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#salvaiciclisti che vanno al lavoro in bicicletta

Oggi #salvaiciclisti lancia la Terza Critical Mass Digitale: la pubblicazione in contemporanea sui blog italiani di un comunicato.

In particolare si tratta di un appello al Presidente del Consiglio e l’argomento è la copertura assicurativa degli infortuni per le persone che vanno in bicicletta al lavoro.  La proposta la trovate sul sito appena messo online bici-initinere.info

Anche Wheelness aderisce all’iniziativa, naturalmente. L’appello lo trovate quindi anche qui.

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Oggi su Wheelness: terremoto, aiuti, biciclette.

Oggi ho scritto una cosa su Wheelness a proposito di come contribuire – da ciclista – agli aiuti per le popolazioni e i paesi colpiti dal terremoto in Emilia.

Vi invito a leggerlo di là. C’è una cosa che volevo invece rimanesse anche qui; è solo una piccola parte di quel post, la parte che viene non dalla blogger che scrive di bicicletta per passione, ma da quella persona che ha vissuto sulla propria pelle cosa significa la catastrofe, quella che negli ultimi tre anni ha contribuito a rendere la tag “terremoto” una delle più ingombranti nella tagcloud del suo blog.

Si tratta di piccoli gesti, che a tanti potranno sembrare di poca importanza, dal valore poco più che simbolico; quelle cose che si potrebbero liquidare con un “sì vabbè, figurati…”

Ma se di qualcosa posso essere certa, riguardo al tema terremoti, è che non c’è piccolo gesto, non c’è passaparola, non c’è sorriso, donazione o azione simbolica – se fatta con il cuore e non per le telecamere – che non contribuisca a sanare in piccola parte le ferite delle persone colpite dal terremoto. Se non quelle materiali, almeno quelle dell’anima.

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serve #occupy per occuparci dell’Aquila?

So di andare in controtendenza, ma ci sono due cose di #occupylaquila che mi infastidiscono.

Premessa

#occupylaquila mi piace, sulla carta, perché mi piace che si parli della città, che si cerchi di riportare all’attenzione delle persone e delle istituzioni quello che è successo (e quello che non è successo) in questi tre anni. Che si continui a dire quanto c’è da fare, contribuendo a smantellare quella corazza di “vatuttobene” costruita con tanta cura dal nostro precedente governo. Che si voglia ascoltare le storie positive, concrete.

però

la parola #occupy mi disturba, perché L’Aquila è già occupata – letteralmente – dalle forze dell’ordine, che dal giorno del terremoto presidiano ogni accesso al centro storico per impedire l’accesso. Era proprio necessario usare questa modalità, che tra l’altro comincia a “puzzare” di comoda etichetta da applicare un po’ a piacimento?

e poi

mi disturba la sensazione che il lancio di #occupylaquila non sia stato preceduto da un avvicinamento alle idee che già ci sono, ai progetti che già esistono, alle persone che già lavorano per la ricostruzione – materiale, psicologica o socioculturale che sia.  Mi infastidisce, insomma, la sensazione che Wired questa iniziativa la stia calando dall’alto, senza aver stretto “prima” nessun legame con la città. Forse mi sbaglio, ma ho provato a leggere i diversi articoli che Wired.it ha pubblicato su #occupylaquila e, nei mesi passati, sull’Aquila in generale, ma non trovo la risposta alla mia domanda: “occupate” in collaborazione con il comune? con l’Università? con qualche testata locale? con i comitati cittadini? oppure avete avuto l’idea, semplicemente, di convocare tutti all’Aquila – scusate la brutalità del paragone – come si invitano degli amici a casa di uno sconosciuto? Poi magari lo sconosciuto è entusiasta di aprirvi la porta, ma magari parlandone prima si può riuscire a far cose migliori :)

Forse semplicemente non ho capito il progetto. Forse mi sbaglio e l’idea è nata e cresciuta con delle radici aquilane.  Sarei felice di saperlo, e di partecipare a #occupylaquila (perché parteciperò, su questo non c’è dubbio) con tutta la convinzione necessaria.

E sarei felice di sapere che ne pensate voi (e soprattutto VOI, quatra’ :) )

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Per un gesto che forse sarà l’unico che potremo ricordare

Quando ho letto lo splendido post di Aurora, questa mattina, sono successe due cose:

  • mi sono commossa!
  • mi son suonate in testa due canzoni, ispirate dall’idea di una “colonna sonora” per questa campagna. Anzi, per questi ultimi 11 giorni.

La prima canzone è di Bruce Springsteen e dice pressappoco “come on rise up!”. Due anni fa lo cantavamo per la mia città, quella “vera”.

Ma ci sono tanti baratri da cui risollevarsi, tante morti da cui risorgere. Come on, Milano.

***

L’altra invece ce l’ho in testa dallo scorso febbraio, quando si era nel pieno delle rivolte in nord africa (e l’album era fresco di uscita).
E pensavo al giorno giusto per andare in giro per la città – quella “nuova” – a cantarla e suonarla, magari insieme a un sacco di altre persone.

Forse il giorno giusto è arrivato. Voi che dite?

Io credo nei miracoli che la gente può fare
Milioni di chilometri per potersi incontrare
Per guardarsi negli occhi, per spiegare un errore
Per un gesto che forse sarà l’unico che potremo ricordare

Io credo nei miracoli che la mente può fare
Milioni di chilometri, senza doversi spostare
Per creare una storia che prima non c’era
Ed una nuova invenzione, quella che salverà l’umanità intera

Forse non sai che la primavera arriverà a prenderti domani sera
Metti un vestito per l’occasione, preparati per la rivoluzione!

Io credo nei miracoli che la musica sola può fare
E canti le canzoni che ti han fatto sognare
E ti danno la forza di combattere ancora
Per ogni nuova battaglia c’è una nota che ti canta in gola

Forse non sai che la primavera arriverà a prenderti domani sera
Metti un vestito per l’occasione, preparati per la rivoluzione!

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