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La mia prima foto sulla carta stampata (ed è Internazionale, mica bruscolini!)

Che io ami Internazionale e tutto ciò che gli gira intorno (a partire dal suo direttore) è cosa nota ai più. Il festival di Ferrara è per me un appuntamento atteso, pregustato e vissuto ogni anno con soddisfazione, un po’ di fatica, tanta curiosità e tutta la “spugnitudine” che mi caratterizza.
Il primo anno che sono andata ho scritto le mie cronache proprio su questo blog. Da queste pagine ho dichiarato il mio amore per Gipi. E ho fatto circa un milione di foto, 28 delle quali sono poi finite su flickr.

Adesso una di quelle foto, proprio una di Gipi e del suo primo reading di LMDM, è stata scelta per essere pubblicata sul numero di oggi di Internazionale.

E sì, oggi sono qui solo ed esclusivamente per vantarmene!

"venga davanti alla finestra"
Se poi mi dite che vi piace pure, potrei diventare addirittura orgogliosa di me.

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voleva essere una recensione (e pure doppia)

There must have been a time, in the beginning, when we could have said  – no. But somehow we missed it

Rosencrantz and Guildenstern are dead – Tom Stoppard

C’è sempre un momento, nella vita di ognuno, in cui un sì o un no, una scelta fatta o mancata, possono condizionare l’intera esistenza.

Non so a voi, ma a me basta scavare un po’ per trovare dei momenti precisi, degli episodi da cui derivano tante delle direzioni che ho preso,  le paure, gli ideali, i desideri che hanno dato forma al mio essere.

Ora, ad esempio, ne vedo chiaramente almeno un paio. In uno ci sono due bambine e un divano, nell’altro una cena improbabile e un uomo dal pessimo tempismo. Le conseguenze hanno a che fare con un certo senso di colpa tenace e rampicante, e con un totale ribaltamento di prospettive “sentimentali” che ancora mi porto dietro.

Ultimamente due splendide letture mi hanno stimolato questi profondi pensieri sulla vita. Quindi date pure la colpa ai loro autori: si chiamano Ian McEwan e Gianni Gipi Pacinotti.

Chesil beach è un racconto lungo una notte e profondo una vita: Inghilterra anni ’60, tremori e pudori, ansie di scoperta e rigide convenzioni, musica classica e case di campagna. E due persone che si sfasciano tra le lenzuola della prima notte di nozze.

LMVDM è un romanzo a fumetti che il pudore non sa nemmeno dove sta di casa: traumi e malattie, piselli e adolescenza, campi di maria ed esperimenti alchemici, rabbia di vivere e dolore di ricordare, bracciate su un mare bianco. E un uomo che più a nudo di così proprio non poteva mettersi.

A colpi di brutale franchezza mi hanno strapazzato il gozzo fino a farmi venire il groppo. Mi hanno lasciata lì a chiedermi, in bilico tra smorfia e risata:  “ma quando mai gliel’ho raccontato IO quello che c’è lì, proprio in fondo in fondo?  Come diavolo fanno a parlare così bene proprio di ME?”.

E soprattutto mi hanno ricordato quanto possano essere tenaci le conseguenze di una mancata scelta, dell’ostinato rifiuto ad aprirsi con gli altri, ma prima di tutto con se stessi. Ogni tanto ci serve.

Sono stata pesante, lo so.

In fondo domani è il mio compleanno.





PS: ecco un altro pezzetto del film…che pure lui ha segnato un punto di svolta nella vita di Maura, a modo suo

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Del giornalismo e dei fumetti – Seconda parte

Continua la carrellata dei miei incontri favoriti al Festival di Internazionale.

Oggi tocca a

Gipi
Data e luogo: 4 ottobre, ore 21 – Sala Estense
Titolo e argomento: La mia vita disegnata male, lettura dal vivo di parte dell’opera, con proiezione delle tavole e accompagnamento musicale (l’opera intera uscirà presto con Internazionale)
Tempo di attesa per entrare: 45 minuti, una fila enorme mi attendeva fuori dalla sala. Ho atteso e sperato e alla fine sono entrata
In compagnia di: me stessa e la macchina fotografica. Essere da sola mi ha permesso di scovare un posticino in seconda fila da cui ho potuto scattare davvero tante foto e godermi lo spettacolo come desideravo.
Il bello: Il suo sorriso imbarazzato, i “siparietti da Gianni e Pinotto” con Giovanni De Mauro (parole sue), l’accompagnamento musicale e l’aspetto da folletto monello del musicista, il modo in cui cambiava la sua voce per personaggi, suoni, conati di vomito e altri effetti. E poi le sue mani grandi che si muovevano impacciate, come se cercassero il modo giusto per occupare lo spazio senza inciampare, l’ironia, i tratti aspri del disegno e la poesia che trasudano. E poi “Ricordati che lo puoi dipingere di blu quando ti pare”
Il brutto: un telefonino che ha squillato nel mezzo della lettura, il microfono che fischiava un po’ troppo spesso, il “girapagine” – addetto allo scorrimento delle tavole sullo schermo – che non ne azzeccava una. In ogni caso anche i contrattempi alla fine si sono trasformati in momenti comici, sapientemente sdrammatizzati.
Cosa porto a casa: non lui, purtroppo.

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