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Ti ricordi della Black Lucifer e della pizza-pane del forno di Via Patini?

Ecco fatto. Ora che esiste NoiL’Aquila è la fine.

Se mi cercate, molto probabilmente mi troverete laggiù, a caricare foto, scrivere racconti, confrontare i miei ricordi con quelli di chissà quanti altri (cosa significa per te Piazza San Pietro? E se dico “la succursale di San Marciano”? Chi si ricorda della Black Lucifer e della pizza-pane del forno di Via Patini?)

Orsù, ditemi addio.

E grazie a Google Italia. Ma per davvero.

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My own private L’Aquila

La notte del 6 aprile 2009 dormivo nel mio letto, a Milano, con il telefono spento. Ignara.

La notte del 6 aprile 2010 l’ho trascorsa per le strade buie e fredde del centro dell’Aquila, con una fiaccola in mano e i miei amici accanto.

La notte del 6 aprile 2011 la trascorro a Milano, da sola a casa, sveglia e inquieta. Mentre guardo scorrere gli aggiornamenti su facebook delle persone che sono all’Aquila e guardo i rari video che cominciano a circolare, inizio a percorrere mentalmente le strade della città. La città quando era viva.

Nella notte del 6 aprile 2010 ho celebrato, in un mio personale rito, le persone, le strade, le piazze, i luoghi e i locali, i negozi e i momenti. Ho ricordato e chiamato per nome tutto quello che è stato importante, negli anni.

So che non c’è davvero tutto, sarebbe impossibile. Ma so che quello che c’è è quello che doveva esserci stanotte. Se no non mi sarebbe venuto in mente.

Wordle: L'Aquila, 6 aprile 2011

 
Wordle: L'Aquila, 2 anni dopo

[PS 1: Non ho saputo decidere quale formato rendesse maggior giustizia alla quantità di parole che ho accatastato. Le combinazioni sono davvero troppe per una con la Sindrome di Snoopy. Qui ce ne sono due, ma non escludo di continuare a cercare.]

[PS 2: Questo post è dedicato a tutte le persone con cui ho condiviso L'Aquila: amici, colleghi, amori, nemici. Alle persone che ci ho portato in visita e quelle a cui ne ho soltanto parlato, a chi mi è stato vicino dal 6 aprile di due anni fa, sopportando la persona che sono diventata]

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Io Donna, il San Filippo e una redazione gentile.

sabato scorso avevo sfogato con un piccolo post la rabbia e lo stupore con cui avevo accolto un articolo pubblicato su IoDonna dell’11 settembre.

Nonostante lo sfogo, il fastidio per la superficialità di quella scelta aveva continuato a ronzarmi intorno anche nei giorni successivi, tanto che, alla fine, ho scritto alla redazione.
Cosa che non faccio praticamente mai, soprattutto se si tratta dell’Aquila. Perché so di essere troppo sensibile all’argomento e non voglio – non voglio proprio – trasformarmi in una di quelle persone pedanti e intolleranti che stanno sempre a recriminare su come gli altri parlano delle cose.
Per questo ho cercato di essere lucida e razionale. Non so se ci sono riuscita, comunque ho scritto:

Gentile redazione,

un articolo pubblicato sullo scorso numero di IoDonna (11/09) mi ha negativamente colpita e mi spinge a scrivervi.
Si tratta di Quasi quasi mi compro la chiesa”, sulle chiese convertite in altro tipo di struttura, in cui si cita l’esempio della chiesa San Filippo dell’Aquila, che ha cambiato “vocazione” per diventare il Teatro San Filippo. Ruolo che ha svolto egregiamente fino al 6 aprile 2009.

Mi stupisce enormemente che né l’autore, né il fotografo, né l’ultimo degli editor si siano fermati a riflettere sull’opportunità di mostrare – e descrivere – il San Filippo come se fosse ancora in piedi e in attività, come se si potesse davvero passeggiare per i vicoli del centro dell’Aquila e imbattersi nella chiesetta. Lo trovo un segnale di tremenda incuria, se non di totale (e sorprendente) ignoranza.

Non critico la scelta di inserire la chiesa aquilana nell’articolo, che invece trovo perfettamente coerente con l’argomento. Quello che critico è la superficialità con cui è stata scelta una foto vecchia – probabilmente di repertorio – per poi accostarla a una didascalia completamente incoerente con la realtà.

Perché non è stato specificato che la foto mostra la sala “com’era un tempo”? Perché non c’è scritto che ormai da 17 mesi non è più possibile passeggiare per il centro dell’Aquila, che giace in completo abbandono? Sapete che c’è la possibilità di fare delle donazioni per contribuire alla ricostruzione del San Filippo? Segnalarlo poteva essere un bel gesto.

Quell’articolo, che per il resto ho trovato piacevole e appropriato, avrebbe potuto contribuire a migliorare le sorti del teatro e rendere i lettori consapevoli di quanto lavoro ci sia ancora da fare nella mia città. E invece, per via di tanta superficialità, finirà per consolidare la falsa convinzione che all’Aquila tutto sia tornato alla normalità. Non c’è danno peggiore che si possa fare alla citta.

Mi piacerebbe trovare una rettifica di qualche genere in uno dei prossimi numeri di IoDonna, o almeno qualche parola di spiegazione per una svista a mio parere così clamorosa.

Vi ringrazio, buon lavoro.

A nemmeno 24 ore dalla mia mail, la redazione di IoDonna mi ha risposto. Con cortesia e umiltà, ma soprattutto con un grande spirito collaborativo. Una cosa che ho apprezzato enormemente.

Gentile Signora … , ci scusi, Lei  ha ragione. Abbiamo lavorato su un argomento senza  andare a guardare che altro comportava.  Per favore, potrebbe segnalare dove e come fare donazioni serie, in modo da potere dare un’informazione più corretta e completa su uno dei prossimi numeri di Io donna, nelle Pagine delle LETTERE dei lettori? Un grazie e a presto

Alla redazione ho già risposto, fornendo le informazioni che mi chiedono  (e che saranno pubblicate sul numero 40 di IoDonna).

Però voglio ringraziarli anche da qui, apertamente. Per la tempestività, per l’attenzione che mi hanno dato e per avermi offerto la possibilità di diffondere qualche informazione utile.

Come diceva qualcuno giorni fa, del terremoto non si parla mai abbastanza. Così, se avete voglia di dare una mano al Teatro San Filippo, all’associazione L’Uovo e all’Aquila, ecco qui.

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La replica di un aquilano a Panorama:”Bertolaso dice inesattezze”

Così, tanto per non perdere l’abitudine.

Queste erano risposte dovute a quanto dichiarato in quella intervista. La cittadinanza aquilana, già messa a dura prova dal terremoto, da tante promesse, e accolta a manganellate nella protesta di Roma del 7 luglio, non merita di essere presa ancora in giro. Per se stessa e per il resto del Paese. Quel resto del paese che sgrana gli occhi ogni volta che viene in visita a L’Aquila, per la prima volta dopo il 6 aprile 2009. Stupito di constatare quello che le telecamere gli hanno mostrato prima.

Sono le parole conclusive della lettera che Paolo Della Ventura ha inviato a Panorama, in risposta alle dichiarazioni di Bertolaso sulla situazione aquilana.

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