Caro Internazionale, ti scrivo come a un amico

Caro Internazionale,
ti scrivo come a un amico, perché è così che ti considero. In tanti anni che ti leggo non ho mai smesso di pensare a che grande idea ho avuto il giorno in cui ti ho comprato la prima volta, e venire al Festival a Ferrara per me è stato proprio come incontrare di persona qualcuno che frequenti e apprezzi da lontano (magari via social network) e scoprire quanto ti ci trovi bene, anche dal vero.

Il Festival, proprio come l’anno scorso, mi ha regalato incontri interessanti, voci amiche, nuove idee, musica e parole sante, sorrisi e mille cose da raccontare ai miei amici che hanno preferito andare alla Blogfest di Riva del Garda (un peccato questa coincidenza, davvero, se no avreste avuto ancora più gente!).
Non hai deluso le mie aspettative, insomma. E sì che sono parecchio alte, le mie aspettative.
Proprio perché sei mio amico, però, devo darti una notizia importante: è il momento di ripensare l’organizzazione del Festival.

Dopo un primo anno di “esperimento” perfettamente riuscito, un secondo anno di clamoroso successo e un terzo anno in cui hai confermato definitivamente il potere attrattivo e la qualità indiscussa dell’evento, è imprescindibile decidere che fare con la gestione degli incontri e soprattutto del pubblico che tenta (a volte) disperatamente di seguirli.

Bisogna farsi una ragione del fatto, caro Internazionale, che interessante come sei (e bravi come sono i tuoi realizzatori), non avrai mai meno pubblico di quello che hai ottenuto finora. Puoi  solo crescere. Per la mia gioia, aggiungo.
Ma è chiaro che gli spazi che utilizzi non sono sufficienti. Nemmeno il teatro comunale basta più a contenere la curiosità e la voglia di ascoltare e domandare di tutti questi giovani uomini e donne che ti seguono e che viaggiano da tutta Italia per venire a trovarti.

Chiaro, puoi consigliare – come effettivamente fai – di presentarsi con “un certo anticipo” presso le sedi degli incontri; ma ora, dopo 3 anni di esperienza diretta, sai che quel certo anticipo deve essere di ore, se si vuole avere una possibilità di accesso. Di ore. Non è più cosa da chiedere al tuo pubblico, perchè mettersi in attesa per due ore davanti a una sala significa perdere la possibilità di assistere (o almeno provarci) a qualunque altro incontro nell’arco di quella giornata.
E perchè di fronte a una tale prospettiva sempre più gente potrebbe decidere di non venire affatto perché tanto “si sa come va a finire”.

La gratuità e la libertà assoluta di partecipazione sono tra le cose che ti rendono così amato e frequentato, sicuramente. Ma quando queste si trasformano in una lotta, in ore in piedi sensa potersi spostare, quando deve addirittura intervenire la Polizia Municipale a transennare le code, per evitare blocchi del traffico e rischi alle persone, allora forse c’è qualcosa a cui ripensare.

Sicuramente il sindaco della città che ti ospita avrà capito, dopo tre anni, che anche per te il centro storico va chiuso al traffico, come accade per il Buskers Festival. L’avrà capito?
E una volta che il traffico sarà bloccato e che il centro di Ferrara sarà completamente tappezzato di tanti esseri umani che si aggirano, si incontrano e si sorridono con quel piccolo programma giallo in mano, allora forse potrai provare a tenere i tuoi incontri direttamente in strada, potrai mettere un palco e un maxi schermo in corso Martiri della Libertà e guardare con orgoglio alle migliaia di persone assiepate e felici di poter assistere, per quanto da lontano, comunque “dal vivo” a un incontro.

Dici che è complicato, che non è cosa da poco trovare gli spazi adeguati in una città così a misura d’uomo, vero? Hai ragione, lo so. Ma credo di aver ragione anche io, se ti dico che un altro festival con code di quel genere potrà sicuramente portarti molti articoli sui giornali, e tanti racconti di successo di pubblico, ma ti porterà anche la rabbia e la delusione frustrata di troppe persone.

Mi piacerebbe tanto che tu mi raccontassi come nasce l’organizzazione, quali sono i passaggi, quanti siete, come vi gestite, perché ho già visto prima eventi esplodere da 15 mila a 30 mila presenze in un batter d’occhio, e ho visto cosa significa cercare delle soluzioni efficaci senza snaturare i principi dell’evento. E mi piacerebbe confrontarmi con te.

Per il momento posso solo dirti che chi ti è amico capirà se prenderai delle decisioni che potrebbero apparire impopolari. Se cambierai qualcosa nelle modalità di partecipazione, ti prometto che non grideremo allo scandalo e al tradimento, ma ci sentiremo al contrario più accuditi e considerati.

Soprattutto se per prenderle, quelle decisioni, ti sarai confrontato proprio con chi ti segue e ti vuol vedere crescere sempre di più e sempre meglio.

Chiamaci, chiedici, coinvolgici nella conversazione: gli strumenti non mancano e la nostra voglia nemmeno. Sei tra i primi ad aver dedicato davvero attenzione al web 2.0 e ai social network: è ora di usarli.

Caro Internazionale, ora brinda e goditi i grandi risultati che hai raggiunto, te li meriti. E poi mettiti (e mettici) subito al lavoro, che non vediamo l’ora di incontrarti di nuovo per le strade di Ferrara, tra mille biciclette e almeno 40 mila programmi gialli.

La tua amica

Maura

Post scriptum: ho scoperto che  sono stata citata tra i blogger che hanno partecipato e scritto  dell’evento. La cosa mi lusinga e mi emoziona, sul serio. Ma vorrei fare una precisazione: non ho scritto questa lettera “stremata dalle lunghe file”.  Io le code (quest’anno) non le ho fatte, grazie al pass stampa. La veemenza delle mie parole non è dovuta alla fatica che ho fatto per seguire gli incontri, ma dalla voglia di avere, domani, un festival in cui non sia imprescindibile un pass, per poterselo godere.

Contrassegnato da tag , , , ,

4 thoughts on “Caro Internazionale, ti scrivo come a un amico

  1. bugaz scrive:

    già, sono un po’ le stesse opinioni che ho sentito da tante altre persone. Per lo meno, per qualche conferenza “di grido” dovrebbero allestire delle aree con maxischermi e amplificazione. Questa edizione l’hanno fatto solo per Saviano, mi risulta.

  2. Paolo scrive:

    Ciao Maura. Da ferrarese, una precisazione. Il centro storico di Ferrara è sempre chiuso al traffico, non accade solo per il Buskers Festival. Per il resto appoggio abbastanza quanto dici…

  3. sindromedisnoopy scrive:

    Ciao Paolo, buono a sapersi e gazie per la precisazione. Però io ho visto – e dovuto scansare, perché camminavo in mezzo alla strada :) – diverse automobili, ad esempio tra corso Martiri della libertà e il suo prolungamento dall’altro lato (verso il cinema Apollo). Oltre agli autobus, che venivano chiaramente ostacolati dalla folla di gente in coda per il teatro comunale. Invece mi sembrava di ricordare che al Buskers non si vedesse proprio l’ombra di un’auto. :)

  4. betta scrive:

    che bella la tua letterina sono d’accordo con tutto…noi abbiamo preso appunti su possibili soluzioni per chi vuole contattarci per trovare soluzioni insieme siamo qui…

    l’assistente di sindrome di snoopy : ))

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: