i funerali “rubati” dallo stato

Oggi è un giorno molto triste. Triste per chi piange i suoi morti, per chi piange la sua terra, per tutti gli aquilani, gli abruzzesi, per tutte le persone che sono solidali con la nostra terra.

Ma è anche un giorno triste per l’onore di uno stato che ha rubato i funerali a chi aveva il bisogno e il diritto di stringersi in un abbraccio collettivo.

Provo una rabbia indescrivibile, in questo momento. E non è giusto. Oggi è il giorno del lutto, del cordoglio e del ricordo, non della rabbia e dell’indignazione.

Uno dei coraggiosissimi e splendidi ragazzi che in questi giorni hanno garantito la diretta dall’Aquila per Radio Popolare ha detto: “oggi doveva esserci L’Aquila, qui”.

E invece L’Aquila è nelle tendopoli, per le strade, nelle auto, senza televisioni né altri tipi di contatti con il resto del mondo; tenuta fuori con delle transenne per lasciare spazio a politici e faccendieri che, come dice auro, “fino a ieri pensavano che l’aquila fosse in molise“. L’Aquila è anche qui, con me e con tutte le persone che sono lontane dalla città e che continuano ad assistere impotenti.

Ma, a parte i parenti più stretti, a cui va il mio abbraccio e tutta la mia solidarietà, L’Aquila è stata tagliata fuori dai funerali dei suoi morti.

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