del perché (uno dei tanti) stasera sarò in piazza Oberdan, alle 21:00

Era il 1999, dieci anni fa, all’Aquila.

Lui era arrivato da poco dalla Spagna, paese che molti di noi ora guardano con invidia, ma in cui allora l’impronta cattolica dell’Opus Dei gravava pesantemente sulle vite delle persone. Il coming out per lui era stato un momento di profonda sofferenza, ma anche di grande e inevitabile maturazione.

Arrivare in Italia, nella piccola provincia montanara e chiusa, aveva significato riazzerare un percorso già lungo, già ricco. Aveva significato guardarsi intorno, aspettare, capire che era il momento di nascondersi.

Fu anche a causa di una società gretta e bigotta come quella italiana, se quella notte di settembre di 10 anni fa, in una piazza che oggi non esiste più, ci ritrovammo a piangere insieme. Lui piangeva la frustrazione del silenzio e il senso di colpa per aver “lasciato” che io mi innamorassi di lui. Io piangevo il mio cuore infranto (e infranto non è un modo di dire) ma anche  il suo dolore, che non potevo curare.

Non lo sapevamo ancora, non del tutto, ma – per usare una citazione tra le più usurate – quello era l’inizio di un’amicizia incredibile.

Stasera sarò in strada alla Prima Fiaccolata LGBT di Milano anche per lui, per la persona che più di chiunque altro mi ha insegnato cosa significano libertà, orgoglio, coraggio, rispetto, poesia.

Buenas salenas cronopio cronopio, churris querido.

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