Avvertenza: questo è un attacco di nostalgia (deve essere il natale che si avvicina, insieme agli anni che sto per compiere).
Ricordo e rifletto.
Se penso a una, una sola ragione per la quale possa valere la pena nominare l’inutilenomediddio senza farsi venire l’orticaria…bè, quella ragione potrebbe essere cantare un gospel in un coro polifonico.
Plenty good room (on the glory train) era il cavallo di battaglia del mio coro. Sognavamo di poterla eseguire con un organico di cento voci. Di dare un senso a quelle toghe universitarie che indossavamo, agitandoci e battendo le mani come se fossimo nella messa di James Brown in The Blues Brothers.
Invece ci chiedevano di essere compiti e coerenti con l’istituzione che rappresentavamo… ma quando arrivava il momento di Plenty non c’era verso: cominciavamo a ondeggiare “come un palmizio davanti a un mare venerato“. Eravamo pochi e male assortiti, ma cantavamo di cuore, con il sorriso.
Questa versione, ovviamente, è molto meglio. Ma è anche la prova che non servono affatto cento voci per smuovere le viscere.
Basta metterci il cuore, avere in tasca il biglietto giusto e sapere bene dove vuoi arrivare.
Che post tenerrimo :)
felice che ti piaccia, bianconiglio! ;-)
[...] effetti, non ci pensavo da almeno 3 anni] Share this:Like this:LikeBe the first to like this [...]