voleva essere una recensione (e pure doppia)

There must have been a time, in the beginning, when we could have said  – no. But somehow we missed it

Rosencrantz and Guildenstern are dead – Tom Stoppard

C’è sempre un momento, nella vita di ognuno, in cui un sì o un no, una scelta fatta o mancata, possono condizionare l’intera esistenza.

Non so a voi, ma a me basta scavare un po’ per trovare dei momenti precisi, degli episodi da cui derivano tante delle direzioni che ho preso,  le paure, gli ideali, i desideri che hanno dato forma al mio essere.

Ora, ad esempio, ne vedo chiaramente almeno un paio. In uno ci sono due bambine e un divano, nell’altro una cena improbabile e un uomo dal pessimo tempismo. Le conseguenze hanno a che fare con un certo senso di colpa tenace e rampicante, e con un totale ribaltamento di prospettive “sentimentali” che ancora mi porto dietro.

Ultimamente due splendide letture mi hanno stimolato questi profondi pensieri sulla vita. Quindi date pure la colpa ai loro autori: si chiamano Ian McEwan e Gianni Gipi Pacinotti.

Chesil beach è un racconto lungo una notte e profondo una vita: Inghilterra anni ’60, tremori e pudori, ansie di scoperta e rigide convenzioni, musica classica e case di campagna. E due persone che si sfasciano tra le lenzuola della prima notte di nozze.

LMVDM è un romanzo a fumetti che il pudore non sa nemmeno dove sta di casa: traumi e malattie, piselli e adolescenza, campi di maria ed esperimenti alchemici, rabbia di vivere e dolore di ricordare, bracciate su un mare bianco. E un uomo che più a nudo di così proprio non poteva mettersi.

A colpi di brutale franchezza mi hanno strapazzato il gozzo fino a farmi venire il groppo. Mi hanno lasciata lì a chiedermi, in bilico tra smorfia e risata:  “ma quando mai gliel’ho raccontato IO quello che c’è lì, proprio in fondo in fondo?  Come diavolo fanno a parlare così bene proprio di ME?”.

E soprattutto mi hanno ricordato quanto possano essere tenaci le conseguenze di una mancata scelta, dell’ostinato rifiuto ad aprirsi con gli altri, ma prima di tutto con se stessi. Ogni tanto ci serve.

Sono stata pesante, lo so.

In fondo domani è il mio compleanno.





PS: ecco un altro pezzetto del film…che pure lui ha segnato un punto di svolta nella vita di Maura, a modo suo

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2 thoughts on “voleva essere una recensione (e pure doppia)

  1. Elesole scrive:

    Come dice un saggio amico che anche tu conosci meglio un rimorso che un rimpianto, il rimorso ha a che fare con una scelta compiuta, è assunzione di responsabilità, è cosa per adulti.
    Il rimpianto ha a che fare con la mancata azione, con l’immobilismo o peggio con la fuga di fronte alla scelta, è cosa per bambini, che per loro scelgono sempre gli altri.
    Buone cose amica mia :)

  2. sindromedisnoopy scrive:

    Saggio davvero l’amico…Però com’è difficile, certe volte, fare pace con il bambino che siamo stati (anche quando bambini non eravamo più).

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