In merito all’accusa formulata per i membri della Commissione Grandi Rischi, per il momento ho da dire solo una cosa. Voglio prima capire bene, leggere – se possibile – gli atti concreti e non le dichiarazioni sui giornali, aspettare che si chiariscano le cose.
Questa è solo una dichiarazione “di pancia”, ma la devo dire.
Se davvero il Procuratore della Repubblica dell’Aquila Rossini ha dichiarato: “Non si tratta di un mancato allarme, l’allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case”.
E se davvero è questo il nodo del capo di imputazione [e non l'aver consapevolmente sottovalutato il rischio, e non l'aver tralasciato volontariamente di predisporre piani di intervento in caso di emergenza, e non l'essersi rifiutati di parlare in modo chiaro e utile ai cittadini, e non...]
allora il Procuratore della Repubblica dell’Aquila Rossini ha perso un’ottima occasione per stare zitto. E soprattutto ha sprecato l’opportunità di portare avanti un’indagine seria, libera da preconcetti e da strumentalizzazioni, per accertare davvero quali siano le reali responsabilità, le mancanze, il dolo e la sciatteria professionale di persone che ancora si permettono di andare in giro a testa alta.
Perché ha offerto loro su un piatto d’argento la più ovvia, la più banale e la più odiosa (nella sua verità) delle scuse da ribattere: i terremoti non si possono prevedere.