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La mia prima foto sulla carta stampata (ed è Internazionale, mica bruscolini!)

Che io ami Internazionale e tutto ciò che gli gira intorno (a partire dal suo direttore) è cosa nota ai più. Il festival di Ferrara è per me un appuntamento atteso, pregustato e vissuto ogni anno con soddisfazione, un po’ di fatica, tanta curiosità e tutta la “spugnitudine” che mi caratterizza.
Il primo anno che sono andata ho scritto le mie cronache proprio su questo blog. Da queste pagine ho dichiarato il mio amore per Gipi. E ho fatto circa un milione di foto, 28 delle quali sono poi finite su flickr.

Adesso una di quelle foto, proprio una di Gipi e del suo primo reading di LMDM, è stata scelta per essere pubblicata sul numero di oggi di Internazionale.

E sì, oggi sono qui solo ed esclusivamente per vantarmene!

"venga davanti alla finestra"
Se poi mi dite che vi piace pure, potrei diventare addirittura orgogliosa di me.

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Caro Internazionale, ti scrivo come a un amico

Caro Internazionale,
ti scrivo come a un amico, perché è così che ti considero. In tanti anni che ti leggo non ho mai smesso di pensare a che grande idea ho avuto il giorno in cui ti ho comprato la prima volta, e venire al Festival a Ferrara per me è stato proprio come incontrare di persona qualcuno che frequenti e apprezzi da lontano (magari via social network) e scoprire quanto ti ci trovi bene, anche dal vero.

Il Festival, proprio come l’anno scorso, mi ha regalato incontri interessanti, voci amiche, nuove idee, musica e parole sante, sorrisi e mille cose da raccontare ai miei amici che hanno preferito andare alla Blogfest di Riva del Garda (un peccato questa coincidenza, davvero, se no avreste avuto ancora più gente!).
Non hai deluso le mie aspettative, insomma. E sì che sono parecchio alte, le mie aspettative.
Proprio perché sei mio amico, però, devo darti una notizia importante: è il momento di ripensare l’organizzazione del Festival.

Dopo un primo anno di “esperimento” perfettamente riuscito, un secondo anno di clamoroso successo e un terzo anno in cui hai confermato definitivamente il potere attrattivo e la qualità indiscussa dell’evento, è imprescindibile decidere che fare con la gestione degli incontri e soprattutto del pubblico che tenta (a volte) disperatamente di seguirli.

Bisogna farsi una ragione del fatto, caro Internazionale, che interessante come sei (e bravi come sono i tuoi realizzatori), non avrai mai meno pubblico di quello che hai ottenuto finora. Puoi  solo crescere. Per la mia gioia, aggiungo.
Ma è chiaro che gli spazi che utilizzi non sono sufficienti. Nemmeno il teatro comunale basta più a contenere la curiosità e la voglia di ascoltare e domandare di tutti questi giovani uomini e donne che ti seguono e che viaggiano da tutta Italia per venire a trovarti.

Chiaro, puoi consigliare – come effettivamente fai – di presentarsi con “un certo anticipo” presso le sedi degli incontri; ma ora, dopo 3 anni di esperienza diretta, sai che quel certo anticipo deve essere di ore, se si vuole avere una possibilità di accesso. Di ore. Non è più cosa da chiedere al tuo pubblico, perchè mettersi in attesa per due ore davanti a una sala significa perdere la possibilità di assistere (o almeno provarci) a qualunque altro incontro nell’arco di quella giornata.
E perchè di fronte a una tale prospettiva sempre più gente potrebbe decidere di non venire affatto perché tanto “si sa come va a finire”.

La gratuità e la libertà assoluta di partecipazione sono tra le cose che ti rendono così amato e frequentato, sicuramente. Ma quando queste si trasformano in una lotta, in ore in piedi sensa potersi spostare, quando deve addirittura intervenire la Polizia Municipale a transennare le code, per evitare blocchi del traffico e rischi alle persone, allora forse c’è qualcosa a cui ripensare.

Sicuramente il sindaco della città che ti ospita avrà capito, dopo tre anni, che anche per te il centro storico va chiuso al traffico, come accade per il Buskers Festival. L’avrà capito?
E una volta che il traffico sarà bloccato e che il centro di Ferrara sarà completamente tappezzato di tanti esseri umani che si aggirano, si incontrano e si sorridono con quel piccolo programma giallo in mano, allora forse potrai provare a tenere i tuoi incontri direttamente in strada, potrai mettere un palco e un maxi schermo in corso Martiri della Libertà e guardare con orgoglio alle migliaia di persone assiepate e felici di poter assistere, per quanto da lontano, comunque “dal vivo” a un incontro.

Dici che è complicato, che non è cosa da poco trovare gli spazi adeguati in una città così a misura d’uomo, vero? Hai ragione, lo so. Ma credo di aver ragione anche io, se ti dico che un altro festival con code di quel genere potrà sicuramente portarti molti articoli sui giornali, e tanti racconti di successo di pubblico, ma ti porterà anche la rabbia e la delusione frustrata di troppe persone.

Mi piacerebbe tanto che tu mi raccontassi come nasce l’organizzazione, quali sono i passaggi, quanti siete, come vi gestite, perché ho già visto prima eventi esplodere da 15 mila a 30 mila presenze in un batter d’occhio, e ho visto cosa significa cercare delle soluzioni efficaci senza snaturare i principi dell’evento. E mi piacerebbe confrontarmi con te.

Per il momento posso solo dirti che chi ti è amico capirà se prenderai delle decisioni che potrebbero apparire impopolari. Se cambierai qualcosa nelle modalità di partecipazione, ti prometto che non grideremo allo scandalo e al tradimento, ma ci sentiremo al contrario più accuditi e considerati.

Soprattutto se per prenderle, quelle decisioni, ti sarai confrontato proprio con chi ti segue e ti vuol vedere crescere sempre di più e sempre meglio.

Chiamaci, chiedici, coinvolgici nella conversazione: gli strumenti non mancano e la nostra voglia nemmeno. Sei tra i primi ad aver dedicato davvero attenzione al web 2.0 e ai social network: è ora di usarli.

Caro Internazionale, ora brinda e goditi i grandi risultati che hai raggiunto, te li meriti. E poi mettiti (e mettici) subito al lavoro, che non vediamo l’ora di incontrarti di nuovo per le strade di Ferrara, tra mille biciclette e almeno 40 mila programmi gialli.

La tua amica

Maura

Post scriptum: ho scoperto che  sono stata citata tra i blogger che hanno partecipato e scritto  dell’evento. La cosa mi lusinga e mi emoziona, sul serio. Ma vorrei fare una precisazione: non ho scritto questa lettera “stremata dalle lunghe file”.  Io le code (quest’anno) non le ho fatte, grazie al pass stampa. La veemenza delle mie parole non è dovuta alla fatica che ho fatto per seguire gli incontri, ma dalla voglia di avere, domani, un festival in cui non sia imprescindibile un pass, per poterselo godere.

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Del giornalismo e dei fumetti – quarta parte

Si chiude la carrellata dei miei incontri favoriti al Festival di Internazionale a Ferrara.

Oggi tocca a

Neil Swaab
Data e luogo: 5 ottobre, ore 14 – Sala Estense
Titolo e argomento: La striscia di Mr Wiggles. Accompagnato da Claudio Rossi Marcelli, della redazione di Internazionale.
Tempo di attesa per entrare: e io che pensavo di cavarmela con poco…esco dall’incontro con Hickman e il serpentone è già tutto bello srotolato. Io ci provo, mi accodo, aspetto una mezz’ora. Alla fine mi ritrovo in galleria: vista dall’alto e foto a tutto spiano!
In compagnia di: me stessa e la già citata macchina fotografica. Il fumettista si intona con solitudine e foto, a quanto pare.
Il bello: un ragazzo di una dolcezza spiazzante. Cosa che, per chi conosce MrWiggles, è già parecchio interessante. La splendida idea della realizzazione live della striscia: la nascita del tratto, le fotocopie, i ritagli e le idee balzane raccolte in lunghissime liste. Il racconto della nonna che scopre il terribile orsetto, la stentata descrizione di cosa sia una sideways vagina (…a quanto pare è più preparato sulla diagonal) e le prese in giro a “quella pazza scatenata” di Sarah Palin. E, naturalmente, la prima legge di MrWiggles (Trova qualunque scusa per non lavorare).
Il brutto: anche se ho potuto fare tante foto, mi sarebbe piaciuto essere più vicina, guardarlo, legare la sua voce alle espressioni del viso. Cose così.
Cosa porto a casa: la voglia di vedere la prima striscia di MrWiggles pubblicata da Internazionale, ma anche quella che Rossi Marcelli non è mai riuscito a far accettare (so solo che c’entrano l’orsetto, un abito da Babbo natale e alcuni bambini…)

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Del giornalismo e dei fumetti – Terza parte

Continua la carrellata dei miei incontri favoriti al Festival di Internazionale a Ferrara.

Oggi tocca a

Leo Hickman
Data e luogo: 5 ottobre, ore 12 – Sala Estense
Titolo e argomento: Ethical living. Le cinque regole del viaggiatore
Tempo di attesa per entrare: un’ora abbondante. La fila si srotolava tutta intorno alla piazza, un cordone colorato di persone di ogni età. Bello.
In compagnia di: Fabrizio, amico romano di Betta, conosciuto all’arrivo a Ferrara. Persona deliziosa.
Il bello: trovarsi davanti – in carne, ossa e voce – la persona che per tanto tempo hai seguito solo attraverso il suo Ethical living. Per una che ha passato 3 anni a Fa’ la cosa giusta!, Leo Hickman è una sorta di “essere mitologico”, oltre a rappresentare quello che manca al giornalismo italiano (salvo poche eccezioni ): la capacità di parlare onestamente di sostenibilità senza flagellare lo stile di vita medio della maggior parte della gente, facendo leva sulla responsabilità, l’utilità e l’ironia. E pensare che quando due anni fa proposi di invitarlo in fiera mi fu risposto: “ma chi cazzo vuoi che sappia chi è Leo Hickman“.
Il brutto: il ritmo lento, causato dalla lunghezza degli interventi di Leo e dalla successiva traduzione. Chi capiva l’inglese si sorbiva la ripetizione, chi invece no, restava in attesa per molti minuti prima di capire di cosa si parlasse. E poi la traduttrice, seppur molto brava e attenta, si ostinava a usare l’odioso “piuttosto che” in funzione disgiuntiva. Cosa che non riesco a sopportare.
Cosa porto a casa: alcune conferme, qualche idea nuova e la scoperta che la suite presidenziale del più lussuoso hotel del mondo (a Dubai, 28mila $/notte) offre un menu per scegliere tra undici diversi tipi di guanciale.

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