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“There is no right time, so go”. Strambo appello musicale per le primarie PD (anche detto #civoti)

“There’s a great saying in America: ‘Dance with who brung ya.’ To me it means stick with who got you where you are. This song is about the realization that now is the time. Gone are the days of wandering around waiting for that right time. There is no right time, so go – ya got nothing to lose but your head.”

Gli Augustines mi piacciono molto. Da un po’ aspettavo l’uscita di un nuovo singolo prima dell’album, previsto per il 2014. E oggi è uscito, e si può ascoltare qui (o qua sotto).

Ed è accompagnato da quelle parole che sono lì sopra e niente, si parla di persone, di strada fatta insieme. Vedete, io negli ultimi mesi ho passato un po’ di tempo insieme a delle persone che non conoscevo affatto, e che per molti versi non conosco nemmeno ora, ma di cui so abbastanza da poter dire che mi fanno sentire come se avessi trovato una casa. 

Quella casa è un modo di fare politica che nasce dalle idee – da idee di sinistra – e che si nutre del confronto e del contributo di tutti quelli che hanno forza, parole, volontà. Che si basa sull’idea che per ottenere un cambiamento bisogna costruirlo, pezzo dopo pezzo, anche se questo significa dover restare nelle retrovie per un po’ di tempo. Magari per tanto.

Perché importante è il risultato, certo, ma ancora più importante è come ci arrivi, che fondamenta gli hai costruito, con chi lo hai messo in piedi. Quella casa a me mancava da tanto tempo, me ne sono resa conto solo quando ci sono entrata.

and now is the time. Ho letto quelle parole lì sopra e mi sono sembrate perfette per il momento in cui ci troviamo. Domenica si vota per le primarie del PD e io vorrei che ci andaste. In tanti. Io sosterrò Pippo Civati perché sono sicura che se mai c’è stato un progetto politico capace di rispecchiarmi, tanto nel metodo quanto nel contenuto, è il suo.

Perché in lui, nel suo programma e nelle persone che ho incontrato e che sono al suo fianco, trovo competenza, ironia, molta consapevolezza, coerenza. Soprattutto coerenza.

Perché nella sua mozione ci sono scritte delle parole di cui l’Italia ha bisogno come una pianta secca nel deserto: “introdurre in Italia il matrimonio egualitario per coppie omo- ed eterosessuali, l’adozione per i single e per le coppie gay”.

Perché mi sono stancata di aspettare il momento giusto e l’occasione perfetta e il fantomatico “nuovo partito” che dovrebbe riuscire finalmente a esprimere quello di cui abbiamo bisogno. Non ci sarà mai l’occasione perfetta, non ci sarà mai il partito perfetto. Ma questo non significa che non possiamo provare ad avvicinarci. Pezzo dopo pezzo, persona dopo persona, cambiamento dopo cambiamento.

Se per caso ho smosso qualcosa, se ora vi state chiedendo sarò in tempo per votare?, se siete fuori sede, fuori dall’Italia, fuori dalla grazia di dio ma con un po’ di voglia di cambiare… Ebbene sì, siete in tempo [ma non moltissimo, correte!], si può fare ed è tutto molto semplice: dovete solo leggere qui, spolverare la tessera elettorale, uscire di casa questa domenica e provarci.

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oops! I did it again

Maura in Kimono

ho ceduto alla tentazione.

ho voluto indossarlo di nuovo. Questa volta ne ho scelto uno colorato, chiaro, pieno di celeste che – dice – mi fa risaltare gli occhi. Anche la signora che mi ha aiutato a indossarlo ha approvato la mia scelta con grandi sorrisi e gesti del capo.

Chissà quanto si stancano, loro, a star tutto il giorno dietro a noi, sciocche occidentali che vogliamo provare l’ebbrezza di sentirci costrette in un abito che non ci appartiene. Ogni tanto me lo domando. Mi piacerebbe molto poter parlare con loro, con tutti gli altri maestri e volontari che si mettono a disposizione per offrire ogni anno questo angolo di giappone.

Per la prima volta quest’anno ho potuto scegliere l’ideogramma con cui cimentarmi nello Shodō. Ho scelto Libertà. La maestra è stata contenta, perché uno degli ideogrammi che compongono la parola fa parte anche del suo nome. Abbiamo scritto, con i nostri pennellini tremanti, e lei con un pennello intinto di color arancio ripassava sulle nostre linee mostrandoci le correzioni. E noi provavamo di nuovo.

Ha detto che sono brava, mi ha chiesto se ho studiato la lingua e se conosco gli ideogrammi. Le ho confessato che sono già due anni che, ogni volta, faccio la mia piccola prova. Stupidamente le ho detto che mi piacerebbe fare un corso, imparare meglio, e lei mi ha fatto notare che “se prima non impari la lingua, per te sarà solo una disciplina vuota”. Me lo ha detto in modo molto più gentile, ovviamente.

Io e Sara abbiamo riflettuto che sì, sarebbe molto bello sperimentare l’apprendimento di una lingua così distante, così speciale. E poi che ci vorrebbe una seconda vita per poter trovare il tempo. Per questo e per tutte le altre decine di cose che vorrei imparare. Imparare bene.

Libertà. A sin quello fatto dalla maestra, a dx il mio.

Libertà. A sin quello fatto dalla maestra, a dx il mio.

Forse l’anno prossimo avrò il coraggio di domandare a qualcuno qual è il significato del mio nome, se c’è, e perché si trova in così tante località in Giappone.

[sì, un giorno non avevo niente da fare e ho scritto Maura su google maps. voi non lo avete mai fatto?]

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Tutto in un’ora

Flowers

Spalanco le finestre, accendo la radio (o la mia playlist preferita), scaldo in fretta qualcosa che ho già preparato al mattino prima di uscire, canticchio, mangio leggendo riviste dal tablet, prendo il caffè sul divano (da quando mi ricordo della cialda, va meglio).

E poi esco sul ballatoio e fumo una sigaretta. E, giorno dopo giorno, vedo sbocciare il glicine, guardo un papà che in cortile insegna alla sua bambina come lanciare un aeroplanino di carta, conto i treni passare mentre Isotta annusa l’aria intorno, ascolto di sfuggita tv accese e telefonate che escono dalle altre finestre aperte.

Poi monto in bicicletta e torno in ufficio.

Da quando è arrivata la primavera la mia pausa pranzo è differente.

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[No, quelli lì sopra non sono fiori del glicine, lo so. Dategli il tempo di fiorire, poi arriva anche lui]

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ho fatto l’alba sulla carta

Chou, Mattina + Nichi, Sole*: diciamo che significa ALBA

Le festa della scuola Giapponese di Milano potrebbe diventare una piacevolissima abitudine.

Per il secondo anno di fila ho guardato, sorriso, giocato, mangiato. Ho scoperto che non bastano 19 anni di pratica per riuscire a tenere la posizione in una cerimonia del the senza soffrire (io ho ceduto in 15 minuti).
Ho capito che non puoi mangiare impunemente una porzione di takoyaki e poi tuffarti su un butaman gigante senza che nel tuo stomaco accadano cose che richiederanno l’intervento dell’idraulico liquido.
Ma che ne vale la pena.

E poi ho cominciato a prenderci gusto a questa cosa della calligrafia. Come mi è venuto?

[*si accettano correzioni, ho cercato i kanji su google :) ]

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meno 4 (e poi cambiare casa come cambiano le cose, così)

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Non so quante volte nella mia vita ho citato questa canzone. Per la prima volta, oggi diventa vera, sul serio.

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Io e la bicicletta. Oggi nasce Wheelness su greenme.it

Wheelness - Vita in bicicletta

Io e Greenme ci siamo incontrati tanto tempo fa. Praticamente agli inizi. Se non suonasse estremamente pomposo da parte mia, potrei scrivere che l’ho visto nascere :)

E da oggi su Greenme nasce una cosetta nuova: Wheelness, il mio blog dedicato alla bicicletta. Io e la bici siamo diventati amici da pochi anni, ma è un legame decisamente intenso. Su Wheelness proverò a raccontarvelo, insieme a un sacco di altre cose interessanti, utili e sfiziose sulla vita in bicicletta.

Se mi seguite, sono contenta. Se mi commentate, lo sono ancora di più. Se mi condividete in giro vengo pedalando a darvi un bacio!

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Un giorno in Giappone, restando a Milano

Chi mi conosce sa che amo il Giappone, che mi ha conquistata circa una decina di anni fa e che sogno di tornarci non appena ne sarò in grado.

Chi mi conosce sa che faccio gli origami, la gru e la rana, quando sono sovrappensiero, e che se non mangio da Tomoyoshi almeno una volta al mese mi viene una crisi.

Chi mi conosce, sa che nel mio armadio c’è un kimono (e chi mi conosce molto bene sa anche come mi dona, quando lo metto).

A Milano c’è la scuola Giapponese. Io non lo sapevo, ma grazie a Friendfeed ho scoperto che ogni anno organizza una festa e apre le sue porte a tutti gli studenti, associati, curiosi e appassionati.

Così ieri sono andata.
Sembravo una bimbetta al parco giochi. Mentre la gente faceva la fila per mangiare i soba io ero in prima fila a guardare i maestri di calligrafia.
Ho potuto provare con le mie mani, un desiderio che mi portavo dietro fin dal 1998 (me la ricordo ancora, la prima volta in cui ho visto una maestra all’opera).

Mi sono seduta accanto ai bambini per imparare gli origami componibili (il mio drago non è un granché, lo confesso. Ma posso migliorare) e poi ho guardato con gli occhi lucidi la mostra fotografica dedicata al terremoto dello scorso marzo.

E poi ho fatto anche la turista sciocchina, sì, quella che si fa la fotografia con il kimono. Ma è stato per provare l’emozione di indossarne uno vero, completo, stretto all’inverosimile dalle mani esperte di chi impara a farlo probabilmente fin da ragazzina. Circondata dai sorrisi di donne che hanno messo a disposizione i propri abiti e la propria abilità per far divertire noi ragazze un po’ sognatrici, che amano ogni tanto sentirsi belle e speciali nei panni di qualcun altro.

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