ho finito di leggere “La vita agra“, un romanzo meraviglioso che mi ha procurato un godimento estetico-letterario pari solo al turbamento interiore. Mi spiace non averlo letto prima, ma sono felice di esserci arrivata dopo aver vissuto questa città, almeno per un po’;
ho visto al cinema “Milk“, un film delicato e potente. L’interpretazione di Sean Penn è splendida (lui è splendido) e – a parte una piccola scivolata retorica sul finale e alcuni dubbi su certe scelte di traduzione e doppiaggio – ho amato ogni minuto del film.
E a sera, al momento di mettermi a nanna, frullavano in testa le pagine di Luciano Bianciardi e i discorsi di Harvey Milk.
E ho pensato che di passi in avanti ne abbiamo fatti davvero pochi.
Domenica scorsa hanno avuto una lusinghiera mezza pagina sul Corriere Lombardia. Domenica prossima “nasceranno” ufficialmente.
Io non potrò esserci, ma auguro loro il successo che meritano. Perché lei è una delle più care amiche che ho. Perché La Tana del Bianconiglio è un progetto pensato con il cuore, prima ancora che con la testa. E perché mi fanno credere che ci sono ancora persone che hanno voglia di creare e di costruire.
E perché io li ho linkati qui prima che diventassero famosi!!!
La mattina si svegliò molto riposata, si arrampicò fino alla cima dell’albero e gridò: – Vento, vento, vieni a prendermi, io sono pronta! – E ripartì a bordo di un nuovo sbuffo.
Girò tutto il mondo senza mai stancarsi, leggera e libera come devono essere le bambine di piume. E tutte le volte che passava sopra la sua mamma le faceva ciao con la mano, e la mamma la salutava, un po’ triste, perché la sua bambina era andata via, ma anche felice, perché aveva capito che essendo una bambina di piume poteva star bene solo così.
“There must have been a time, in the beginning, when we could have said – no. But somehow we missed it“
Rosencrantz and Guildenstern are dead – Tom Stoppard
C’è sempre un momento, nella vita di ognuno, in cui un sì o un no, una scelta fatta o mancata, possono condizionare l’intera esistenza.
Non so a voi, ma a me basta scavare un po’ per trovare dei momenti precisi, degli episodi da cui derivano tante delle direzioni che ho preso, le paure, gli ideali, i desideri che hanno dato forma al mio essere.
Ora, ad esempio, ne vedo chiaramente almeno un paio. In uno ci sono due bambine e un divano, nell’altro una cena improbabile e un uomo dal pessimo tempismo. Le conseguenze hanno a che fare con un certo senso di colpa tenace e rampicante, e con un totale ribaltamento di prospettive “sentimentali” che ancora mi porto dietro.
Ultimamente due splendide letture mi hanno stimolato questi profondi pensieri sulla vita. Quindi date pure la colpa ai loro autori: si chiamano Ian McEwan e Gianni Gipi Pacinotti.
Chesil beach è un racconto lungo una notte e profondo una vita: Inghilterra anni ’60, tremori e pudori, ansie di scoperta e rigide convenzioni, musica classica e case di campagna. E due persone che si sfasciano tra le lenzuola della prima notte di nozze.
LMVDM è un romanzo a fumetti che il pudore non sa nemmeno dove sta di casa: traumi e malattie, piselli e adolescenza, campi di maria ed esperimenti alchemici, rabbia di vivere e dolore di ricordare, bracciate su un mare bianco. E un uomo che più a nudo di così proprio non poteva mettersi.
A colpi di brutale franchezza mi hanno strapazzato il gozzo fino a farmi venire il groppo. Mi hanno lasciata lì a chiedermi, in bilico tra smorfia e risata: “ma quando mai gliel’ho raccontato IO quello che c’è lì, proprio in fondo in fondo? Come diavolo fanno a parlare così bene proprio di ME?”.
E soprattutto mi hanno ricordato quanto possano essere tenaci le conseguenze di una mancata scelta, dell’ostinato rifiuto ad aprirsi con gli altri, ma prima di tutto con se stessi. Ogni tanto ci serve.
Sono stata pesante, lo so.
In fondo domani è il mio compleanno.
PS: ecco un altro pezzetto del film…che pure lui ha segnato un punto di svolta nella vita di Maura, a modo suo