è meglio che siano quelle giuste

Nelle ultime settimane ho riscoperto il piacere di leggere libri dedicati all’arte e alle tecniche della scrittura.

Da quando ho cambiato lavoro, la mia prospettiva su cosa vuol dire scrivere è cambiata.

O meglio, è tornata ad essere quella che avevo tanto tempo fa, quando scrivevo non solo per me stessa ma per comunicare all’esterno, al di fuori del mio solido guscio.

La mia incauta decisione di creare questo blog, in effetti, ha parecchio a che fare con questo processo mentale.

Ho cominciato con quello che molti definiscono un “grande classico”: Elementi di stile nella scrittura.

Americano, noventenne ma piuttosto arzillo, questo manualetto mi sta dando tante soddisfazioni. Una di queste è, paradossalmente, la quantità di refusi che ho trovato nella mia edizione (2008).

A parte l’ironia della situazione, mi soddisfa scoprire che il mio occhio è allenato e vigile – anche se scorro le pagine alla velocità della luce.
Ciò non significa che non mi infastidisca l’assurdità di una revisione tanto maldestra.

L’altra cosa che ho amato è il capitolo dedicato al trattino.

A me il trattino quello medio, questo qui è sempre stato un sacco simpatico. Io lo uso, è uno dei miei feticci contro l’invasione di virgole e parentesi.

E quindi, che soddisfazione leggere che il trattino medio è un elemento di stile raffinatissimo […] E’ inspiegabile, d’altronde, come a scuola ci insegnino a usare i punti e le virgole, e di questo strumento potentissimo non si menzioni nemmeno l’esistenza.

Io sono raffinata. Non me lo aveva mai detto nessuno. Grazie signor Strunk Jr.

Chiudo con una citazione. L’ho letta e mi ha fatto battere il cuore. In fondo è Carver.

E ha proprio ragione.

Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo – se sono, insomma, in qualche maniera sfocate – gli occhi del lettore scivoleranno fatalmente sopra di esse e non si otterrà un bel niente. Il senso artistico del lettore non sarà affatto stimolato.

In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose, oggetti comuni, usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti […] di un potere immenso, addirittura sbaloriditivo. si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena.

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste.

Raymond Carver, Niente trucchi da quattro soldi – Consigli per scrivere onestamente

Minimum fax 2002

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One thought on “è meglio che siano quelle giuste

  1. betta scrive:

    anch’io forse devo riprendere certi libri…o non avere nostalgia per un passato forse di più azione che lettere…

    bellissime le tue foto mauroppi

    mi manchi un po’

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