Γνῶθι Σεαυτόν- Conosci te stesso

Ho letto un articolo molto interessante, su Internazionale di questa settimana. Si chiama “Il mio genoma sono io” ed è di Steven Pinker.

Ammetto candidamente di averne capito circa la metà, perché la mia mente è refrattaria agli argomenti scientifici, anche quando sono trattati con tanta grazia e chiarezza. Il tema è quello della ricerca genetica e in particolare della possibilità – per il privato cittadino –  di effettuare una mappatura parziale del proprio codice genetico. A che scopo? Ottenere informazioni sui tratti del carattere, i rischi di malattie, le proprie origini.

Io non ho mai fatto mistero dei dubbi che nutro rispetto all’opportunità di un uso personalizzato (e in mano a aziende private) di materiali tanto “specialistici” e delicati, ma l’analisi coerente e lucida di Pinker mi ha riconciliato con l’idea della genomica personale. In particolare questa riflessione, rispetto ai numerosi tentativi da parte dei governi (soprattutto USA) di controllare e limitarne la diffusione: “Per il genoma, come per internet, l’informazione ha bisogno di essere libera: dubito che dei provvedimenti paternalistici basteranno a tenenre l’industria sotto controllo. […] Nel bene e nel male, le persone vorranno conoscere il loro genoma.

Come spesso accade, il rischio non sta nella disponibilità dei dati, ma nell’uso che se ne fa.

Una parte dell’articolo è dedicata a illustrare come i nostri geni possono determinare inclinazioni e carattere, a prescindere dalle influenze esterne del famigerato “condizionamento ambientale” (pure lui determinante, a modo suo): “Il nostro genoma è una parte fondamentale di noi. È quello che determina la nostra umanità, compresa la capacità esclusivamente umana di imparare e di creare cultura. E anche se possiamo cambiare sia i tratti ereditati sia quelli acquisiti, cambiare quelli ereditati è più difficile”.

Sono d’accordo. Mi sembra di vederla, la mia piccola eredità personale, i piccoli geni contro cui combatto ogni giorno. Non li posso estirpare, posso solo imparare a far sì che sia tutto il resto ad essere più forte. Smussare, smussare, smussare … a colpi di “condizionamento ambientale”.

Io non la vorrei proprio un’analisi del mio genoma. Non voglio sapere da dove provengono i miei occhi chiari, né se sono portata per la pittura, né se le malattie che caratterizzano la mia famiglia me le porto scritte nel codice genetico. Forse è per questo che, nonostante le sue posizioni siano decisamente opposte in merito, mi è piaciuta così tanto la conclusione di Pinker.

Perciò se siete spinti dalla curiosità scientifica o personale e riuscite a pensare in termini di probabilità, godetevi pure i frutti della genomica personale. Ma se volete sapere se correte il rischio di avere il colesterolo alto, fatevi misurare il colesterolo. Se volete sapere se siete bravi in matematica, fate un test di matematica.

E se veramente volete conoscere voi stessi (e questa sarà la prova di quanto lo volete veramente), ascoltate questo consiglio di François de la Rochefocauld: “Il giudizio dei nostri nemici su di noi è più vicino alla verità del nostro”.

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