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Non vittima, responsabile

“Potrei passare il giorno ad aver paura, nascondendomi da quegli uomini appostati laggiù. Potrei riempire pagine su pagine con quanto mi è costato questo blog, a livello personale, e con le testimonianze di chi è stato “avvertito” che sono una persona pericolosa. Basterebbe deciderlo, e ciascuno dei miei testi diventerebbe un lungo lamento o il dito accusatore di chi cerca i colpevoli sempre al di fuori. Però quello che succede è che non mi sento vittima, ma responsabile.

Sono consapevole di aver taciuto, di aver permesso a pochi di governare la mia isola come fosse un’azienda. Ho finto e ho accettato che altri prendessero le decisioni che toccavano a noi tutti, mentre mi facevo scudo del fatto di essere troppo giovane, troppo fragile. Sono responsabile di aver indossato la maschera, di aver usato mio figlio e la mia famiglia come scusa per non rischiare. Ho applaudito – come quasi tutti – e poi sono andata via dal mio paese, quando sono stata stufa, dicendomi che era più facile dimenticare che cercare di cambiare. Porto addosso il peso di essermi lasciata trascinare – a volte – dal rancore o dal sospetto, che hanno inciso le loro tacche nella mia vita. Ho tollerato che mi inculcassero la paranoia, e durante l’adolescenza una zattera in mezzo al mare è stato un sogno più volte accarezzato.

Ma nonostante tutto, dato che non mi sento vittima, sollevo appena la gonna e mostro le gambe ai due uomini che mi seguono ovunque. Niente è più paralizzante di un polpaccio di donna baciato dal sole nel mezzo della strada. E visto che non ho la stoffa del martire, faccio che il sorriso non vacilli, perché le risate sono pietre dure sui denti degli autoritari. Quindi proseguo con la mia vita, senza permettere che mi convertano in puro gemito, in niente più che un lamento. In fin dei conti, tutto quello che vivo oggi è anche il prodotto del mio silenzio, frutto diretto della mia passività anteriore.”

Yoani Sanchez – Generación Y

[la traduzione è mia, artigianale]

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Una giornata passata a letto a guardare la tv

Mattina: effetto Beautiful

Gigi sostiene che, a forza di guardare Rai4, diventerò come Gerardo di “Caro Diario”. Il mio Beautiful sarà X Factor.

Il fatto è che Rai4 passa i giornalieri del reality prima di certi telefilm per i quali, sì, comincio a provare una certa fissazione: Six degrees, What About Brian e, sopratutto, Sportsnight.

Per questo ho cominciato. Ma posso smettere quando voglio, io (disse accendendosi la sigaretta…)

 
Pomeriggio: Obama mi ama

Zapping tra La7, Repubblica tv e BBC News.

  • La7 : commentatori improbabili e piuttosto inopportuni. O forse ignoro che Finardi è un fine conoscitore della cultura USA. Un altro dei giornalisti presenti ha dichiarato, al termine del giuramento, “Questo è l’uomo che per i prossimi 4 anni avrà il potere di distruggere il mondo”. Deprimente.
  • RepubblicaTv : molto più spazio agli eventi, ma la traduttrice… poveretta. Quando era in difficoltà con il Padre Nostro ho pensato fosse una questione religiosa: non è cattolica, non lo conosce. Poi ho dovuto arrendermi all’evidenza: era completamente incapace.
  • BBC : decisamente più gustosa. Commenti più pertinenti e un inviato (molto carino) sul posto che intervistava gli americani sorridenti e infreddoliti. E soprattutto, stavano zitti nei momenti opportuni.

Che Obama si sia impappinato, cominciando a parlare prima che il giudice terminasse la prima tranche, mi fa tenerezza; che alla seconda tranche si sia fermato per lasciare il tempo all’altro di correggersi, invece, mi è sembrato imbarazzante.

Una folla così grande e un entusiasmo così contagioso mi hanno fatto pensare che forse c’è ancora speranza per il futuro. La presenza costante di un dio spalmata sull’atto istituzionale e politico più significativo degli USA, invece, mi dice che ci sono ancora tanti tanti passi da fare.

 
Sera: “Buona la tv, buono anche tu”? allora siamo a posto.

L’ispettore Coliandro è imbarazzante. Scritto male e recitato peggio, trito come la peggior tradizione italiana volgarotta e ammiccante, fa quasi venir voglia di guardare R.I.S. E ho detto tutto.

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Kome volevasi dimostrare

23 ottobre 2008 – QN

29 ottobre 2008 – Repubblica TV

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certe volte l’indignazione non basta

Certe volte ci vorrebbe la potenza degli elementi

sprizzare fuoco per incenerire parole che mai avrebbero dovuto raggiungere la carta stampata.Generare tuoni per annichilire il suono della bocca che le ha pronunciate. Ordinare alla terra di spalancare la sua voragine più famelica. Sferzare di vento le menti rancide e corrotte, spazzare via il fetore della volgarità e della violenza.

Ecco.

Il vento. Aria fresca da respirare. è ora di spalancare le finestre

Daremo aria a queste stanze
molto prima che sia Natale
prima che quest’ossido di carbonio
cominci a farci male.

Staremo accanto alla finestra
dritti nell’aria della sera
ritorneremo a respirare
ritroveremo la maniera.
Amore mio.

Non abbiamo scelto un abito scuro
anche se non ci starebbe malissimo
praticando una teoria meccanica
basata sull’aria.

Chiamateci col telefono
vi risponderemo prestissimo
questione di chiarezza del messaggio
di precedenza dell’ingaggio.

La chiesa metropolitana
prima o poi ci toglierà di mezzo
ma non c’è più energia che basti
a riparare tutti questi guasti.

Nessuno vorrà farsi apparire in sogno
un avvocato conservatore
sarà questione di ventilazione
sarà questione di respirazione.
Amore mio.

Daremo aria a queste stanze
molto prima che sia Natale
prima che quest’ossido di carbonio
cominci a farci male.

Staremo accanto alla finestra
dritti nell’aria della sera
ritorneremo a respirare
ricorderemo la maniera.
Amore mio.

La Polizia conserva foto di tutti
e Dio lo sa cosa le tiene a fare
gente che usciva allo scoperto
praticamente per respirare

Ma ognuno ha una coscienza segreta
con cui fa il pranzo di Natale
sarà questione di ventilazione
o di sapere che cos’è normale.
Amore mio.

Ivano Fossati – Ventilazione

PS: è che non trovo le parole adatte per esprimere il disgusto che provo per le parole che ha pronunciato Francesco Cossiga. [Errata corrige! avevo messo il link sbagliato: ora è quello giusto].

E per la vergogna di essere unita a lui dall’appartenenza a questa che dovremmo chiamare “patria”. Proprio ieri ho trovato questo...e adesso lo trovo particolarmente adatto. è di Javier Marias. Se conoscete lo spagnolo potrete gustarlo in tutta la sua lucidità.

Altrimenti aspetterete la mia traduzione.

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