Category Archives: senilità

tra 2(0) giorni è Natale

ci scommetto dal freddo che fa…

E tra quindici giorni è il mio compleanno, numero 36.

E per la prima volta da quando sono bambina sto scoprendo le gioie della wishlist. Puro divertimento.

A Babbo Natale non ci credo più, naturalmente. Ma, come diceva Blanche “Whoever you are, I have always depended on the kindness of strangers”. Figuriamoci in quella dei conosciuti ;)

*

*

PS:
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai

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La strana arte del sogno (reprise)

La scorsa notte ho sognato che sfogliavo il quotidiano, guardando i programmi della tv e scoprivo che c’era il Festival di Sanremo e che quella sera era prevista una mia esibizione canora.

Io

cantavo

in duetto

con Mal dei Primitives.

Cosa c’è di sbagliato in me?

 

***

PS: nel corso del sogno, dopo essermi fatta venire una crisi isterica e un attacco di pianto al telefono con la mia ex docente di dottorato di letterature comparate (!) scoprivo che a iscrivermi a questa prodezza era stata la mia amica Elena (!!). Stranamente non la uccidevo, anzi ne apprezzavo le intenzioni: era per farmi “tirare fuori” quello che mi tengo dentro (!!!). Il sogno finiva con me che discutevo con una psicoterapeuta di come i media hanno affrontato la strage di Denver.

Qualcuno mi aiuti

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Piccoli equivoci senza rimedio (ciao, antonio)

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“Malintesi, incertezze, comprensioni tardive, inutili rimpianti, ricordi forse ingannevoli, errori sciocchi e irrimediabili: le cose fuori luogo esercitano su di me un’attrazione irresistibile, quasi fosse una vocazione, una sorta di povera stimmate priva di sublime. Sapere che si tratta di un’attrazione ricambiata non è esattamente una consolazione.”
[Antonio Tabucchi, prefazione di "Piccoli equivoci senza importanza"]

Antonio Tabucchi è stato una parte significativa della mia tesi di laurea e, in generale, di un periodo molto bello e importante della mia vita. Forse uno dei più intensi.
Tante cose di quella tesi, e di quel periodo, sono rimaste con me, rendendomi la persona che sono oggi. E non è esattamente una consolazione.

Ciao Antonio, e grazie per gli equivoci.

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Troppe cose da leggere per una vita sola

Ho troppe cose da leggere, per una vita sola.

Un tempo, quando viaggiavo molto in metro (o ancora prima, quando ero pendolare), libri e riviste non mi bastavano mai. Adesso vado in bicicletta e mi sposto a piedi  – la fortuna di abitare a due passi dall’ufficio – e la pila cresce sempre di più.

E la sera? La sera mi addormento, ecco l’amara verità.

Internazionale, Wired, Wikicrazia, Social Network, Comunicare con Twitter, World Wide We, Kindle

Sul mio comodino solo nell’ultimo mese, tanto per dire.

Quattro libri che ho solo assaggiato, senza trovare il tempo per entrarci dentro davvero. Una pila di numeri di Internazionale che si accumula (domani arriva il nuovo e io ho tolto il cellophane dai precedenti appena ieri). E il Kindle che, da solo, mi basterebbe per i prossimi mesi.

Mi ci vuole una vacanza, al più presto!

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se saper sognare è un’arte, chi mi dà lezioni?

Io lo dico sempre, che un certo modo di sognare dovrebbe essere proibito.
Di notte bisogna riposare, ricaricarsi, non sognare furiosamente qualunque tipo di situazione per poi svegliarsi esausti e mentalmente disfatti.
Non va bene.
Un tempo non ero così: un tempo i miei sogni erano a tenuta stagna, intoccabili e irraggiungibili da ciò che mi accadeva durante il giorno. Aa parte i soliti incubi ricorrenti, non me li ricordavo nemmeno.
Mi addormentavo e mi svegliavo ed era meraviglioso.
E ora invece no, ogni minimo avvenimento della mia giornata – anche se si tratta di quisquilie totali – ritorna di notte con un’insistenza che comincia a diventare preoccupante.

Sogno di parlare in francese in una classe tenuta da una donna che sostiene di essere stata la mia insegnante di lingua quando feci la mia prima vacanza studio a 15 anni. Perché sto pianificando per la mia estate un viaggio studio per rafforzare il mio inglese troppo pigro.

Sogno che un mio contatto di Friendfeed mi propone in chat una cosa a tre. Perché l’altro giorno mi lamentavo – scherzando – con due amiche sul fatto che nessuno mi fa mai avances in chat.

Sogno di entrare con Gigi in un enorme palazzo in stile liberty e di fare una visita guidata a bordo di un trenino tipo montagne russe che si arrampica per le scalinate, attraversa saloni e giardini pensili e fontane per poi finire con un gran finale tipo scivolo kamikaze dell’Aquafan (e a un certo punto lo devo pure guidare io). E sapete perché? perché ieri sera parlavo con lui della possibilità di portare i miei genitori (che verranno a trovarmi tra poche settimane, per la prima volta in 4 anni) a visitare il Pirellone o il nuovo palazzo della Regione.

[sì, lo so che sembra un progetto assurdo, ma ha le sue ragioni, ve lo assicuro]

Sogno di litigare con un mio ex collega di lavoro perché si prende il furgone che ho noleggiato io e ci fa pure un incidente, lasciandomi con le gatte da pelare. Perché ieri ho letto di sfuggita un thread su ff in cui si parlava di auto a noleggio, credo.

E poi sogno che cerco di rubare a mia nonna (che incidentalmente nel sogno lavora con il mio ex collega) una bella felpa gialla con il marchio aziendale e una scritta simpatica perché non vogliono regalarmela in onore dei vecchi tempi. Forse perché ieri avevo già deciso di sfoggiare la mia splendida t-shirt gialla comprata da threadless.

Ho sognato di fare delle foto spettacolari, inquietanti e perfette, dentro il palazzone liberty (specchi polverosi, saloni, riflessi e vaghi contorni di persone). Forse perché ieri ho ricominciato a pubblicare foto su flickr dopo un secolo e mezzo di latitanza e mi è tornata la voglia.

Tutto in una notte, se non si era capito. E intanto tutto intorno c’era neve, un casino di gente e la solita impossibilità di gridare quando serve (che in sogno non ci facciamo mai mancare).

A questo punto non riesco a spiegarmi come mai non abbia sognato niente a proposito dell’abito nero comprato ieri sera (l’ho preso, l’ho preso!) e che indosserò stasera al party per i 10 anni di alfemminile.com. Visto che è l’unica cosa che al momento mi genera ansia da prestazione.

***

PS: da questa vicenda si evince anche un altro fatto essenziale: troppo friendfeed mi fa male alla salute.

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il ragazzo con la Rosa in bocca

Quanto scendevamo in piazza noi, per protestare contro la riforma della scuola, lo facevamo contro la Iervolino. Sembrano passati secoli.

Ho dei ricordi molto nitidi di quel periodo: energie che difficilmente ho poi ritrovato (soprattutto dopo che mi hanno mandata in tribunale, ma quella è un’altra storia).

Uno dei momenti più esaltanti me lo ricordo bene. C’era Piazza Palazzo, c’era una bellissima giornata di sole e un palco. La piazza era gremita di ragazzi e io ho parlato e sono stata coperta da un applauso… chissà cosa avevo detto (non è tutto così nitido).

Ma il ricordo veramente bello viene dopo, quando al mio posto è salito un ragazzo con una rosa rossa in mano.

Non ha detto niente: l’ha morsicata, masticata e poi sputata via.

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le parole che vengono soltanto da seduti

il mio blog ha le ragnatele. i miei aggiornamenti sono privi di forza e di spirito, le mie statistiche sono piatte come un encefalogramma.

In un mese ho vissuto tanto, visto posti, fatto bagni, incontrato persone e progettato futuri possibili. Ma non sono riuscita a scrivere nemmeno una riga. Niente.

Ogni tanto pensavo: se avessi una segretaria prenderei il telefono e le detterei i miei pensieri, come i giornalisti dalle cabine nei vecchi film americani. Ovviamente la segretaria non ce l’ho.

Nemmeno una settimana di ozio completo nella deserta Milano è servita a smuovere la mia mollezza interiore. Ho perso la mia moltezza, come disse qualcuno (chissà com’è nell’originale, chi me lo dice?).

Così, in questo primo giorno di rientro al lavoro segnato dalla morte del mio computer (pieno di materiali personali che avrei dovuto scaricare nei prossimi giorni su un disco di back-up ma… ahimé, è troppo tardi) ho elaborato una rapida strategia di difesa da me stessa e dalla mia perniciosa pigrizia.

Un giorno – un post. Per almeno una settimana (o anche due) mi impegno a postare ogni giorno qualcosa di diverso: una foto delle mie vacanze, la recensione di un ristorante in cui ho mangiato, un incontro particolare, un pensiero, un libro che ho letto, il progetto che ho fatto per rinnovare la mia casetta, i buoni propositi per l’anno che si apre (perché l’anno si apre a settembre, non a capodanno, lo sanno tutti).

Non dite che non vi ho avvertito.

Il solito credit per il titolo. Stavolta non è Fossati, è Max Gazzé
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