della mattina del lunedì di pasquetta dello scorso anno ho un ricordo di una nitidezza devastante.
Un treno che entra in stazione alle 6:50 del mattino, piazza Duca d’Aosta deserta, aria fresca, nemmeno un tram all’orizzonte. La voglia di camminare, con il sole che cominciava a spuntare da un cielo un po’ dubbioso.
La fame nera e il bisogno disperato di andare in bagno, la voglia di una colazione fatta bene, e la camminata zaino in spalla. Ho camminato fino a corso Buenos Aires, prima di trovare un cazzo di bar aperto, l’unico in una città completamente in vacanza. La corsa al bagno, il cappuccino e gli sguardi curiosi dei baristi, c’ero solo io.
Quella mattina avevo un sorriso latente, un viaggio nella testa e una lunga serie di messaggi nel telefonino a proposito di parate e previsioni meteo e scarpe comode. Così tante cose a cui pensare e non erano nemmeno le otto del mattino. Non avevo nemmeno fatto una doccia.
Nel lunedì di pasquetta 2013, alle 6:50 del mattino sarò addormentata in un letto a 1435 metri sul livello del mare. Niente viaggi all’orizzonte, escluso quello – notturno, di nuovo – che mi riporterà a Milano domani.
Ma lo so già che la Stazione Centrale non sarà assopita come quel lunedì lì. La piazza sarà piena di gente, i bar aperti e rumorosi e io avrò fretta di correre a farmi quella famosa doccia, per poi correre in ufficio.
E i messaggi… bè, mi sa tanto che, se ci fosse Paola, mi direbbe “Maura, mangia pure tranquilla”.