Le cose che non vi ho detto del Day 4

1. Il Golden Gate Bridge

Una tappa obbligata. Lo sai che sarà pieno di turisti, ma come fai a non andarci? Ci sono arrivata in autobus e ho percorso solo una parte del ponte, fino al primo pilone, cercando di guardare di sotto… senza veramente guardare di sotto. Non so se voi soffrite di vertigini in quel modo che ti spinge a pensare “come sarebbe facile” ogni volta che sei sul bordo di qualcosa. Per me funziona che più il bordo è basso, più il pensiero è forte. E il Golden Gate Bridge ha delle balaustre che arrivano a malapena al petto. E il vento, indovinate un po’? è fortissimo. Ma sono ancora viva.

Credo di aver fatto un centinaio di foto al ponte: dalle vedute fino ai dettagli dei bulloni. Quel colore è una vera e propria calamita per il mio obiettivo. E quando ci sei sopra puoi impazzire a scegliere il dettaglio o la linea prospettica più belli. Le foto più cartolina, comunque, le ho fatte quando mi sono avviata lungo la South Bay: la vista è spettacolare.

South Bay and Golden Gate

2. La spiaggia di Baker Beach

C’è la gente che fa il bagno come se l’acqua dell’oceano non fosse una cosa GELIDA (lo so perché ci avevo pucciato i piedini prima, nella spiaggia a fianco). Ho pensato che forse non lo sanno. Che forse per la gente che vive vicino agli oceani con quelle acque gelide funziona come quella favoletta del bombo che non potrebbe volare ma siccome non lo sa, ci riesce.

E poi sulla spiaggia di Baker Beach ci sono i corvi. Bellissimi, luccicanti di quel nero che le donne di E.A. Poe hanno fissato nel mio immaginario [the raven-black, the glossy, the luxuriant and naturally-curling tresses … questa era Ligeia). Esistono davvero. E sono grossi come porcelli. C’erano queste due bimbe che scavavano una buca e saltellavano, lui è atterrato di fronte a loro e  le ha guardate, immobile e del tutto impassibile a ogni loro movimento. Al posto della mamma avrei avuto paura che le mangiasse.

3. Ocean Beach e i mulini a vento 

Continuando lungo la costa si arriva a Ocean Beach. Per me la spiaggia nell’immaginario delle spiagge della California: chilometri di sabbia, surfisti, gente con i cani, gente che corre, un vento bestiale. Dall’altro lato della strada, invece, oltre le casette in legno dai colori pastello, se ti spingi un po’ più in là, trovi… un mulino a vento. Se non lo avessi saputo da prima, che c’era, mi chiedo cosa avrei potuto pensare trovandomelo davanti. Ma questo non ha tolto un certo sapore surreale alla cosa, visto che ci sono arrivata in pieno festeggiamento per il Queen’s Day, che vuol dire decine di persone in arancione tra musica tecno-nazionalpopolare, dolci tipici e alcol consumato rigorosamente all’interno di uno speciale recinto.

Mulino a vento   Dutch girl

4. Ho cenato!

Il day 4 è stato il giorno in cui la cena, da brava, è rimasta al suo posto. Era dal primo giorno che puntavo i ristoranti del Japan Center, sicura che mi avrebbero dato soddisfazione, e così è stato. Di Kushi Tsuru mi è piaciuto l’aspetto semplice e il sorriso del gestore all’ingresso, e il Tsuru Bento, buonissimo. E poi nessuno che ti guarda strano perché sei una donna e ceni da sola. Alleluia.

Kushi Tsuru_Waiting for Bento

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