Archivi categoria: Corsi,ricorsi,ricorrenze

“la testa pesante sotto gli scarponi” (non è necessariamente un male)

A volte le parole sono importanti, e quelle che scrive Francesco per me lo sono spesso, e parecchio.

Auro dice che sono tristi. E ha ragione. Ma alcune no, alcune sono semplicemente vere

[e poi, suvvia, come faccio a non amare uno che ha scritto una cosa che si chiama Due apparecchi cosmici per la trasformazione del cibo?]

Comunque, questa è la canzone di oggi. Perché parla dei casi ciclici e delle cose che ritornano e del saper pensare e del saper essere pazzi e del saper decidere. E del non farsi male.

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[non vorrei dirlo ma mi sa che Francesco se la batte addirittura con Ivano per numero di citazioni qui sul blog. Il prossimo giorno di noia li conto]

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“Dentro ho conservato quel poco che mi hai lasciato”

Stanotte vado a dormire stanca, piena di grigio e di pioggia, ma con un arcobaleno dentro. Stanotte vado a dormire con il sorriso di Fran, i riccioli di Enea, la pizza di Marvin e gli abbracci dei miei amici.
Mi metto sotto le coperte e insieme a me ci sono Fabiana, Clara, Francesca, Andrea, Federica, Alessandro, Alessia, Simona, Piergiorgio, Massimo e non so più quanti altri. E poi le montagne e le macerie, il vino e le grate, le fiaccole e il vento, i portici e le finestre, che non si aprono più. Da quattro anni.

post scriptum

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#bruttepersone (senza averlo deciso prima)

31 marzo, Rocca di Cambio, interno giorno. Colazione di Pasqua. Tredici persone a tavola.

Mio cugino introduce una variante inaspettata nel convivio.

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FABIO (a MARCO, 5 anni)

 Adesso diciamo la preghiera, va bene? tu cominci con il Padre Nostro e noi ti veniamo dietro.

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FAMIGLIA

Sì, dài Marco!

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MAURA E FEDERICA

speechless

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MARCO

padre nostro (eccetera…)

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FAMIGLIA

eccetera eccetera…

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MAURA E FEDERICA

[versano il vino]

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MARCO

Amen

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FAMIGLIA

Amen

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MAURA E FEDERICA

[si guardano]

Bazinga.

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della mattina del lunedì di pasquetta

della mattina del lunedì di pasquetta dello scorso anno ho un ricordo di una nitidezza devastante.

Un treno che entra in stazione alle 6:50 del mattino, piazza Duca d’Aosta deserta, aria fresca, nemmeno un tram all’orizzonte. La voglia di camminare, con il sole che cominciava a spuntare da un cielo un po’ dubbioso.

La fame nera e il bisogno disperato di andare in bagno, la voglia di una colazione fatta bene, e la camminata zaino in spalla. Ho camminato fino a corso Buenos Aires, prima di trovare un cazzo di bar aperto, l’unico in una città completamente in vacanza. La corsa al bagno, il cappuccino e gli sguardi curiosi dei baristi, c’ero solo io.

Quella mattina avevo un sorriso latente, un viaggio nella testa e una lunga serie di messaggi nel telefonino a proposito di parate e previsioni meteo e scarpe comode. Così tante cose a cui pensare e non erano nemmeno le otto del mattino. Non avevo nemmeno fatto una doccia.

Nel lunedì di pasquetta 2013, alle 6:50 del mattino sarò addormentata in un letto a 1435 metri sul livello del mare. Niente viaggi all’orizzonte, escluso quello – notturno, di nuovo – che mi riporterà a Milano domani.

Ma lo so già che la Stazione Centrale non sarà assopita come quel lunedì lì. La piazza sarà piena di gente, i bar aperti e rumorosi e io avrò fretta di correre a farmi quella famosa doccia, per poi correre in ufficio.

E i messaggi… bè, mi sa tanto che, se ci fosse Paola, mi direbbe “Maura, mangia pure tranquilla”.

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