Archivi categoria: Cose belle che succedono

There’s so many different places to call home [This Fire Grows Higher]

tra le tante cose belle che internet ha portato nella mia vita

[un po' a caso, vediamo... amici, un amore, il lavoro che faccio, quelli che vorrei fare, qualche flirt divertente, compagni di viaggio, coinquiline, consigli per le vacanze, aiuti per i traslochi, compratori di mobili, gente mai vista prima con cui passare bellissime serate, ricette, scarpe, una nuvola piena di libri e di musica, un sacco - un sacco - di risate...]

probabilmente una delle più divertenti, non previste e assolutamente adorabili che mi vengono in mente oggi è su Friendfeed e si chiama Guitar contest. Competizione a cui partecipo con l’allegra spensieratezza di chi non capisce un piffero di musica e sceglie i suoi pezzi in base a umore del giorno, ricordi, emozioni.

Intanto ieri ho vinto la mia prima sfida, però. Con questa qui

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Tutto in un’ora

Flowers

Spalanco le finestre, accendo la radio (o la mia playlist preferita), scaldo in fretta qualcosa che ho già preparato al mattino prima di uscire, canticchio, mangio leggendo riviste dal tablet, prendo il caffè sul divano (da quando mi ricordo della cialda, va meglio).

E poi esco sul ballatoio e fumo una sigaretta. E, giorno dopo giorno, vedo sbocciare il glicine, guardo un papà che in cortile insegna alla sua bambina come lanciare un aeroplanino di carta, conto i treni passare mentre Isotta annusa l’aria intorno, ascolto di sfuggita tv accese e telefonate che escono dalle altre finestre aperte.

Poi monto in bicicletta e torno in ufficio.

Da quando è arrivata la primavera la mia pausa pranzo è differente.

*

[No, quelli lì sopra non sono fiori del glicine, lo so. Dategli il tempo di fiorire, poi arriva anche lui]

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enjoy the silence

All’una circa della notte scorsa, se un piccione (o un u.f.o.) fosse passato volando sopra il mio lucernario avrebbe visto una stanza buia e due sciroccate dentro un letto, con un auricolare a testa infilato nell’orecchio davanti a un tablet acceso.

Le avrebbe viste ridere e cantare e ballare agitando le mani e la testa. In silenzio.

Ogni tanto quella delle due che agitava troppo la testa dava capocciate al muro e chiamava in causa diversi santi. In silenzio.

Dentro le cuffie intanto Dave faceva quello che tanto bene gli riesce: farmi venire le farfalle nello stomaco*.

* (o sarà la primavera, invece? o sarà colpa tua, invece?)

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“Per tutto questo tempo, ogni giorno”. (Post scriptum, L’Aquila, un video)

Ragazzo,
è passato tanto tempo dall’ultima volta e sono felice che tu abbia trovato questa mia lettera.
Ti parlo come fossi tua madre. Ti trovo cambiato, distante, ma è giusto così.
Sono cambiata anche io e, ultimamente, sono un po’ giù. Ma non spaventarti, mi passerà. In fondo ho la pelle dura, lo sai. E questo silenzio comincia quasi a piacermi.

Tu, piuttosto, come stai? è bello rivederti.

Una cosa importante ci tenevo a dirtela: per tutto questo tempo, ogni giorno, ho combattuto la ruggine anche per te.

Che pazienza che hai ad ascoltare le parole patetiche di questa vecchia che dovrebbe consolare te.
Mi fai tenerezza. Se ti vedessi da fuori, con quella giacca… travestito da duro. Cosa pretendevi, cosa speravi di trovare?

Dentro ho conservato quel poco che mi hai lasciato. Lo rivuoi indietro? Lo rivuoi?

Ascoltami.

Perdonami, se ho usato troppe parole per non dire niente. Ma raccontarti quello che mi è successo è difficile. Forse è impossibile.

Post scriptum: è umano fare l’errore di credere che qualcosa possa essere immortale.

Questi ragazzi hanno realizzato un racconto straordinario. Grazie.

E come sempre, grazie a Massimo

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