Archiviato in il mestiere

Y tu ¿qué quieres? Una webserie come “¿Quieres algo más?”

Uno dei miei blogger preferiti è spagnolo e si chiama David Alayón. Il suo blog, Pisito en Madrid, è per me fonte di quotidiane soddisfazioni fatte di riflessioni, aggiornamenti sulla Spagna, dentro e fuori la rete, cose geek e curiosità di ogni tipo.

Ieri ad esempio ho scoperto ¿Quieres algo más? , una webserie che sta riscuotendo grande successo in Spagna. È prodotta da Antena3 per un canale che si chiama El Sótano (cantina, seminterrato), tutto dedicato a prodotti e contenuti online e “piattaforma per nuovi talenti e creazioni audiovisive”.

¿Quieres algo más? in realtà non nasce da nuovi talenti, ma da un regista e da attori già noti al pubblico spagnolo, cosa che certamente ne ha favorito il successo.

Il plot della serie è molto semplice e – ve lo traduco direttamente da David –  ruota intorno a Maria, “una commercialista lavoro-dipendente, che non sa cosa le sia accaduto la notte precedente al suo matrimonio né come mai si ritrovi vestita da sposa in un taxi insieme ai suoi quattro clienti più importanti: un pasticcere seduttore, un noioso venditore di scarpe, un dentista claustrofobico e un tassista insicuro; sull’altare intanto lo sposo e gli invitati aspettano”.

La prima puntata è stata pubblicata sul canale youtube della serie circa un mese fa e ha superato le 14 mila visualizzazioni.

Come prodotto nato per la rete, ¿Quieres algo más? cerca la partecipazione attiva degli utenti attraverso una fanpage con tanto di concorso per comparire nella serie, un sito con contenuti extra e giochi interattivi e, soprattutto, con la conversazione su Twitter intorno all’hashtag  #quieresalgomas che è già stato trending topic diverse volte in Spagna.

Sapete qual’è la cosa bella di questa serie? Che è divertente, piacevole (nonostante la recitazione spesso eccessiva e troppo impostata di stile spagnolo), ben presentata: qualcosa che ti viene voglia di guardare quando hai una decina di minuti di tempo.

E sapete qual’è la cosa interessante di questa serie? Che nasce dal Banco Bilbao Vizcaya Argentaria per promuovere le soluzioni per liberi professionisti e imprenditori. Un espediente – efficace e  riuscito – per raccontare i propri servizi attraverso una storia ben costruita, in cui le improbabili discussioni di 4 uomini in taxi sulle carte di credito o un adolescente che all’improvviso snocciola gli incentivi per l’acquisto di auto ibride (“porque desde pequeño flipo con el Financial Times“) rientrano quasi perfettamente nel contesto vagamente surreale che caratterizza tutta la serie.

Ho pensato a casi simili realizzati in Italia. Per ora non ne ho trovati (ma voi mi corrigerete, vero?) .

Se capite lo spagnolo, io ve lo consiglio. La terza puntata è appena uscita :)

Contrassegnato da tag , , ,

Un libro per lo scaffale del mio ufficio: appunti su Social Network, di Marco Massarotto

“Questo libro è una Polaroid”, sono le prime parole dell’introduzione a Social Network, il libro di Marco Massarotto pubblicato da Apogeo la scorsa primavera. Un’istantanea che invecchia in fretta, mentre il mondo intorno si modifica e evolve. Non c’è dubbio che, rispetto al giorno in cui il libro è uscito, già moltissimi aspetti dello scenario social siano cambiati. Basta pensare a Google +, appena arrivato e probabilmente destinato ad aprire nuove strade per le quali le aziende stanno già scaldando i motori (sebbene Google non consenta al momento tale possibilità).

Se è vero che il libro è una Polaroid, e che lo scenario è già cambiato, allora dovrei lamentare la mia mancanza di tempismo nel leggere Social Network, visto che ci arrivo solo ora.
E invece no. La lettura è stata piacevole e utile, di quelle che ti lasciano delle idee su cui riflettere anche quando hai chiuso le pagine.

Mi piace perché i contenuti sono ben organizzati, il filo logico dell’esposizione è coerente e offre una griglia concettuale in cui è facile infilare quelle competenze “intuitive” che chiunque utilizzi molto i social network (anche solo per uso personale) finisce per apprendere, ma che spesso mancano di una struttura e di un approccio organico per utilizzarle nel modo migliore. Social Network, in questo senso, è un ottima “cassettiera” in cui sistemare e organizzare pensieri ed esperienze. Poi è vero, lo scenario può cambiare e gli strumenti evolversi, fino a offrire potenzialità a cui non avevi nemmeno pensato. Ma una volta che hai la tua griglia di lettura del sistema, sarà più facile interpretare e gestire ogni cambiamento.

Mi piace perché è pensato per chi con il mondo dei social network deve imparare ad averci a che fare, anche da zero, ma risulta utilissimo anche per chi – nel suo ruolo di consulente – si trova spesso a dover fare una vera e propria “formazione” al cliente, affinché possa valutare, approvare o rifiutare una proposta strategica. A me capita molto spesso, e leggere Social Network mi ha dato ottimi spunti anche in questo senso.

Mi piace perché illustra e descrive esperienze positive e casi aziendali di successo, preferendo mostrare le buone pratiche piuttosto dei “cosa non fare”. Spesso raccontare i clamorosi fail di aziende e personaggi pubblici è divertente e attira l’attenzione, ma non è detto che sia il modo migliore per spiegare le cose.

Ho particolarmente apprezzato i capitoli relativi alla politica e alla comunicazione pubblica; avrei voluto che fossero molto più estesi, a dire il vero, ma so di essere “viziata” nel giudizio dal fatto che si tratta del mio settore di lavoro e vorrei che tutto fosse “tarato” esattamente sulla tipologia di progetti che mi trovo a dover gestire, spesso così distanti dalla promozione di un marchio o la vendita di un prodotto.

Ora che ho finito di leggerlo, so già che mi capiterà di nuovo di consultarlo, per le ragioni che ho spiegato qui sopra. E so anche dove lo terrò: nella libreria del mio ufficio, a disposizione dei miei colleghi. Sia mai che non si decidano a sfogliarlo anche loro:)

Contrassegnato da tag , , ,

Mi si nota di più se faccio un post subito dopo la Blogfest o se aspetto tre giorni e… ?

Sono talmente tante le persone che avrei voluto incontrare dal vivo e che invece ho mancato che mi chiedo cosa diavolo io abbia fatto in quei due giorni. D’altra parte il numero di persone che invece ho visto, salutato, abbracciato, conosciuto è talmente alto che non mi resta che domandarmi: ma quanti accidenti eravamo a questa Blogfest?

Non importa quante persone già conosci: se vieni con delle amiche, di vecchia data nuove che siano, tutto diventa più facile, più divertente, più festa.

Camminare sui tacchi per me è sempre stato una cosa “da matrimonio”, un esercizio riservato alle grandi occasioni e vissuto con sofferenza e un po’ di imbarazzo. La bionda Spora e il suo 12Camp hanno cambiato tutto. Ora che ho sfilato davanti alla giuria senza cappottarmi a terra e ho ricevuto anche un voto onorevole, mi sento un’altra. Ci siamo divertite, con ironia e puro gusto di condividere un gioco e una passione: è così che l’ho vissuta io, e mi è piaciuto un sacco.

La premiazione degli MBA è una cosa di una lunghezza devastante. Se fossimo stati al chiuso avrei potuto fare un sonnellino tra una premiazione e un’impacciata consegna di bottiglie. Invece eravamo all’aperto e faceva un freddo tale che a un certo punto anche lo schermo ha cercato di andar via. Se durasse almeno un’oretta in meno sarebbe perfetto, perché la cerimonia in sé è carina: le premiazioni, i sorrisi, gli applausi della gente, l’atmosfera di amicizia diffusa. Qualcosa a cui fa piacere partecipare. Magari con una coperta termica.

La cioccolata di Molengai è una cosa che ti fa dimenticare chi sei e come ti chiami, ma non il perché sei su questa terra: mangiare la cioccolata a cucchiaiate o con le dita in bocca, appunto.

Il FoodCamp e l’Aperitivo Terrone li ho persi e mi dispiace un sacco. Il primo perché siamo arrivate troppo tardi e il secondo perché non avevo portato niente per contribuire e non ho osato scroccare. A parte la cioccolata di Molengai. Ma quella non fa testo.

Azael è un poeta e io non lo sapevo. Adesso che lo so, lo seguo: perché “Citofonare e scappare” mi ha fatto venire i lucciconi di commozione e divertimento.

Dallo SwapCamp sono tornata con un delizioso paio di scarpine Camper tutte colorate, che però fanno un male boia sul tendine dietro. In attesa di trovare il modo di ammorbidirle, a chi devo dare la colpa?

Il Write camp mi ha insegnato due cose: la prima è che sono una lettrice “vecchia”. Mi piace che il libro cominci e finisca, che abbia sempre un autore e che costui, compatibilmente con l’età e i casi della vita, non debba morire troppo presto perché voglio che continui a farmi felice*. La seconda è che gli e-book si fanno particolarmente bene su Friendfeed. E che a me piacerebbe tanto farne parte, prima o poi.

Ah, ultima cosa. La Blogfest fa bene ai capelli: dopo il massaggio Kerastase le mie doppie punte sono scomparse!

***

* sono “vecchia” ma sempre curiosa, quindi la verità è che il discorso che ha fatto Mafe mi ha riempita di pensieri positivi e mi ha lasciata tutta ilusionada, nell’accezione spagnola del termine (la 3°, nello specifico).

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Perché vado a Words World Web (e dovreste farlo anche voi)

La locandina di Words World WebMancano pochi giorni all’inizio di Words World Web.

Venerdì 28 maggio, alla partenza di Terrafutura, si inaugura anche questa sfiziosa tre giorni di incontri sulla comunicazione e sulla sostenibilità. Il programma è ricco e per niente banale (lo trovate in fondo). Il direttore scientifico è Luca Conti, uno che ha parecchio da dire sul tema. Stessa cosa dicasi per i vari relatori che interverranno nelle tre giornate.

E non è che sto qui a decantare Words World Web perché da sabato sarò lì a seguire l’evento in veste di reporter. Sì, certo, anche per quello…

Ma no, ne parlo perché per forse per la prima volta in questo settore mi capita di imbattermi in qualcosa di veramente nuovo, studiato con cura, sfizioso, appunto.

Io lo conosco bene l’universo del “un mondo migliore è possibile” e premetto subito che non ne parlo assolutamente in modo ironico o negativo. Ci sono cresciuta dentro, ho imparato tanto, mi ci sono confrontata, ci ho litigato e poi sono tornata. E continuo a esserci parecchio affezionata, come a una persona cara che certe volte si perde in un bicchier d’acqua e ti dà tanto (ma tanto) sui nervi.

Le buone intenzioni, le competenze e i preziosi ideali che caratterizzano tante persone e tante iniziative di questo universo si perdono spesso in un mare di parole pronunciate senza consapevolezza, di preconcetti e autoconvinzioni, di barriere mentali prima ancora che reali.

La comunicazione è una di queste. E dire che saper conversare dovrebbe essere  innato come respirare, per chi fa dell’attenzione sociale e della solidarietà la propria bandiera.

E invece no. C’è chi è diffidente e preferisce l’arretratezza, confondendola con la tanto sbandierata “sobrietà”. C’è chi è convinto di non aver bisogno di confrontarsi, perché gli ideali non si discutono. C’è chi pensa sia meglio gridare più forte degli altri, e tanto basta. E chi ama talmente la sua immagine riflessa nello specchio dei media che non si ferma nemmeno a pensare a cosa dire. Moltissimi altri, animati dalle migliori intenzioni, semplicemente non sanno proprio come comunicare in modo efficace.

E quello che dovrebbe essere il mezzo più facile, diretto e democratico per farlo -  internet – ancora viene usato poco e male, si continua a parlarne in modo impreciso, con un misto di diffidenza e arroganza. Oppure, succede anche questo, continuiamo a discuterne, sì, ma senza “farlo”.

È per questo che Words World Web mi piace tanto. Perché per una volta non si andrà per compartimenti stagni: di qua la sostenibiiltà e i progetti, di là il web e la comunicazione. Questa volta i contenuti e gli strumenti vanno a braccetto, le buone esperienze ce le racconta chi le ha fatte davvero, non chi le teorizza. Basta con i convegni imbalsamati in cui ci si picca di parlare di innovazione e comunicazione senza nemmeno un laptop sul tavolo. Basta con le teorie e le belle parole lontane anni luce dalla concretezza del mondo reale, un mondo di cui internet è decisamente e  irrevocabilmente parte integrante.

Ecco, è questo per me il motivo più importante per cui dovreste passare da lì questo fine settimana.

E se non potete… bè, c’è sempre la vostra social media reporter a seguirlo per voi.

Contrassegnato da tag , , , , ,
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 584 follower