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The day I hugged a sequoia

Al mattino pioveva. Una pioggia leggera, niente che potesse spaventarmi (in fondo vengo da Milano, praticamente ormai viviamo con le galosce ai piedi…) ma questo ha fatto sì che il mio primo giorno da turista prevedesse qualcosa al coperto.

E così sono arrivata alla California Academy of Sciences. Durante il giorno la pioggia è finita, ma io ero ancora al coperto. Lì dentro ci son rimasta per cinque ore. 

Non l’avrei mai detto che un museo delle scienze naturali potesse appassionarmi tanto, ma l’Academy è veramente al di sopra di ogni classificazione di genere. Fino a che punto mi abbia esaltato quel posto l’ho già scritto, quindi non mi ripeterò. Però credetemi se vi dico che dentro il Planetarium ero più emozionata io di tutti i ragazzini messi insieme (ed erano veramente TANTI); e nell’acquario ero seduta proprio lì dietro e il ciaociao con la manina al palombaro gliel’ho fatto prima di tutti quegli altri

Underwater greetings
e nella Rainforest, quando una farfalla gigante a momenti mi atterrrava sulla spalla, non ho gridato “butterfly butterfly!” come tutti i bimbi solo perché possiedo ancora uno sviluppato senso del ridicolo.

Una buona parte delle ore trascorse lì dentro è stata dedicata al negozio di gadget e souvenir, dotato di una libreria specializzata da farsi uscire gli occhi. I libri per bambini ad esempio, ci ho lasciato il cuore. Ne ho preso uno per i nipotini ma sono ancora lì che cerco di decidere se per caso non voglio tenermelo io.

Perché?

Feel the force!      Rainbow  Under pressure

(e non ditemi che non tenterebbe anche voi)

Ora basta, non vi racconterò più niente dell’Academy… Anzi no, un’ultima cosa. Se avrete la fortuna di passare per San Francisco a fine mese, non potete perdere la nuova sezione espositiva, EarthQuake. Non fosse altro che per questo:

An earthquake simulator resembling an old Victorian home in San Francisco transports you back to 5:04 pm on October 17, 1989 – the date and time of the infamous Loma Prieta earthquake. 

Quando sono uscita c’era uno splendido sole, anche se la giornata era in parte trascorsa, e avevo due possibilità: il Botanical Garden o il Conservatory of Flowers, entrambi a portata di piedi all’interno del parco, entrambi adatti a assecondare il mio ormai scatenato desiderio di natura.

Ho scelto il Giardino Botanico, e so che ho fatto bene.

Non (solo) per la pace assoluta del luogo, pochissimo frequentato; non per la quantità di profumi (c’è un giardino interamente dedicato alle piante aromatiche!) o per i colori dei fiori dalla California, nel loro periodo di piena fioritura; e nemmeno per gli scoiattoli che mi seguivano di sentiero in sentiero.

Ho fatto bene per gli alberi, questi alberi:

More Coast redwoods (Sequoia sempervirens)

C’era il sole, il vento faceva parlottare i rami, io ero completamente sola, come in vero bosco, la mia mente era leggera come una piuma. Ho mollato borsa, macchina fotografica e tutto il resto e ho abbracciato la sequoia.

Beatitudine.

Secondo me è piaciuto anche a lei.

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