lamentazioni del pedone in un giorno di pioggia

Ti svegli presto, caffè di corsa sgranocchiando qualcosa in piedi perché hai proprio fretta. Prendi la metro sotto la pioggia, da Abbiategrasso, cambi a Cadorna, entri nel carnaio e scendi a Lotto.

Corri sotto la pioggia sempre più forte schivando gli altri ombrelli mentre gli auricolari del cellulare ti si intrecciano nei capelli. Arrivi in ospedale, prendi il biglietto, fai la coda, paghi il ticket per la visita che dovrai fare nel pomeriggio e sopporti pure l’impiegato che ti fa le battute: “sicuro che vieni? non è che ci dai buca?”.  E vorresti spremergli addosso tutta l’acqua che hai imbarcato nelle scarpe che evidentemente si sono rotte o hanno deciso di non opporre più resistenza alle pozzanghere.

Poi esci, apri l’ombrello, corri di nuovo a Lotto mentre l’ora in cui dovresti entrare in ufficio si avvicina inesorabilmente. Entri in un vagone che puzza di carne ammassata e di noia infinita. Sudi, la busta con le tue radiografie (per la visita di stasera) si bagna a contatto con gli ombrelli del carnaio, imprechi a ogni fermata quando le porte si aprono e chiudono mille volte addosso agli ultimi che tentano di intrufolarsi.

Cerchi di convincerti che non vale la pena innervosirti, tanto non puoi farci niente. Non ci riesci.

Il vagone si svuota tra Duomo e San Babila, ti siedi, controlli le tue lastre – uno sfacelo -, respiri, arriva una ragazza che canta “Che sarà” con un  arrangiamento surreale. Scendi a Loreto, la canzone ormai piantata in testa.

Cambio metropolitana, vagone semivuoto. Un ragazzo suona male “Mas que nada” al clarinetto (o almeno sembra), ti entra in testa pure quella. Scendi a Udine, corri verso l’ufficio, il tuo piede destro naviga dentro la scarpa-piscina.

Arrivi in ufficio, entri, ti siedi. Ti levi la scarpa, tanto da sotto la scrivania non si nota. Almeno il piede si asciuga. E intanto pensi che alle 16:30 dovrai uscire per fare di nuovo tutto quel tragitto, fino in ospedale, per la tua stramaledetta visita ortopedica.

Cazzo quanto vorrei un’automobile in giorni come questo.

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2 thoughts on “lamentazioni del pedone in un giorno di pioggia

  1. Auro scrive:

    non è vero e lo sai :-) se avessi una macchina saresti a quest’ora ancora in viale famagosta imbarcata in mezzo al traffico. baci, aurora

  2. sindromedisnoopy scrive:

    sì, lo so :)
    è un momento di debolezza dovuto al mio piede destro infreddolito. Perché è vero, sarei imbarcata nel traffico, ma almeno avrei i piedini asciutti!

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