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Il post della mia prima volta in Sardegna

Nel momento in cui atterravo all’aeoroporto di Alghero, lo scorso 31 luglio, non pensavo tanto alla settimana di mare-svacco-famiglia che mi attendeva, quanto piuttosto al fatto che stavo per togliere l’ultima crocetta dalla tabella “Le Regioni Mai Visitate” creata da quel genio di Adamo qualche settimana prima.
Ebbene sì, ho visitato tutte le regioni d’Italia: alcune a fondo, altre solo per un piccolo soggiorno, ma sono stata in tutte. Perfino in Molise, nonostante si tratti di un noto complotto dei cartografi

[se non sbaglio si trattava della ridente località di Forlì del Sannio che - detto per inciso - fu anche teatro di una simpatica storia di scambi di letti e abbracci clandestini...]

Ma andiamo avanti.

La Sardegna è un’isola preziosa e selvatica. Dura, piena di spigoli, gustosa, generosa. (E poi dicono che le persone non assomigliano alle terre da cui provengono…). Ci sono stati momenti in cui l’ho vista sovrapporsi con la mia, di terra. I sassi e le pecore ci uniscono. I sapori forti, la cucina rude, le terre aspre.

Il mare no, decisamente. Il mare della Sardegna (per la precisione del Golfo dell’Asinara) è il più bello che io abbia visto finora. E voglio rivederlo ancora, ricordo di averlo giurato più o meno al centesimo bicchiere di mirto.

Ho messo piede in Sardegna

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il nostro karma non mi riconosce più

Giovedì scorso ho deciso che domenica sarei andata a Anguillara per non mancare al terzo compleanno di mio nipote Federico, facendo una sopresa a tutti con la complicità di mio cognato.
Andata e ritorno nello stesso giorno, partendo alle sette del mattino e tornando alle undici di sera. Anche se significava trascorrere con i miei appena sei ore, ho voluto farlo, ne valeva la pena.

Il giorno successivo ho riceuto una buona notizia di natura economica, inaspettata. Il biglietto per Roma era stato un piccolo sacrificio, fatto certo di buon grado ma comunque pesante, così questa notizia oltre che positiva era anche decisamente tempestiva.
In un impeto di spiritualismo mi sono detta: “deve essere il karma”. Ho deciso con il cuore senza pensare al conto in banca e ho ricevuto questa “boccata d’ossigeno”. Bene.

Poi arriva domenica e, mentre il mio treno accumula ben 55 minuti di ritardo, mio cognato mi informa che tutta la famiglia è stata colpita da intossicazione alimentare, causa pranzo al ristorante per altro festeggiamento il giorno prima, e che la festa probabilmente sarà annullata.

E allora ho pensato che il mio karma ha bisogno di una revisione. Forse è la convergenza.

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Ma sapere dove andare

… è come sapere cosa dire, come sapere dove mettere le mani.*


Speriamo.

Dove sto andando lo so: Anguillara – casa dei miei genitori;  L’Aquila – tende, montagne e amici che non vedo da tanto.

Cosa dire, ne ho una vaga idea: un nome speciale per la nipotina che arriverà a ottobre, il racconto di tanti amici che mi aiutano a scegliere un regalo, idee e progetti ancora campati in aria ma che cominciano a trovare qualche appiglio sul suolo sconnesso.

Dove mettere le mani: quella è la vera sfida. Due posti soltanto, per ora, sono sicuri: la sabbia nera della spiaggia sul lago di Bracciano e le guance morbide di mio nipote Federico.

[*Ivano Fossati - E di nuovo cambio casa]

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La mia città distrutta

La mia città è distrutta, coperta di polvere e di lacrime.

Il mio cuore è salvo, perché le persone che amo sono salve.

La mia anima è divisa tra il sollievo e la disperazione. Sollievo per chi si è salvato, sollievo perché non ho vissuto questo orrore. E disperazione per le morti, per il disastro. Disperazione perchè non sono lì a fare coraggio a chi ha perso tutto.

I miei amici mi scrivono di ginocchia che tremano, di tetti che crollano, mi scrivono “la casa sta bene, ma non so quanto tempo ci vorrà prima che riesca a rientrarci”. E io sono qui, a digitare, chiamare, cercare informazioni.

E piangere. Non dovrei, ma continuo a pensare che la mia città è distrutta. E piango.

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