Spalanco le finestre, accendo la radio (o la mia playlist preferita), scaldo in fretta qualcosa che ho già preparato al mattino prima di uscire, canticchio, mangio leggendo riviste dal tablet, prendo il caffè sul divano (da quando mi ricordo della cialda, va meglio).
E poi esco sul ballatoio e fumo una sigaretta. E, giorno dopo giorno, vedo sbocciare il glicine, guardo un papà che in cortile insegna alla sua bambina come lanciare un aeroplanino di carta, conto i treni passare mentre Isotta annusa l’aria intorno, ascolto di sfuggita tv accese e telefonate che escono dalle altre finestre aperte.
Poi monto in bicicletta e torno in ufficio.
Da quando è arrivata la primavera la mia pausa pranzo è differente.
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[No, quelli lì sopra non sono fiori del glicine, lo so. Dategli il tempo di fiorire, poi arriva anche lui]



