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que tu tampoco te hayas salvado

Mario Benedetti è morto.

Io lo scopro solo ora, dopo due giorni, perché arrivo sempre in ritardo. E adesso non trovo le parole per spiegare quanto alcune delle sue opere hanno significato per la mia piccola vita.

Posso solo dire che è per colpa sua (e di una sua poesia) se ho osato, tanto tempo fa, calcare le assi di un palcoscenico riuscendo perfino a sentirmi vera. Per colpa sua se mi sono innamorata di una persona che in un colpo solo mi ha spezzato il cuore e mi ha regalato la più speciale delle amicizie. Per colpa sua se ho scoperto uno dei pochi veri manifesti della mia esistenza, di quelli che diventano sul serio parte integrante del tuo vivere.

E se da allora mi ostino, sempre, giorno dopo giorno, a cercare di non salvarmi.

No te salves
No te quedes inmóvil al borde del camino
No congeles el júbilo
No quieras con desgana
No te salves ahora ni nunca
No te salves
No te reserves del mundo sólo un rincón tranquilo
No dejes caer los parpados pesados cómo juícios
No te quedes sin labios
No te juzgues sin tiempo
No te pienses sin sangre
No te duermas sin sueño
Pero
Si pese a todo
No puedes evitarlo
Y congelas el jubilo
Y quieres con desgana
Y te salvas
Y te reservas del mundo sólo un rincón tranquilo
Y dejas caer los parpados pesados cómo juícios
Y te secas sin labios
Y te juzgas sin tiempo
Y te piensas sin sangre
Y te duermes sin sueño
Y te quedas inmóvil al borde del camino
Y te salvas
Entonces
No te quedes conmigo

Qui c’è una bella traduzione, migliore della mia

Qui c’è la sua voce, se vuoi ascoltarla

Gracias Mario, que tu tampoco te hayas salvado

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prenda il numeretto (o dell’apertura della stagione di caccia)

Sono giorni, che dico, sono settimane intere che cerco di mettere ordine nella mia testa. Ho talmente tante cose da scrivere, da dire, da chiedere, che cominciare a parlare solo di una significa automaticamente privare di importanza tutte le altre.

Forse è così che ci si blocca, nella scrittura e nella vita, in generale. Quando non sai mettere in riga i tuoi pensieri e decidere da dove cominciare.

Quindi comincerò da qualcosa che non c’entra praticamente niente con i miliardi di idee che vorticano nel mio cranio con il bigliettino della coda in mano. O forse c’entra, ma ancora non lo so.

Voglio andare a Torino per il Lit Camp.

Non solo perché mi sta a cuore l’argomento. Non solo perché amo la città di Torino.

Ma anche perché sto cercando di mettere insieme una serie di idee che hanno a che fare con una certa città, tanti libri, un’università da rimettere in piedi, un buon numero di computer e un numero ancora maggiore di programmi e progetti da realizzare. E per farlo ho bisogno di teste funzionanti che, molto più di me, sappiano davvero di cosa si parla quando si parla di internet, di camp, di social network e – magari – anche di e-learning.

Diciamo che sto mettendo in piedi una specie di battuta di caccia. Vado a caccia di cervelli, di idee, di competenze, di suggerimenti e anche di correzioni di tiro, se le mie fantasie non hanno i piedi per reggersi. Devo imparare tante cose, prima di poter dire che ho un vero progetto, quindi prima comincio, meglio è.

 
 
 
 
Oggi è un mese dal terremoto che ha distrutto la mia città.

Se solo riuscissi a scrivere qualcosa che abbia un senso, a questo proposito, lo farei. Ma non sono capace. Invece c’è qualcuno che ha la strana abitudine di scrivere i miei pensieri molto meglio di me, anche se non mi conosce affatto. Quindi per oggi prenderò a prestito le sue, di parole. (e grazie)

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quando arriva l’eclisse

…sino a che il peggio non sarà passato.

Nel caso un giorno il cielo esplodesse tu mi terresti le mani calde almeno sino a quando il peggio sarà passato?

Nel caso un giorno non credessi più e niente tu sapresti aiutarmi a correre ancora da sola desiderando ogni bene per me stessa?

Senza più sensi di colpa, niente più sensi di colpa.

Salvami dalla realtà quando arriva l’eclisse. Salvami dalla realtà.

Nel caso un giorno non bastasse il tempo per poterti spiegare la ragione dei miei tormenti tu potresti comunque, sapresti capire?

Salvami dalla realtà quando arriva l’eclisse. Salvami dalla realtà e lasciami senza più sensi di colpa, niente più sensi di colpa, senza più nessun senso di colpa.

Cristina Donà – l’eclisse

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separazioni e sorrisi

Oggi ho detto addio al pallido e tondo Giancaldo.

Ero stanca di lui, sul serio.

L’ho guardato mentre lo trascinavano via a forza, lui che non voleva proprio staccarsi da me…

Adesso ho un nuovo compagno in casa, che veglia su di me senza gocciolarmi addosso la sua stanchezza, che mi scalda quando mi risveglio al mattino. Non ha un nome, ma per questo c’è tempo. Dobbiamo prima familiarizzare, io e lui.

Oggi è venerdì. Ho uno scaldabagno nuovo e scintillante, un aperitivo che mi aspetta, un impegno per domani a cui non voglio mancare e un sorriso idiota stampato sulla faccia da circa un’ora, da quando ho letto questa.

Mi piace sorridere il venerdì quando esco da lavoro.

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