Né madre né menomata- Buon compleanno blog

Oggi questo blog compie un anno.

Nato il primo agosto 2008, nell’ultimo noioso giorno prima delle ferie. Senza sapere ancora se ne avrei fatto qualcosa, se mi sarebbe piaciuto, se ci avrei preso gusto. Nasceva così, giusto perché avevo trovato quello che avevo definito “il nome ideale, se mai dovessi avere un blog”.

Oggi, che è il suo compleanno, io sono a festeggiare il mio primo giorno di vacanza in uno splendido posto, e in ottima compagnia.

Ma anche lui, e voi che per caso passate di qui, è in ottima compagnia. Di uno degli articoli più lucidi e saggi che conosca sulla condizione della donna e sul mito della maternità come fine ultimo dell’esistenza femminile.

Questo articolo risale all’estate del 2006, pubblicato sull’inserto settimanale di El Paìs. L’ho letto, amato, ritagliato, portato a casa e tradotto. Adesso è incorniciato e appeso nella mia stanza.

Ni coja ni madre

Buon compleanno blog. E buona lettura a voi

Né madre né menomata

Si dà il caso che io non abbia figli. Se io fossi un uomo, tale mancanza di discendenza sarebbe esattamente questo, un caso; più o meno importante, però in fin dei conti solo un caso, una nota come altre nella mia biografia. Però, dato che sono donna, sembrerebbe che chi mi sta intorno ci tenga a farmi passare per una donna senza figli, come se questo mi facesse rientrare in una categoria specifica. Come se la tal cosa bastasse a definire, agli occhi dei più, la mia intera vita.

È curioso, perché comincio a realizzare questa cosa solo adesso, in età matura. Sono stata una bambina alla quale non piacevano le bambole ma gli animali di peluche. Per quanto scavi nella mia memoria, non ricordo di aver mai desiderato dei bambini, nemmeno giocando a mamma e figlio. In seguito, crescendo, le cose non sono cambiate: l’essere madre non soltanto non rientrava nelle mie priorità, ma addirittura non ha mai fatto parte dei miei progetti di vita. E così, senza pensarci, il tempo del famoso orologio biologico è andato trascorrendo.

A molte altre donne della mia generazione è accaduto lo stesso: ricordiamoci che fino a poco tempo fa e per molti anni, Italia e Spagna si sono alternate al primo posto tra i paesi con il minore tasso di natalità del mondo. Non a caso: Italia e Spagna, due paesi cattolici, con una forte influenza della famiglia tradizionale e una pesante eredità machista. Due società, tra l’altro, che hanno sperimentato un cambio vertiginoso negli ultimi decenni. È possibile che, in entrambi i paesi, la nostra generazione di donne sia cresciuta sotto l’influsso e l’esempio delle nostre madri, di queste madri che hanno vissuto ancora immerse nel sessismo del mondo tradizionale, ma che hanno visto cambiare il mondo sotto i propri occhi, e che hanno educato le proprie figlie soffiando nel loro orecchio un poderoso sussurro di protesta: non sposarti, non avere figli, sii libera per me.

Che sia per questo, o per altre ragioni (la realtà è che non lo so davvero), il dato di fatto è che la maternità non è mai stata nei miei progetti. Cosa che senza alcun dubbio mi ha precluso un’esperienza molto importante. Però la vita è scegliere, è selezionare alcune possibilità e scartarne altre, di modo che è comunque inevitabile perdere (o guadagnare) qualcosa. Quello che mi risulta, per esperienza diretta e perché lo vedo in altre persone, è che l’essere madre non è l’esperienza essenziale e costitutiva dell’esistenza femminile.

Tutto questo mi è sempre stato ben chiaro, però si dà il caso che ora, negli ultimi anni, sto realizzando con quanta frequenza viene chiesto a noi donne se abbiamo figli. Ad esempio, molti giornalisti che mi intervistano mi chiedono se per caso non ho sacrificato la maternità a favore della mia carriera. Una domanda stupefacente, che mai e poi mai ha sfiorato la mia mente. Non sento di avere sacrificato nulla per la mia professione (fatta eccezione per il maggiore o minore sacrificio che ogni lavoro comporta), e meno che mai questo. D’altra parte, non vedo la necessità oggettiva di un simile sacrificio; molte splendide scrittrici sono state madri […] e non credo che questo abbia comportato chissà quale limitazione alla loro opera. Ma non si tratta solo dei giornalisti: ogni volta che conosci qualcuno, uomo o donna che sia, l’argomento presto o tardi finisce per saltare fuori. Va da sé che domande del genere normalmente non vengono sottoposte a un uomo.

Prima, quando ero più giovane, non mi disturbava rispondere ogni volta. Ma da quando ho raggiunto una certa età, un’età diciamo irreversibile (non ho figli e ormai non ne avrò), ho cominciato ad avvertire che, non appena rispondo di no, fluttua nell’aria una specie di disagio, come se gli interlocutori provassero il malessere di aver detto qualcosa di inopportuno, come se fossero tenuti a manifestare una sorta di lutto per i figli mai avuti di questa donna senza figli, come se avessero detto corda in casa dell’impiccato. E devo dire che un tale disagio lo manifestano tanto gli uomini quanto le donne e che alcune donne – poveri noi – aggiungono confusamente cose del tipo: non fa niente, è lo stesso, senza bimbi si può vivere comunque bene. Rivelando in questo modo l’enorme peso che i modelli tradizionali continuano a esercitare nella nostra società.

Che cosa straordinaria, davvero, scoprire a questo punto della vita che gli altri ti considerano menomata perché non sei madre.

Rosa Montero

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One thought on “Né madre né menomata- Buon compleanno blog

  1. betta scrive:

    auguri al tuo blog, auguri per le tue vacanze, auguri per la tua forte consapevolezza di non madre ma non donna menomata, che nessuna osservazione banale può toglierti….

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