Con tag scelte

Apprivoiser ses nerfs

Il y a rien faire par moments
Regarder le monde à l’envers
Croire en tout, en l’éphémère
Décider d’aller de l’avant
Car il y a dans l’air par moments
Ce léger souffle, séduisant
Peut-on rester débutant
Apprivoiser ses nerfs

(la traversée du désert, Louise Attaque)

C’è un momento per ogni cosa, come diceva qualcuno. Per me è il momento dell’attesa, ma anche del riposo, del vento tra i capelli e degli abbracci di famiglia. Il momento di recuperare le forze, di assorbire la luce del sole, di osservare e capire, prima di agire. Di addomesticare i miei nervi.

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e di nuovo cambio casa, di nuovo cambiano le cose

La situazione è semplice e odiosa insieme. Chi mi conosce bene sa quanto non vorrei e quanto avrei voluto che andasse diversamente. Ma quando non ti lasciano scelta c’è poco da fare.
Quindi cari amici, Maura cerca casa.

Un monolocale, per la precisione.

Le necessità imprescindibili ci sono. Eccole:

- un proprietario disposto a fare un regolare contratto d’affitto.

- un canone mensile che si aggiri intorno ai 600 euro.

- dimensioni decenti, almeno 30 mq.

- arredato, anche solo con l’essenziale (tra cui un letto vero, non un divano da aprire ogni sera).

- deve trovarsi in una zona con almeno una fermata di metropolitana nei pressi (meglio se verde), o un minimo di due linee di superficie.

E poi ci sono i desiderata:  almeno due finestre, magari con doppia esposizione. Un letto a due piazze, una doccia invece che la vasca. Magari la possibilità di parcheggiare un auto non troppo distante. E per finire, desiderata dei desiderata, trovarsi tra la cerchia dei bastioni e la circonvallazione della 90/91.  Se poi fosse proprio  nella mia amatissima chinatown… sì lo so, chiedo troppo.

Avete notizie? Conoscete qualcuno? Nel vostro palazzo c’è un cartelo nuovo? Ecco, sapete cosa fare per ottenere la mia eterna gratitudine.

Se volete contattarmi via e-mail, la trovate qui. Per tutto il resto, c’è il social network ;)

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ricordi tanti e nemmeno un rimpianto

Mercoledì c’è stato il risveglio di Radiopopolare.

Io abito vicino al ripetitore rai. Non ho mai capito se è davvero quello a creare tanti casini, ma il fatto è che negli ultimi due anni e mezzo per me radiopop è sempre stata inascoltabile.

Io l’ho scoperta tardi. Tra le montagne abruzzesi mica ci arrivava. E io ero distratta, comunque. Poi un bel giorno sono arrivata a Crema e il mio (ex) “fidanzato a impatto zero” l’ascoltava sempre. Mi è entrata un po’ dentro, come un qualcosa che hai sempre cercato senza sapere cosa fosse esattamente.

Quindi mi rodeva abbastanza questa cosa della frequenza bloccata.

E poi un bel giorno, senza preavviso, la svolta. Carabanda segna il ritorno di radiopop nelle mie mattine. Ma non è tutto: arrivo in ufficio e – dopo giorni di inutili tentativi – funziona anche lo streaming dal sito.

Deve essere un segno, ma non ho ancora capito di cosa.

Giovedì una foto-passeggiata all’imbrunire, da Piazza Duomo al Castello a passo placido di lumaca. Buona compagnia, facce buffe e risate, un grandangolo come non ne avevo mai visti prima. E mi ricordo di come tutto è cominciato, poco più di un anno fa. Mi ricordo perché mi piace fotografare, mi ricordo quante cose mi mancano ancora da imparare, da chiedere, da provare. E penso a un piccolo progetto da coltivare, per domani.

Poi un’amica che telefona e mi canta in diretta la canzone che ha composto per me, in ricordo dei tempi in cui lavoravamo insieme. Risate di cuore, voglia di abbracciarla e un pizzico di nostalgia. Solo un pizzico. L’anno scorso avrei potuto solo sognare di essere a casa alle nove di sera, con davanti a me una cena in compagnia e una serata tutta da godere.

L’anno scorso mi piaceva convincermi che non fosse solo “lavoro”. Una missione, un progetto di vita, cambiare il mondo, fare la cosa giusta. Poi le cose cambiano. L’unica cosa che mi manca davvero sono loro.

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Ancora ti stupisci?

io mi stupisco, sì.

E mi meraviglio, e mi incazzo, e mi indigno e piango di rabbia.
E ancora mi chiedo fino a che punto si può arrivare. Perché, a differenza di tanti, io non lo so.

I tanti che dicono: Ancora ti stupisci? D’altra parte che ti aspetti?
e che dicono: è la democrazia che ci meritiamo, no?
e che dicono: non si vince contro l’ipocrisia e contro i decreti legge

Col cazzo.

Col cazzo che la smetto di stupirmi. Col cazzo che ce la meritiamo, questa democrazia sfasciata. Col cazzo che non si vince.

Non avete ragione voi.

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