tre mesi dopo

Dal 6 aprile a questa parte le poche cose che ho scritto qui riguardano quasi esclusivamente L’Aquila.

Mi piacerebbe riuscire a guardare oltre, ma non è facile. Tenere alta l’attenzione è tutto quello che posso e cerco di fare, da allora.

A tre mesi di distanza la televisione e i giornali lasciano slittare sempre più in fondo le notizie che riguardano L’Aquila e provincia. Se non fosse per il G8 sarebbe scomparsa del tutto.

Ma non tutto tace. Tempo fa ho riflettuto su quanto facebook, oltre ogni mia aspettativa, fosse stato importante per me e per tantissime altre persone lontane dall’Aquila al momento della tragedia.

Ora lo ribadisco: le informazioni e gli aggiornamenti, i racconti, le sensazioni, le proteste e i problemi più sentiti dalle persone, le manifestazioni, le iniziative, i progetti in corso… tutto questo ho potuto riceverlo, condividerlo e diffonderlo grazie a facebook, ai tantissimi blog, alle room su friendfeed, eccetera.

Ci sono Massimo, Miss Kappa, Sara, Marta e Monique e tantissimi altri. Ci sono i blog delle facoltà dell’università dell’Aquila. Ci sono gli architetti e ingegneri di Collettivo 99, i ricercatori di Ideas for L’Aquila, gli Artisti Aquilani, i ragazzi di Epicentro Solidale e la Campagna 100×100. E c’è la rete 3.32, che coordina tutti i comitati delle tendopoli. Nel loro sito c’è una bella lista di link.

E poi c’è friendfeed con Solidarietà all’Abruzzo e non so quanti thread di discussione, e c’è facebook con il Il Paese è reale – L’Aquila, tanto per dirne uno.

Certo tutto questo non basta affatto, visto che la maggior parte degli italiani si beve quotidianamente le stronzate dei tg e dei quotidiani e si convince giorno dopo giorno che la situazione sia sotto controllo, in via  di soluzione, tutto a posto ci pensa papi. E L’Aquila scompare di nuovo.

Ma se una volta ogni tanto dalla rete qualcosa riesce a crescere e a risuonare tanto da essere notata e ripresa dalle tv (è successo pochi giorni fa con il progetto OUT su RaiNews24) forse c’è la possibilità che anche nei cervelli appisolati possano rimettersi in moto quegli aggeggi polverosi e obsoleti che si chiamano spirito critico e coscienza civile.

Era da un po’ che volevo raccogliere tutte insieme le mie preziose “fonti”. Lo faccio ora perché è il mio modo (uno dei modi) per ricordare la notte che tre mesi fa ha distrutto la mia città. Ognuna delle persone che ho citato condivide con me il dolore, l’impegno, la rabbia e la voglia di ricominciare.

E anche perché giorni fa ho letto un post in cui l’autore si chiede retoricamente (ma giustamente) che fine ha fatto L’Aquila nel panorama dell’informazione. Ecco dov’è L’Aquila, proprio qui nella rete. :)

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One thought on “tre mesi dopo

  1. massimogiuliani scrive:

    Grazie Maura per aver citato il mio blog, che era nato con intenzioni del tutto diverse (“infiltrare” il linguaggio del blog nel discorso sulla comunicazione, sulle relazioni, sull’identità, sulla psicologia e altre cosucce così) e che è stato invaso dal 6 aprile dalla sciagura aquilana. Questo è successo non soltanto perché sono originario dell’Aquila e sarebbe stato difficile esimermi, ma anche perché le questioni di cui sopra sono state espulse sin dal primo momento dalla gestione delle conseguenze del terremoto.
    Più di una volta mi sono domandato, ad esempio, se a monte della scelta di blindare la città e di lasciarla marcire preda delle intemperie e delle scosse successive, oltre alle ovvie considerazioni sulla sicurezza qualcuno si fosse posto anche qualche necessaria quanto banale domanda circa l’impatto sul bisogno di appartenenza delle persone, sulla loro necessità vitale di riconnettersi con luoghi e storie. Io sostengo che quelle necessità, ferite a morte la notte del sisma, ricevono ogni giorno il colpo di grazia da chi ha preso in mano la situazione.
    Sostengo, inoltre, che costoro non agiscono ignorando quello che riguarda bisogni, emozioni e sentimenti della gente: anzi, conoscendone bene i meccanismi.
    Sanno, ad esempio, che lo sdegno, la solidarietà, lo strazio, hanno vita breve. Nessuno ce la fa a prendere atto per più di troppo tempo di una tragedia così, se solo la mette nella giusta proporzione (una città è sparita!).
    Sanno che arriva un momento in cui potranno rimangiarsi gli impegni e commettere scelleratezze senza dover sopportare le reazioni di una pubblica opinione che ha già tirato il suo atteso sospiro di sollievo né degli aquilani ormai divisi, stanchi, sfiancati.
    Ora – non era mai successo in eventi simili! – viene fuori che gli aquilani – anche quelli nelle tende, che non hanno casa né lavoro – già da gennaio 2010 dovranno riprendere a pagare le tasse e gli arretrati di quest’anno. Silenzio.
    Mostrano le immagini dello scempio culturale, ambientale, sociale che stanno perpetrando nei cantieri di Bazzano e altrove, e lo chiamano “ricostruzione”.
    Il pubblico della TV applaude, e L’Aquila muore.

    Scusa la lunghezza.

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