Filed under la sportina del fine settimana

[brand new] giorni in cui è più facile

me and the ocean, marshall beach

Sapete che c’è?

Che oggi cambio tema al mio blog.

Che tira aria di cambiamento e di cose nuove, che ci sono ruote che tornano a girare e che non può piovere per sempre e tutte quelle cose lì.

E a dirla tutta, certe cose non mi sembrano più tanto terribilmente infantili.

E quindi, sapete che c’è? Che oggi cancello, cambio, sorrido.

E ci metto anche un bel vaffanculo, ché in fondo ce l’ho qui in gola da parecchio tempo.

E vado avanti.

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serve #occupy per occuparci dell’Aquila?

So di andare in controtendenza, ma ci sono due cose di #occupylaquila che mi infastidiscono.

Premessa

#occupylaquila mi piace, sulla carta, perché mi piace che si parli della città, che si cerchi di riportare all’attenzione delle persone e delle istituzioni quello che è successo (e quello che non è successo) in questi tre anni. Che si continui a dire quanto c’è da fare, contribuendo a smantellare quella corazza di “vatuttobene” costruita con tanta cura dal nostro precedente governo. Che si voglia ascoltare le storie positive, concrete.

però

la parola #occupy mi disturba, perché L’Aquila è già occupata – letteralmente – dalle forze dell’ordine, che dal giorno del terremoto presidiano ogni accesso al centro storico per impedire l’accesso. Era proprio necessario usare questa modalità, che tra l’altro comincia a “puzzare” di comoda etichetta da applicare un po’ a piacimento?

e poi

mi disturba la sensazione che il lancio di #occupylaquila non sia stato preceduto da un avvicinamento alle idee che già ci sono, ai progetti che già esistono, alle persone che già lavorano per la ricostruzione – materiale, psicologica o socioculturale che sia.  Mi infastidisce, insomma, la sensazione che Wired questa iniziativa la stia calando dall’alto, senza aver stretto “prima” nessun legame con la città. Forse mi sbaglio, ma ho provato a leggere i diversi articoli che Wired.it ha pubblicato su #occupylaquila e, nei mesi passati, sull’Aquila in generale, ma non trovo la risposta alla mia domanda: “occupate” in collaborazione con il comune? con l’Università? con qualche testata locale? con i comitati cittadini? oppure avete avuto l’idea, semplicemente, di convocare tutti all’Aquila – scusate la brutalità del paragone – come si invitano degli amici a casa di uno sconosciuto? Poi magari lo sconosciuto è entusiasta di aprirvi la porta, ma magari parlandone prima si può riuscire a far cose migliori :)

Forse semplicemente non ho capito il progetto. Forse mi sbaglio e l’idea è nata e cresciuta con delle radici aquilane.  Sarei felice di saperlo, e di partecipare a #occupylaquila (perché parteciperò, su questo non c’è dubbio) con tutta la convinzione necessaria.

E sarei felice di sapere che ne pensate voi (e soprattutto VOI, quatra’ :) )

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Wi-fi negli ospedali?

Ieri ho fatto a mio papà una lezione di skype.
Lo abbiamo installato sul suo portatile e gli ho mostrato come usarlo, per chattare ma, soprattutto, per le videochiamate. Ora, da casa di mia sorella, i miei nipoti lo stanno salutando con gridolini e sorrisi.
Credo che lui sia contento. Quando sei in ospedale qualunque diversivo contro la noia è benvenuto. E ora anche io, quando sarò tornata a Milano, avrò qualcosa in più della voce al telefono.
Mi chiedo perché non ci avessimo pensato prima.

Mentre ieri aspettavamo che il programma si scaricasse, appesi ai tempi lenti della connessione a chiavetta, mi sono chiesta se esista una campagna per la diffusione del wifi negli ospedali.
Mi sono chiesta a quante persone sarebbe utile poter contare su una connessione gratuita, efficiente, decentemente veloce, nelle lunghe giornate e serate nella stanza d’ospedale?
Voi ne sapete qualcosa? è una buona idea o una cosa totalmente campata in aria?

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soddisfazioni geek del venerdì

Mia sorella è impermeabile all’uso dei social network. L’account su flickr lo ha aperto solo per potermi mostrare le foto dei nipotini. Si rifiuta categoricamente di entrare a far parte della popolazione di Facebook e Twitter non lo contempla nemmeno. Friendfeed non ne parliamo: gliel’ho mostrato un paio di volte ma non si è fatta irretire.
Lei è una che “le cose devono servire”.
Su Dropbox ad esempio ci si è buttata di gusto, e Skype ha cominciato a usarlo molto prima e meglio di me.
E per fortuna, se no la nostra relazione digitale sarebbe inesistente (e con quel che uso io il telefono e la frequenza con cui torno a casa… equivale a dire “la nostra relazione”, punto)

Però ho tanto insistito che l’ho convinta a farsi aprire un account Twitter (protetto, naturalmente) da cui fare il liveblogging a beneficio della sottoscritta in occasione di due eventi a cui purtroppo non potrò partecipare: la laurea di mia cugina Federica, in Scienze dell’investigazione all’Università dell’Aquila, e il matrimonio della mia amica Giovanna, a Roma (che si sposa di martedì sera, perché è una sciagurata*).

Sono soddifazioni.

[*no Gio, scherzo... lo sai che mi piange il cuore a non esserci]

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