Pensieri sparsi (e clamorosamente tardivi) sul mio primo barcamp

Avrei dovuto scrivere queste cose subito, sabato sera, al ritorno da Parma. E invece ho lavorato e procrastinato (in egual misura), così mi ritrovo ad  aver rivoltato pensieri in testa per un’intera settimana.

Cosa che li rende meno diretti e più macinati. Ma non meno sinceri.

Io ci avevo pensato un bel po’ prima di decidere di partecipare al Parma Work Camp. Ma ora sono molto contenta di aver messo da parte i dubbi e i pensieri che mi suggerivano di lasciar perdere, e che si riassumevano in un’unica domanda: “Ma tu c’entri davvero qualcosa?”.

Definirmi neofita è davvero dire poco. Il mio ingresso nel mondo del web e dei social media è talmente recente, le mie competenze tecniche talmente limitate, il mio savoir faire 2.0 talmente ingessato che, a più riprese, mi sono domandata se infilarmi in un barcamp fosse davvero la cosa giusta, e non una mossa da – come dire – parvenu.

Però c’è il fatto che la mia iniziazione ha coinciso con un periodo di profondi cambiamenti nella mia vita personale e professionale. C’è il fatto che da quando mi occupo di comunicazione la mia prospettiva è cambiata in modo radicale. C’è il fatto che cominciano a scattare interruttori, che le cose si collegano, che i nessi affiorano sempre di più. I compartimenti stagni cominciano a mostrare le crepe.

Non sono una che crede ai segni, quanto piuttosto alla capacità di saper cogliere i cambiamenti, le coincidenze, gli stimoli. Più cresco e più mi trasformo in una spugna. E al barcamp di Parma, in un giorno solo, ho assorbito di più di quanto non potessi desiderare. Ho assorbito idee, suggerimenti, spunti di riflessione e potenziali strumenti di lavoro. Ho assorbito la consapevolezza di quanto ancora posso scoprire e imparare. Bella sensazione.

Ho visto persone competenti, appassionate, ironiche, intransigenti ma col sorriso. Persone, anche, che si conoscono bene e che approfittano per una rimpatriata a base di sorrisi, fotografie e chiacchiere.

Non so se mi sono sentita più analfabeta nella mia ignoranza sui contenuti degli interventi, o nella congenita incapacità di entrare anche io in quella rete di contatti, magari con un semplice “ehi ciao, leggo quello che scrivi, mi piace quello che fai”.

Le spugne come me assorbono tanto, ma ci mettono parecchio a rilasciare.

Sono venuta via da Parma con questa ambivalente sensazione di inadeguatezza e di potenzialità. Che va bene, perché messe insieme producono una cosa sola: stimoli.

Ho qualche idea in più su cosa voglio fare. Ho qualche spunto da applicare al mio percorso professionale, in un luogo in cui il binomio comunicazione e web è ancora bloccato da diffidenza e scarsa considerazione. Ho qualche sorriso nuovo da ricordare e da coltivare.

Poi i tantissimi racconti e commenti dal work camp che ho letto in questi giorni hanno continuato a lanciare stimoli e riflessioni. Ma in particolare c’è stato un post (che col PWC ci entrava solo di striscio) che pur parlando soprattutto di flickr è riuscito a dire esattamente quello che io sento di vivere in questo periodo.

La conclusione è per fare dei complimenti. Da ex organizzatrice di eventi non posso che unirmi al coro di chi ha ringraziato Francesca per come ParmaWorkCamp è stato piacevole, accogliente, organizzato.

La prossima volta, prometto di venire a stringerti la mano di persona.

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