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Saudade

I am not the first President to take up this cause, but I am determined to be the last.  (Barack Obama’s speech on healt care)

La  retorica accattivante, ma fiera. Il Congresso (i democratici) che si alza in piedi per applaudire. I repubblicani che mantengono un ostinato – ma almeno rispettoso – silenzio. Il sorriso orgoglioso di Michelle Obama. Le maiuscole che percepisci chiaramente, quando Nancy Pelosi dice “Members of Congress, I have the high privilege and distinct honor to present to you the President of the United States”. La sua calma inattaccabile (min. 22:38).

Formalità eccessiva, mi dico; rispetto solo formale delle istituzioni, noiosa etichetta, cerimoniali privi di significato, mi dico.

Ma allora perché provo questo sentimento che riesco a definire solo come saudade?

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Una giornata passata a letto a guardare la tv

Mattina: effetto Beautiful

Gigi sostiene che, a forza di guardare Rai4, diventerò come Gerardo di “Caro Diario”. Il mio Beautiful sarà X Factor.

Il fatto è che Rai4 passa i giornalieri del reality prima di certi telefilm per i quali, sì, comincio a provare una certa fissazione: Six degrees, What About Brian e, sopratutto, Sportsnight.

Per questo ho cominciato. Ma posso smettere quando voglio, io (disse accendendosi la sigaretta…)

 
Pomeriggio: Obama mi ama

Zapping tra La7, Repubblica tv e BBC News.

  • La7 : commentatori improbabili e piuttosto inopportuni. O forse ignoro che Finardi è un fine conoscitore della cultura USA. Un altro dei giornalisti presenti ha dichiarato, al termine del giuramento, “Questo è l’uomo che per i prossimi 4 anni avrà il potere di distruggere il mondo”. Deprimente.
  • RepubblicaTv : molto più spazio agli eventi, ma la traduttrice… poveretta. Quando era in difficoltà con il Padre Nostro ho pensato fosse una questione religiosa: non è cattolica, non lo conosce. Poi ho dovuto arrendermi all’evidenza: era completamente incapace.
  • BBC : decisamente più gustosa. Commenti più pertinenti e un inviato (molto carino) sul posto che intervistava gli americani sorridenti e infreddoliti. E soprattutto, stavano zitti nei momenti opportuni.

Che Obama si sia impappinato, cominciando a parlare prima che il giudice terminasse la prima tranche, mi fa tenerezza; che alla seconda tranche si sia fermato per lasciare il tempo all’altro di correggersi, invece, mi è sembrato imbarazzante.

Una folla così grande e un entusiasmo così contagioso mi hanno fatto pensare che forse c’è ancora speranza per il futuro. La presenza costante di un dio spalmata sull’atto istituzionale e politico più significativo degli USA, invece, mi dice che ci sono ancora tanti tanti passi da fare.

 
Sera: “Buona la tv, buono anche tu”? allora siamo a posto.

L’ispettore Coliandro è imbarazzante. Scritto male e recitato peggio, trito come la peggior tradizione italiana volgarotta e ammiccante, fa quasi venir voglia di guardare R.I.S. E ho detto tutto.

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Change has come to America

This victory alone is not the change we seek – it is only the chance for us to make that change (Barack Obama speech)

I wish Godspeed to the man who was my former opponent and will be my president (John McCain concession speech)

Pensieri sparsi a diverse ore dal risveglio, quando la radio mi ha riversato nelle orecchie la voce del 44° presidente degli Stati Uniti d’America

  • Durante la notte ho sognato il discorso di vittoria di McCain e non ero affatto contenta: il malumore con cui mi sono addormentata, insieme alla scaramanzia, ha fatto il suo bastardo dovere.
  • Al mattino mi hanno infastidita alcuni titoli dei quotidiani italiani, che si limitano a giocare con il “colore” di questa storia: Strano ma nero? L’uomo nero? Eddai…. Sarò rigida, ma non mi piace. Mi piace sentire che Obama ha vinto per i suoi meriti e per la sua capacità di infondere passione nel popolo americano. Non -solo- perché incarna il sacrosanto desiderio di rivendicazione dei neri americani.
  • Ho grandi aspettative, ma anche dei dubbi, rispetto alle scelte del nuovo presidente: in particolare per le questioni di politica estera, (guerra e politiche ambientali) e per il rapporto con l’ONU. So che non verrà a imporci la SUA America, come ha fatto il cespuglietto di cui, per fortuna, ci siamo liberati. Ma attendo.
  • Ho profonda curiosità e ammirazione per chi ha curato la sua campagna elettorale e per chi segue, sovrintende o scrive i suoi discorsi [sarà che da poco sono diventata anche ghostwriter?]. Pagherei per un documentario che mi facesse entrare dietro le quinte.
  • A me l’America non è che mi faccia impazzire. Sono piuttosto neutra, tendente alla diffidenza. Ma mi colpisce davvero il patriottismo, il rispetto per l’istituzione presidenziale: in campagna elettorale se le danno di santa ragione, e poi eccoli stringersi virtualmente la mano e dichiararsi “figli della stessa America, nonostante le differenze”. Sarà pure retorica ipocrita e di circostanza. E allora io sono un’illusa idealista, perché questa cosa mi tocca.
  • Barack Obama è bello. Il presidente degli Stati Uniti è un uomo brillante, giovane e dall’oratoria travolgente…e che non ti dispiacerebbe portarti a letto. Non è cosa da poco.
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