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Regina reginella, quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello….

due passi da formica…

Ieri:

  • ho finito di leggere “La vita agra“, un romanzo meraviglioso che mi ha procurato un godimento estetico-letterario pari solo al turbamento interiore. Mi spiace non averlo letto prima, ma sono felice di esserci arrivata dopo aver vissuto questa città, almeno per un po’;
  • ho visto al cinema “Milk“, un film delicato e potente. L’interpretazione di Sean Penn è splendida (lui è splendido) e – a parte una piccola scivolata retorica sul finale e alcuni dubbi su certe scelte di traduzione e doppiaggio – ho amato ogni minuto del film.

E a sera, al momento di mettermi a nanna, frullavano in testa le pagine di Luciano Bianciardi e i discorsi di Harvey Milk.

E ho pensato che di passi in avanti ne abbiamo fatti davvero pochi.

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Una giornata passata a letto a guardare la tv

Mattina: effetto Beautiful

Gigi sostiene che, a forza di guardare Rai4, diventerò come Gerardo di “Caro Diario”. Il mio Beautiful sarà X Factor.

Il fatto è che Rai4 passa i giornalieri del reality prima di certi telefilm per i quali, sì, comincio a provare una certa fissazione: Six degrees, What About Brian e, sopratutto, Sportsnight.

Per questo ho cominciato. Ma posso smettere quando voglio, io (disse accendendosi la sigaretta…)

 
Pomeriggio: Obama mi ama

Zapping tra La7, Repubblica tv e BBC News.

  • La7 : commentatori improbabili e piuttosto inopportuni. O forse ignoro che Finardi è un fine conoscitore della cultura USA. Un altro dei giornalisti presenti ha dichiarato, al termine del giuramento, “Questo è l’uomo che per i prossimi 4 anni avrà il potere di distruggere il mondo”. Deprimente.
  • RepubblicaTv : molto più spazio agli eventi, ma la traduttrice… poveretta. Quando era in difficoltà con il Padre Nostro ho pensato fosse una questione religiosa: non è cattolica, non lo conosce. Poi ho dovuto arrendermi all’evidenza: era completamente incapace.
  • BBC : decisamente più gustosa. Commenti più pertinenti e un inviato (molto carino) sul posto che intervistava gli americani sorridenti e infreddoliti. E soprattutto, stavano zitti nei momenti opportuni.

Che Obama si sia impappinato, cominciando a parlare prima che il giudice terminasse la prima tranche, mi fa tenerezza; che alla seconda tranche si sia fermato per lasciare il tempo all’altro di correggersi, invece, mi è sembrato imbarazzante.

Una folla così grande e un entusiasmo così contagioso mi hanno fatto pensare che forse c’è ancora speranza per il futuro. La presenza costante di un dio spalmata sull’atto istituzionale e politico più significativo degli USA, invece, mi dice che ci sono ancora tanti tanti passi da fare.

 
Sera: “Buona la tv, buono anche tu”? allora siamo a posto.

L’ispettore Coliandro è imbarazzante. Scritto male e recitato peggio, trito come la peggior tradizione italiana volgarotta e ammiccante, fa quasi venir voglia di guardare R.I.S. E ho detto tutto.

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Kome volevasi dimostrare

23 ottobre 2008 – QN

29 ottobre 2008 – Repubblica TV

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Del giornalismo e dei fumetti – Seconda parte

Continua la carrellata dei miei incontri favoriti al Festival di Internazionale.

Oggi tocca a

Gipi
Data e luogo: 4 ottobre, ore 21 – Sala Estense
Titolo e argomento: La mia vita disegnata male, lettura dal vivo di parte dell’opera, con proiezione delle tavole e accompagnamento musicale (l’opera intera uscirà presto con Internazionale)
Tempo di attesa per entrare: 45 minuti, una fila enorme mi attendeva fuori dalla sala. Ho atteso e sperato e alla fine sono entrata
In compagnia di: me stessa e la macchina fotografica. Essere da sola mi ha permesso di scovare un posticino in seconda fila da cui ho potuto scattare davvero tante foto e godermi lo spettacolo come desideravo.
Il bello: Il suo sorriso imbarazzato, i “siparietti da Gianni e Pinotto” con Giovanni De Mauro (parole sue), l’accompagnamento musicale e l’aspetto da folletto monello del musicista, il modo in cui cambiava la sua voce per personaggi, suoni, conati di vomito e altri effetti. E poi le sue mani grandi che si muovevano impacciate, come se cercassero il modo giusto per occupare lo spazio senza inciampare, l’ironia, i tratti aspri del disegno e la poesia che trasudano. E poi “Ricordati che lo puoi dipingere di blu quando ti pare”
Il brutto: un telefonino che ha squillato nel mezzo della lettura, il microfono che fischiava un po’ troppo spesso, il “girapagine” – addetto allo scorrimento delle tavole sullo schermo – che non ne azzeccava una. In ogni caso anche i contrattempi alla fine si sono trasformati in momenti comici, sapientemente sdrammatizzati.
Cosa porto a casa: non lui, purtroppo.

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