Mercoledì c’è stato il risveglio di Radiopopolare.
Io abito vicino al ripetitore rai. Non ho mai capito se è davvero quello a creare tanti casini, ma il fatto è che negli ultimi due anni e mezzo per me radiopop è sempre stata inascoltabile.
Io l’ho scoperta tardi. Tra le montagne abruzzesi mica ci arrivava. E io ero distratta, comunque. Poi un bel giorno sono arrivata a Crema e il mio (ex) “fidanzato a impatto zero” l’ascoltava sempre. Mi è entrata un po’ dentro, come un qualcosa che hai sempre cercato senza sapere cosa fosse esattamente.
Quindi mi rodeva abbastanza questa cosa della frequenza bloccata.
E poi un bel giorno, senza preavviso, la svolta. Carabanda segna il ritorno di radiopop nelle mie mattine. Ma non è tutto: arrivo in ufficio e – dopo giorni di inutili tentativi – funziona anche lo streaming dal sito.
Deve essere un segno, ma non ho ancora capito di cosa.
Giovedì una foto-passeggiata all’imbrunire, da Piazza Duomo al Castello a passo placido di lumaca. Buona compagnia, facce buffe e risate, un grandangolo come non ne avevo mai visti prima. E mi ricordo di come tutto è cominciato, poco più di un anno fa. Mi ricordo perché mi piace fotografare, mi ricordo quante cose mi mancano ancora da imparare, da chiedere, da provare. E penso a un piccolo progetto da coltivare, per domani.
Poi un’amica che telefona e mi canta in diretta la canzone che ha composto per me, in ricordo dei tempi in cui lavoravamo insieme. Risate di cuore, voglia di abbracciarla e un pizzico di nostalgia. Solo un pizzico. L’anno scorso avrei potuto solo sognare di essere a casa alle nove di sera, con davanti a me una cena in compagnia e una serata tutta da godere.
L’anno scorso mi piaceva convincermi che non fosse solo “lavoro”. Una missione, un progetto di vita, cambiare il mondo, fare la cosa giusta. Poi le cose cambiano. L’unica cosa che mi manca davvero sono loro.