forma e sostanza

A guardare i miei documenti, dell’Aquila non c’è traccia. Nata a Roma, residente a Milano: formalmente, sono la prima “milanese” ad aver firmato per la proposta di legge di iniziativa popolare, nel tendone di Piazza Duomo la mattina del 20 novembre 2010. Formalmente, sono una dei tanti che hanno deciso di venire da lontano per portare il proprio sostegno alla città e all’iniziativa, per la manifestazione.

Per quello che sono in sostanza, per quello che significa ogni volta tornare all’Aquila (sapendo di poterci stare solo una manciata di ore), per quello che è successo sabato, le parole non le trovo più da un pezzo. Le ha prese tutte Massimo (che ho avuto finalmente il piacere di incontrare, e non poteva esserci occasione migliore!) e quindi le lascio a lui, molto più bravo di me.

Qui ci trovate solo qualche foto e pensieri sparsi. Avvertenza: si potrebbe scadere nel sentimentale.

Fucecchio. In partenza per L'Aquila con l'alba negli occhi.

Fucecchio. In partenza per L'Aquila con l'alba negli occhi.

Ci mettiamo in macchina alle sette del mattino, in quattro. Io e Fabiana abbiamo gli occhi che luccicano, sarà il sonno, sarà la pioggia…

Nel portabagagli ombrelli, panini e bibite… perché non vogliamo perdere tempo a mangiare da qualche parte (e dove poi?).

In borsa cappelli, guanti e macchine fotografiche. E poi le chiavi di casa di Fabiana e l’atto di proprietà: c’è da entrare in zona rossa e recuperare ancora qualche cosa. I militi saranno tutti in zona manifestazione, ma vai a sapere se non ce n’è proprio uno che ti rompe il cazzo proprio lì dove devi andare.

la strada verso il cuore della cittàNaturalmente non c’è nessuno.

Io in zona rossa non è che ci sia andata tante volte: non ho diritto, visto che la casa dei miei non è in centro. La zona rossa la conosco dalle foto, esattamente come tutti quelli che all’Aquila non ci hanno mai messo piede. Sono di quelle che si aggrappano alle grate mentre i turisti delle macerie passeggiano per il corso, cercando di cogliere gli avanzi dei vicoletti che mi sono proibiti.

La casa di Fabiana, quella casa meravigliosa, quella sì che è in zona rossa. E per fortuna c’è ancora, sebbene si faccia fatica a chiamare ancora palazzo quella strana struttura di legno e ferri, senza soffitti e senza cucina.

Il silenzio è totale, alzo lo sguardo e mi ritrovo a pensare “che piastrelle graziose” mentre osservo file di bagni ormai esposti alla vista, penzolanti di rubinetti. Al balcone di casa di Fabiana hanno tagliato l’inferriata, per far passare il pianoforte. Quello di sotto invece ha perso direttamente il fondo.

Rido guardando Piero e Alfonso che ripiegano diligentemente una trapunta, appena recuperata, nella cornice delle impalcature. Vorrei averli fotografati.

La seconda tappa è il centro, quello che si può camminare.

Clara ci aspetta ai Quattro cantoni: il luogo per eccellenza dei nostri appuntamenti di anni e anni. Andiamo in Piazza a firmare, ma solo dopo che mi hanno promesso di portarmi al Boss.

Ho insistito, forse sono stata anche petulante, ma io ci tenevo davvero. Perché quella cantina io avevo cominciato a perdermela già da un po’.

Una volta lasciata L’Aquila, riuscivo a tornare in città soltanto durante le feste comandate: natale, pasqua, ferragosto. Quando Ju Boss è chiuso. La nostalgia quindi me la portavo dietro già da tre anni, prima ancora del terremoto.

Quando ho realizzato che era aperto, lì a due passi, non ho voluto sentire ragioni e ho avuto il mio bicchiere di montepulciano d’abruzzo. 15 gradi a stomaco vuoto, praticamente una sberla in piena faccia.

Il vino si chiama Binomio ed è favoloso, comunque. Così, tanto per dirvelo.

Il resto è la manifestazione, di cui forse avete udito, letto, saputo. Forse no, chi lo sa. Ancora mi chiedo, ogni volta, se il rumore che facciamo riesce ad arrivare lì dove siete voi.

Il resto è la pioggia, i fischietti e le pozzanghere. E gli abbracci bagnati scambiati al di sotto degli ombrelli. Uno striscione steso lì dove non si potrebbe stare, il corteo che entra dove non si potrebbe entrare: siamo così tanti che il loro percorso transennato non potrebbe proprio contenerci.

Il mio ultimo sguardo sulla città è una sigaretta fumata sotto gli ombrelli, un circolo di amici che si saluta ai Quattro Cantoni, le luci dei soli due bar aperti, e tanta gente. Così tanta che per un momento l’illusione di essere in una tranquilla, piovosa, solita serata di vasche aquilane è talmente forte da far barcollare.

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One thought on “forma e sostanza

  1. bt scrive:

    piccola maura…non sei sentimentale…sei vera…l’illusione o la consapevolezza di avere un posto da qualche parte ancora in cui sentirsi a casa, a volte fa barcollare…anche me…

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