Archiviato in Cultura e società

Per un gesto che forse sarà l’unico che potremo ricordare

Quando ho letto lo splendido post di Aurora, questa mattina, sono successe due cose:

  • mi sono commossa!
  • mi son suonate in testa due canzoni, ispirate dall’idea di una “colonna sonora” per questa campagna. Anzi, per questi ultimi 11 giorni.

La prima canzone è di Bruce Springsteen e dice pressappoco “come on rise up!”. Due anni fa lo cantavamo per la mia città, quella “vera”.

Ma ci sono tanti baratri da cui risollevarsi, tante morti da cui risorgere. Come on, Milano.

***

L’altra invece ce l’ho in testa dallo scorso febbraio, quando si era nel pieno delle rivolte in nord africa (e l’album era fresco di uscita).
E pensavo al giorno giusto per andare in giro per la città – quella “nuova” – a cantarla e suonarla, magari insieme a un sacco di altre persone.

Forse il giorno giusto è arrivato. Voi che dite?

Io credo nei miracoli che la gente può fare
Milioni di chilometri per potersi incontrare
Per guardarsi negli occhi, per spiegare un errore
Per un gesto che forse sarà l’unico che potremo ricordare

Io credo nei miracoli che la mente può fare
Milioni di chilometri, senza doversi spostare
Per creare una storia che prima non c’era
Ed una nuova invenzione, quella che salverà l’umanità intera

Forse non sai che la primavera arriverà a prenderti domani sera
Metti un vestito per l’occasione, preparati per la rivoluzione!

Io credo nei miracoli che la musica sola può fare
E canti le canzoni che ti han fatto sognare
E ti danno la forza di combattere ancora
Per ogni nuova battaglia c’è una nota che ti canta in gola

Forse non sai che la primavera arriverà a prenderti domani sera
Metti un vestito per l’occasione, preparati per la rivoluzione!

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La replica di un aquilano a Panorama:”Bertolaso dice inesattezze”

Così, tanto per non perdere l’abitudine.

Queste erano risposte dovute a quanto dichiarato in quella intervista. La cittadinanza aquilana, già messa a dura prova dal terremoto, da tante promesse, e accolta a manganellate nella protesta di Roma del 7 luglio, non merita di essere presa ancora in giro. Per se stessa e per il resto del Paese. Quel resto del paese che sgrana gli occhi ogni volta che viene in visita a L’Aquila, per la prima volta dopo il 6 aprile 2009. Stupito di constatare quello che le telecamere gli hanno mostrato prima.

Sono le parole conclusive della lettera che Paolo Della Ventura ha inviato a Panorama, in risposta alle dichiarazioni di Bertolaso sulla situazione aquilana.

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Perché vado a Words World Web (e dovreste farlo anche voi)

La locandina di Words World WebMancano pochi giorni all’inizio di Words World Web.

Venerdì 28 maggio, alla partenza di Terrafutura, si inaugura anche questa sfiziosa tre giorni di incontri sulla comunicazione e sulla sostenibilità. Il programma è ricco e per niente banale (lo trovate in fondo). Il direttore scientifico è Luca Conti, uno che ha parecchio da dire sul tema. Stessa cosa dicasi per i vari relatori che interverranno nelle tre giornate.

E non è che sto qui a decantare Words World Web perché da sabato sarò lì a seguire l’evento in veste di reporter. Sì, certo, anche per quello…

Ma no, ne parlo perché per forse per la prima volta in questo settore mi capita di imbattermi in qualcosa di veramente nuovo, studiato con cura, sfizioso, appunto.

Io lo conosco bene l’universo del “un mondo migliore è possibile” e premetto subito che non ne parlo assolutamente in modo ironico o negativo. Ci sono cresciuta dentro, ho imparato tanto, mi ci sono confrontata, ci ho litigato e poi sono tornata. E continuo a esserci parecchio affezionata, come a una persona cara che certe volte si perde in un bicchier d’acqua e ti dà tanto (ma tanto) sui nervi.

Le buone intenzioni, le competenze e i preziosi ideali che caratterizzano tante persone e tante iniziative di questo universo si perdono spesso in un mare di parole pronunciate senza consapevolezza, di preconcetti e autoconvinzioni, di barriere mentali prima ancora che reali.

La comunicazione è una di queste. E dire che saper conversare dovrebbe essere  innato come respirare, per chi fa dell’attenzione sociale e della solidarietà la propria bandiera.

E invece no. C’è chi è diffidente e preferisce l’arretratezza, confondendola con la tanto sbandierata “sobrietà”. C’è chi è convinto di non aver bisogno di confrontarsi, perché gli ideali non si discutono. C’è chi pensa sia meglio gridare più forte degli altri, e tanto basta. E chi ama talmente la sua immagine riflessa nello specchio dei media che non si ferma nemmeno a pensare a cosa dire. Moltissimi altri, animati dalle migliori intenzioni, semplicemente non sanno proprio come comunicare in modo efficace.

E quello che dovrebbe essere il mezzo più facile, diretto e democratico per farlo -  internet – ancora viene usato poco e male, si continua a parlarne in modo impreciso, con un misto di diffidenza e arroganza. Oppure, succede anche questo, continuiamo a discuterne, sì, ma senza “farlo”.

È per questo che Words World Web mi piace tanto. Perché per una volta non si andrà per compartimenti stagni: di qua la sostenibiiltà e i progetti, di là il web e la comunicazione. Questa volta i contenuti e gli strumenti vanno a braccetto, le buone esperienze ce le racconta chi le ha fatte davvero, non chi le teorizza. Basta con i convegni imbalsamati in cui ci si picca di parlare di innovazione e comunicazione senza nemmeno un laptop sul tavolo. Basta con le teorie e le belle parole lontane anni luce dalla concretezza del mondo reale, un mondo di cui internet è decisamente e  irrevocabilmente parte integrante.

Ecco, è questo per me il motivo più importante per cui dovreste passare da lì questo fine settimana.

E se non potete… bè, c’è sempre la vostra social media reporter a seguirlo per voi.

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Escaping Brains – La ricerca fraintesa

Di mia sorella, che è ricercatrice, ho scritto già tempo fa. Che ne sono orgogliosa lo sanno tutti, lei per prima; è andata avanti come un treno fin dall’università e si è conquistata ogni singolo grammo del contratto di assunzione a tempo indeterminato che finalmente è riuscita a ottenere.

Del fatto che la maggior parte dei ricercatori passa la maggior parte della propria vita annaspando nel precariato e della fuga dei cervelli non c’è bisogno che ne parli. Lo sapete già.

Tantomeno sprecherò parole per l’inqualificabile spot di Intesa Sanpaolo (che a quanto pare ha rimosso da youtube, ma di cui si continua a parlare). Spot che millanta un futuro professionale per i ricercatori che – pensa te – deciderebbero di tornare in Italia per inseguire i propri sogni: un lavoro decente nel proprio paese.

E quindi? Di cosa parlo?
Di niente. Vi faccio vedere un video. Me lo ha appena segnalato Claudia e mi ha chiesto di diffonderlo. E io lo faccio.
Lo fate anche voi?

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