che si parli della città, che si cerchi di riportare all’attenzione delle persone e delle istituzioni quello che è successo (e quello che non è successo) in questi tre anni. Che si continui a dire quanto c’è da fare, contribuendo a smantellare quella corazza di “vatuttobene” costruita con tanta cura dal nostro precedente governo. Che si voglia ascoltare le storie positive, concrete.

però

la parola #occupy mi disturba, perché L’Aquila è già occupata – letteralmente – dalle forze dell’ordine, che dal giorno del terremoto presidiano ogni accesso al centro storico per impedire l’accesso. Era proprio necessario usare questa modalità, che tra l’altro comincia a “puzzare” di comoda etichetta da applicare un po’ a piacimento?

e poi

mi disturba la sensazione che il lancio di #occupylaquila non sia stato preceduto da un avvicinamento alle idee che già ci sono, ai progetti che già esistono, alle persone che già lavorano per la ricostruzione – materiale, psicologica o socioculturale che sia.  Mi infastidisce, insomma, la sensazione che Wired questa iniziativa la stia calando dall’alto, senza aver stretto “prima” nessun legame con la città. Forse mi sbaglio, ma ho provato a leggere i diversi articoli che Wired.it ha pubblicato su #occupylaquila e, nei mesi passati, sull’Aquila in generale, ma non trovo la risposta alla mia domanda: “occupate” in collaborazione con il comune? con l’Università? con qualche testata locale? con i comitati cittadini? oppure avete avuto l’idea, semplicemente, di convocare tutti all’Aquila – scusate la brutalità del paragone – come si invitano degli amici a casa di uno sconosciuto? Poi magari lo sconosciuto è entusiasta di aprirvi la porta, ma magari parlandone prima si può riuscire a far cose migliori :)

Forse semplicemente non ho capito il progetto. Forse mi sbaglio e l’idea è nata e cresciuta con delle radici aquilane.  Sarei felice di saperlo, e di partecipare a #occupylaquila (perché parteciperò, su questo non c’è dubbio) con tutta la convinzione necessaria.

E sarei felice di sapere che ne pensate voi (e soprattutto VOI, quatra’ :) )

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